Europa centrale, c'è una vita dopo l'adesione

Articolo pubblicato il 01 luglio 2005
Articolo pubblicato il 01 luglio 2005

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Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, fondatrici del Gruppo di Visegrad, sono ora davanti a un bivio: continuare a guardare all’Europa o cominciare a guardarsi dentro?

L’unione fa la forza. Tale potrebbe essere il motto del Gruppo di Visegrad, l’organizzazione regionale che unisce Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Ma, una volta entrati nell’Unione Europea con l’allargamento del 1° maggio 2004, quali obiettivi possono realisticamente porsi questi Paesi?

Non solo Ue

Nonostante un passato fatto anche di screzi, dall’Impero Ungherese fino alla scissione della Cecoslovacchia nel 1993, sembra che oggi la maggior parte delle relative popolazioni abbia intenzione di mantenere stretti i rapporti fra i quattro paesi. Zoltán Varocsi, uno studente ungherese intervistato da café babel, considera «necessario rafforzare la cooperazione regionale in più aree. E’ a questo che serve il Gruppo di Visegrad che potrebbe diventare una organizzazione regionale di importanza pari al Consiglio degli Stati del Mar Baltico o al Consiglio degli Stati del Nord». Ma questa cooperazione, che fino ad ora ha avuto come obbiettivo il prestigio internazionale dei quattro Stati membri, deve diventare più focalizzata verso la cooperazione interna. Come affermato da Agniezka Lipczinski, una studentessa polacca, «gli sforzi comuni per entrare nelle organizzazioni europee e transatlantiche hanno ripagato [con l’ingresso del Gruppo di Visegrad nella Ue e nella Nato] e ora l’attenzione dovrebbe essere maggiormente rivolta verso questioni di politica interna.»

E la società civile?

In molti all’interno del Gruppo di Visegrad condividono tale osservazione e credono che la strada giusta per mantenere il rapporto speciale presente fra i quattro paesi sia una cooperazione a livello regionale e locale. Un’area molto importante, dove vi sono stati notevoli sviluppi, è il settore delle organizzazioni non-governative, in particolare in ambito di politiche giovanili. Ad esempio, la Visegrad Youth Conference di quest’anno, che si è tenuta a Varsavia dal 19 al 24 aprile, ha portato alla creazione della Visegrad Youth Association, una associazione internazionale composta da organizzazioni giovanili provenenti da Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Polonia. Gli obiettivi principali di questa nuova associazione sono di migliorare il ruolo e il coinvolgimento della società civile nella vita pubblica, di sviluppare la cooperazione internazionale tra le quattro nazioni di Visegrad e di promuovere la formazione e lo sviluppo dei giovani.

La Costituzione divide

Sebbene progetti di questo tipo incentivino la collaborazione tra i paesi di Visegrad, le loro posizioni ufficiali in materia d’Europa sono spesso divergenti. L’esempio più recente è l’atteggiamento dei vari parlamenti nei confronti del progetto di Costituzione europea. Mentre i parlamenti dell’Ungheria e della Slovacchia l’hanno ratificata con larga maggioranza (304 voti contro nove in Ungheria), le opinioni dei deputati in Repubblica Ceca e in Polonia, dove erano stati programmati dei referendum, erano maggiormente contrastanti. La gente comune era, comunque, divisa e mal-informata in tutti e quattro i paesi esattamente come negli altri Stati europei; i paesi di Visegrad non si sono dunque distinti dagli altri Stati membri su questa questione. Secondo Agniezka, “ci sono molti malintesi che trovano origine nella mancanza d’informazione”. Tale condizione, come indicato dallo studente slovacco Peter Dolák, “congiuntamente all’attuale nazionalismo, alimenta lo scetticismo nei confronti della Costituzione europea”

Mettendo da parte la Costituzione, la base comune costruita sin dal 1991 non è in discussione e il desiderio diffuso di rafforzare la collaborazione indica che difficilmente vedremo la fine della produttiva relazione del Gruppo di Visegrad. È tuttavia importante sottolineare che qualunque direzione prenda la futura cooperazione dei quattro Stati, sarà nel quadro dell’Unione europea. L’ingresso nell’Ue rappresenta infatti il più grande traguardo raggiunto finora.