Euromaidan: "La Russia interverrà militarmente in Ucraina"

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2014
Articolo pubblicato il 19 febbraio 2014

Ab­bia­mo in­con­tra­to Na­ta­lia Pa­ster­nakIryna Ly­sto­pad, ri­spet­ti­va­men­te pre­si­den­te e vice pre­si­den­te dell’Eu­ro­mai­dan a Parigi. Criticano i media francesi, l'immagine della protesta veicolata in Occidente e sostengono che un intervento militare russo in Ucraina sia alle porte. 

Cafébabel: Quale è stato il ruolo dei media francesi in rapporto all'attuale situazione ucraina?

Natalia Pasternak: I giornali in Francia non hanno fatto sentire subito la loro voce, i media e la classe dirigente francese hanno mostrato interesse solo dopo aver visto sangue e violenza. Questo atteggiamento è dovuto a un disconoscimento non trascurabile verso l'Ucraina in generale. Oggi, non si tratta più di una semplice divisione tra Ucraina dell’est e Ucraina dell’ovest, ma l’Occidente non se ne rende conto perché nel Paese non c'è nessun giornalista occidentale che può testimoniarlo. D'altro canto, ci sono sempre più persone in Francia che mostrano interesse verso l'Ucraina. Alcuni miei amici francesi e alcuni genitori dei compagni di scuola dei miei figli sono pronti a sostenere l'Ucraina. 

Iryna Lystopad: Al tempo stesso, ciò che frena la Francia è il suo radicato attaccamento culturale per la Russia. In più, l'ambasciata ucraina a Parigi diffonde la notizia che i manifestanti appartengono all'estrema destra. Ma non è così.

Ca­fé­ba­bel: In ef­fet­ti, i ma­ni­fe­stan­ti ven­go­no di­pin­ti dai media come dei mi­li­tan­ti di estre­ma de­stra... 

Na­ta­lia Pas­ter­nak: Sa­reb­be trop­po fa­ci­le. Dopo gli at­tac­chi del 19 gen­na­io, i media si sono fo­ca­liz­za­ti su un pic­co­lo grup­po di ma­ni­fe­stan­ti che, dopo 2 mesi di pro­te­ste, hanno lan­cia­to bombe mo­lo­tov con­tro la po­li­zia. Se fosse stato un grup­po di mag­gio­ran­za, di certo avreb­be agito con più vio­len­za. Gli at­tac­chi del 19 gen­na­io sono stati una pro­vo­ca­zio­ne po­li­ti­ca da parte della Rus­sia. Pu­tin co­no­sce l’Oc­ci­dente e nutre timori verso una deriva fa­sci­sta. Aza­rov (ex primo mi­nistro ucrai­no, ndr.) ha par­la­to di po­grom (som­mos­se po­po­la­ri an­ti­se­mi­te, ndr.) ri­chia­man­do alla me­mo­ria col­let­ti­va il fa­sci­smo della se­con­da guer­ra mon­dia­le. Tut­ta­via, c'è da no­ta­re che Putin ha posto Sta­lin su un pie­di­stal­lo, pre­sen­tan­do­lo come il sal­va­to­re dell'Eu­ropa

TRA MAFIA, COM­PRO­MES­SI E BLUFF

Ca­fé­ba­bel: Quin­di siete con­vin­te che Putin de­si­de­ri real­men­te an­net­te­re l'U­crai­na?

Na­ta­lia Pas­ter­nak: Non gli ba­ste­reb­be go­ver­na­re il Paese in­di­ret­ta­men­te. Sin­ce­ra­men­te penso che si trat­ter­rà fino alla fine dei gio­chi olim­pi­ci di So­chi. Poi, as­si­ste­re­mo quasi si­cu­ra­men­te a un in­ter­ven­to mi­li­ta­re russo in Ucrai­na. Non di­men­ti­chia­mo che i due paesi sono con­fi­nan­ti a est. Il presidente russo nutre interessi verso l'Ucraina soprattutto ora che la Cina sta diventando una potenza sullo scacchiere internazionale.

Ca­fé­ba­bel: In que­sto sce­na­rio, non sa­reb­be me­glio scen­de­re a un com­pro­mes­so prima che Putin in­ter­ven­ga?

