Euromed: un fallimento economico?

Articolo pubblicato il 28 novembre 2005
Articolo pubblicato il 28 novembre 2005

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Tra diminuzione degli scambi commerciali e persistenza di politiche protezionistiche, i Paesi del Mediterraneo meridionale non sembrano aver realmente beneficiato degli accordi con l’Ue.

Il processo di Barcellona, altrimenti noto come Partenariato Euromed, è stato promosso dieci anni fa con lo scopo di gettare le basi di un nuovo rapporto regionale tra l’Ue e i dieci stati firmatari, che vanno dall’Africa settentrionale al Medioriente mediterraneo. L’obiettivo era tra i più ambiziosi: la creazione di una zona di libero mercato tra le due rive del Mediterraneo entro il 2010.

Un incedere lento

Come sono dunque andate le cose per l’Euromed? Secondo Christian Leffler, Direttore, in seno alla Commissione Europea, della regione mediterranea mediorientale e meridionale, il processo può essere paragonato ad una «affidabile auto familiare» che può talvolta «spegnersi o perfino rompersi, ma continua ad andare avanti». Un segno davvero efficace, se persino l’Ue si allontana dal suo tipico linguaggio ispirato ed da suo abituale entusiasmo per paragonare una politica a una vettura familiare.

Anche la valutazione espressa da giornalisti, membri di lobby ed accademici è piuttosto tiepida, e non si possono certo biasimare, visto che in dieci anni di partnership il gap economico tra l’Ue e i Paesi del Mediterraneo meridionale è rimasto pressoché invariato. I principali critici dell’Euromed affermano che la contenuta liberalizzazione economica abbia fatto troppo poco per fornire benefici ai Paesi del Mediterraneo meridionale, il cui Pil rappresenta solo il 18% di quello dei Paesi dell’Ue.

L’associazione Amici della Terra-Medioriente (Foeme) sottolinea l’importanza dell’agricoltura per le economie del Mediterraneo meridionale: queste ultime, infatti, non sono garantite dagli stessi liberi accordi commerciali che sono offerti per commerciare prodotti finiti. Sia la Foeme che Oxfam International criticano le politiche del partenariato Euromed verso il commercio agricolo come ad hoc, affermando che la riluttanza mostrata dall’Ue nel permettere ai Paesi del Mediterraneo del Sud di competere con gli agricoltori europei rappresenta una delle maggiori debolezze dell’accordo di Barcellona.

Povertà agevolata

In realtà, la maggior parte dei prodotti agricoli provenienti da questi paesi che offrano una convenienza rispetto a quelli dell’Ue sono soggetti alle restrizioni della Politica agricola comune (Pac) comunitaria. Le tariffe commerciali di frutta e verdura variano in rapporto al prodotto o alla stagione, mentre tariffazioni maggiori vengono imposte quando i prodotti importati entrano in competizione con i prodotti locali. Nel caso dell’olio d’oliva i Paesi del Mediterraneo meridionale potrebbero competere con i prodotti europei, se non fosse per i 2,3 miliardi di euro che i produttori europei di olio d’oliva ricevono ogni anno grazie alla Pac. Sfortunatamente, data la continua dura lotta tra la Commissione Europea e gli stati membri dell'Ue sulle tariffe commerciali e la Pac, sembra che questo aspetto del partenariato Euromed resterà invariato.

Ma i problemi non si esauriscono negli aspetti agricoli. Il processo di Barcellona ha avuto scarso impatto anche nelle aree del commercio e degli investimenti diretti esteri (ide). Per quanto riguarda il commercio, tra il 1995 e il 2003 la quota dell’Ue nel totale delle importazioni ed esportazioni dei suoi partner mediterranei è calata. L’ammontare degli ide è perfino meno incoraggiante, considerando che nel 2003 il valore cumulato di tutti e dieci i Paesi del Mediterraneo del Sud è stato uguale a quello del 1990. Ancora più scioccante è che questo valore cumulato sia solo leggermente superiore a quello della sola Polonia in quello stesso anno.

Aiuti per l’Est europeo

Questa statistica porta ad un’altra critica verso il processo di Barcellona, stavolta da parte dei leader dei dieci Paesi in questione. I quali pensano che l’Ue lasci spazio al declino dell’Euromed per concentrare gli sforzi sull'allargamento verso Est dell'Unione. Sotto molti punti di vista le loro critiche sono giustificate, in quanto l’Ue dedica effettivamente la maggior parte dei sussidi tecnici e finanziari ai futuri nuovi paesi membri. Fino al 2003 l’Europa stanziava 545 euro pro capite all’anno per i Paesi candidati all'adesione, contro i 14 euro pro capite all’anno per i Paesi del Mediterraneo meridionale. Al culmine di questo sbilancio di sussidi, i nuovi membri hanno diminuito il bisogno di commercio con alcuni Paesi del bacino meridionale del Mediterraneo con il risultato che le esportazioni egiziane di prodotti agricoli verso l’Ue hanno subito un fortissimo rallentamento.

Quale sarà quindi il futuro del partenariato Euromed? Sempre tramite un progetto, l'Ue sta ora scommettendo sulla Politica europea di vicinato (Pev) quale strumento in grado di ravvivare il processo di Barcellona. Nel 2004 l’Ue ha offerto ai suoi vicini la possibilità di firmare accordi rientranti in tale Politica, incrementando così la cooperazione bilaterale tra i paesi coinvolti e l’Ue. Dal momento che tutti i Paesi dell’area mediterranea meridionale (con l’unica eccezione della Turchia, che è ora candidata all’ingresso nell’Ue), hanno firmato piani d’azione Pev, la Commissione Europea spera che queste politiche bilaterali coagiscano con la partnership multilaterale Euromed per creare delle relazioni regionali più forti.

Se questa non è una garanzia del futuro successo del processo di Barcellona, si può esser certi del fatto che la Commissione ha lanciato un programma quinquennale di lavoro, stabilendo come raggiungere gli obiettivi fissati dall’Euromed. Un progetto quinquennale... in bocca al lupo.