Europa 2020 o 0/20?

Articolo pubblicato il 22 marzo 2014
Articolo pubblicato il 22 marzo 2014

Il Consiglio europeo del 20 e del 21 marzo 2014 è stato l’occasione per valutare, a quasi metà strada, la strategia EU2020, ma siamo ancora molto lontani dall’obiettivo!

EU2020 è la strategia della Commissione europea per il decennio 2010-2020. Gli obiettivi principali sono, tra l’altro, molto ambiziosi: lavoro per il 75% della popolazione tra i 20 e i 64 anni, riduzione del 20% dell’emissione di gas ad effetto serra  rispetto al 1990, utilizzo di energia prodotta da fonti rinnovabili sino al 20%, aumento del 20% dell’efficienza energetica e, soprattutto, 20 milioni di persone in meno colpite o minacciate dalla povertà e dall’esclusione sociale.  

2014, siamo quasi a metà strada e gli obiettivi da raggiungere sono ancora lontani. «Per raggiungere un tasso occupazionale del 75% della popolazione restano ancora 16 milioni di uomini e donne in tutta l’Unione Europea», dichiara Manuel Barroso giovedì mattina, durante la conferenza stampa del vertice sociale trilaterale. Secondo Bernadette Segol, presidente della CES (Confederazione Europea dei Sindacati) la politica dell’austerity non permette di raggiungere gli obiettivi: «gli obiettivi 2020 non sono stati raggiunti e non saranno raggiunti se si continuano ad applicare le disposizioni del semestre europeo: l’aumento della disoccupazione, l’aumento della precarietà e l’abbassamento delle prestazioni sociali non conciliano con gli obiettivi EU2020».

Secondo le previsioni del Comitato Direttivo della strategia EU2020, lo scarto in termini di obiettivo del numero di lavoratori con un impiego nel 2020 in ogni Stato membro è considerevole. La frattura tra i Paesi del Nord e quelli del Sud e dell’Est continuerà ad accentuarsi.  

Per quanto riguarda la povertà e l’esclusione sociale, secondo uno studio del Comitato Direttivo, basato su tre diversi criteri di valutazione del rischio di povertà o di esclusione sociale (persone a rischio di povertà economica, gravemente prive di beni materiali e disoccupate), nel 2012, sono 124.2 milioni nell’UE le persone a rischio povertà ed esclusione sociale.

Invece, Herman Von Rompuy sottolinea che alcuni sforzi sono stati fatti a proposito delle emissioni di carbonio e del livello di utilizzo delle energie rinnovabili. Per quanto riguarda le prime, la diminuzione dell’attività industriale dell’UE per via della crisi è una delle spiegazioni. Per quanto riguarda la seconda, niente di buono lascia presagire la dichiarazione di Beyrer, Direttore Generale di Bussiness Europe (un’organizzazione di datori di lavoro), relativa alla questione energetica in Europa: «è giunto il momento per alcuni Paesi di rivedere le loro posizioni sull’estrazione del gas di scisto».

La crisi economica e la politica dell’austerity hanno fortemente colpito la buona gestione di questa strategia. Ma non sono le uniche ragioni. Difatti, le istituzioni europee e gli Stati membri sembrano non trarre insegnamento dal fallimento del piano di Lisbona. Il metodo impiegato resta lo stesso: un governo tecnocratico e una società civile mediocremente partecipe e in modo non adeguato, il che favorisce la perdita di fiducia da parte dei cittadini nei confronti dell’Unione Europea. A due mesi dalle elezioni europee è un problema cruciale.

Due giorni prima dell’inizio del Consiglio, martedì 18 marzo 2014, in occasione della giornata europea della società civile organizzata dal Comitato Europeo Economico e Sociale, le raccomandazioni principali sottolineavano l’importanza di coinvolgere al 100% la società civile nella gestione della strategia EU2020, preparando lo zoccolo duro della democrazia.

Barroso ha annunciato di rivedere la strategia EU2020 consultando le parti sociali. Una grande conferenza europea consacrata al rilancio della strategia si terrà il 3 e il 4 dicembre 2014 a Roma. Secondo Stefano Palmieri, Presidente del Comitato Direttivo della strategia EU2020 in seno al Comitato Europeo Economico e Sociale «questo rilancio si potrà fare solo se in accordo con le parti sociali e la società civile».