Iryna Lys­to­pad: Ma quale com­pro­mes­so!? Le ma­ni­fe­sta­zio­ni sono scop­pia­te per­ché i cit­ta­di­ni non si fi­da­no più del go­ver­no. 

Ca­fé­ba­bel: Il go­ver­no ha ac­cet­ta­to di di­met­ter­si e abro­ga­re le leggi anti pro­te­sta. Cosa de­si­de­ra­te ot­te­ne­re di più?

Na­ta­lia Pas­ter­nak: È un bluff! Non vo­glia­mo solo l'a­bro­ga­zio­ne delle leggi anti pro­te­sta, ma anche il ri­spet­to dei di­rit­ti del­l'uo­mo e del cit­ta­di­no oltre al­l'a­bo­li­zio­ne della cor­ru­zio­ne. L'u­ni­ca stra­da da per­cor­re­re è rin­no­va­re l'in­te­ro go­ver­no. Solo se ci li­be­re­re­mo di que­sta mafia, l’Eu­ropa non sarà più un pro­ble­ma ma una real­tà con­cre­ta. 

Ca­fé­ba­bel: Cre­de­ ve­ra­men­te che que­ste siano le ri­ven­di­ca­zio­ni di tutti gli ucrai­ni, anche di quel­li che vi­vo­no nella parte più orien­ta­le della na­zio­ne?

Na­ta­lia Pas­ter­nak : Quan­do le pro­te­ste sono scop­pia­te, gli abi­tan­ti di Do­netsk e di Khar­kov (due città a est del Paese, ndr.) hanno par­te­ci­pa­to alle ma­ni­fe­sta­zio­ni met­ten­do in pe­ri­co­lo le loro vite. C'è una dif­fe­ren­za so­stan­zia­le con la Ri­vo­lu­zione aran­cio­ne, dove la scis­sio­ne era netta. L'u­ni­ca spac­ca­tu­ra è provocata dalla man­can­za di in­for­ma­zio­ne nel­l'e­st della na­zio­ne dove non ci sono media in­di­pen­den­ti. In più, lo spet­tro di Ho­lo­do­mor si fa sen­ti­re an­co­ra oggi e con­ti­nua a far paura. Nem­me­no chi abita nel­l'e­st del paese de­si­de­ra un riav­vi­ci­na­men­to alla Rus­sia o il ri­tor­no del­l'im­pe­ro so­vie­ti­co.

Cafébabel: In qualità di presidente del Comitato rappresentativo della comunità ucraina a Parigi, si dedica alla politica a tempo pieno?

Natalia Pasternak: No. Sono madre di famiglia da 12 anni e da 7 rappresento il Comitato della comunità ucraina a Parigi. Sono nata in Ucraina ma vivo in Francia. I miei nonni sono emigrati qua intorno al 1920. Mi sono impegnata attivamente solo a partire dal 2003, in occasione della commemorazione di Holodomor (la grande carestia che si abbatté sull'Ucraina nel 1932 e che causò tra i 3 e i 5 milioni di vittime, ndr.) e in seguito nella Rivoluzione arancione (movimento di protesta sorto in Ucraina all'indomani delle elezioni presidenziali del 2004ndr). Ero osservatrice elettorale internazionale alla seconda tornata delle elezioni (2004) mentre intorno a me infuriava la Rivoluzione. 

Cafébabel: Per quale motivo siete attive nell'organizzazione dell’Euromaidan a Parigi?

Iryna Lystopad: Attualmente sto facendo un dottorato in filosofia medievale all’École Pratique d’Hautes Etudes, quindi non è la politica il mio mestiere. All'Euromaidan France (movimento francese che sostiene le proteste ucraine pro europee, ndr.), partecipano ucraini espatriati che hanno a cuore il destino dell'Ucraina. La mia famiglia vive a Kiev, ma non sono sempre in strada a manifestare. Contrariamente a quanto pensano i francesi, i manifestanti continuano a vivere la loro vita e a lavorare. 

L'in­ter­vi­sta in ver­sio­ne in­te­gra­le è di­spo­ni­bi­le qua.