Eurocorps: verso un esercito europeo?

Articolo pubblicato il 25 maggio 2009
Articolo pubblicato il 25 maggio 2009
Strasburgo ospita il più europeo dei quartier generali: la sede dell’Eurocorps. Nato quindici anni fa, questo corpo d’armata è la sola organizzazione militare europea regolamentata da un trattato internazionale. L’Eurocorps, simbolo di una potente Europa della difesa? Nella capitale alsaziana i pareri sono divergenti.

Periferia sud di Strasburgo, quartiere Aubert de Vincelles: una grande area desolata, un cartello che indica “zona militare: accesso vietato”, poi una grande costruzione nella nebbia. Niente militari che fanno flessioni o ragazzoni muscolosi che si arrampicano su reti e muri scoscesi… La mia delusione svanisce quando all’ingresso mi trovo di fronte un ufficiale: parla francese con marcato accento straniero. Un’occhiata veloce allo stemma sulla sua spalla mi conferma che è spagnolo. Più avanti avrei incontrato un tedesco, un francese e un belga… Benvenuti nel quartier generale dell’Eurocorps: circa mille militari che conservano l’uniforme dei loro paesi d’origine, ma portano lo stesso berretto e usano l’inglese come lingua di lavoro.

Qualche mese fa le truppe si sono riunite per festeggiare i quindici anni del quartier generale: «Siamo il primo corpo militare multinazionale», precisa orgoglioso il colonnello Raúl Suevos, responsabile della comunicazione dell’Eurocorps. «Siamo stati dei pionieri da questo punto di vista». Il progetto è partito nel 1992 su iniziativa di Francia e Germania, a cui poi si sono aggiunti Belgio, Spagna e Lussemburgo: dal quel momento queste cinque sono le nazioni quadro del corpo d’armata. Successivamente sono entrate a farne parte anche Polonia, Austria, Grecia e Turchia. «Al momento siamo una forza in grado di mobilitare circa 60mila uomini» continua il colonnello. Le nuove reclute del 2009 sono Romania, Italia e… Stati Uniti.

L’ombra della Nato

L’Eurocorps sembrano la prova concreta dell’evoluzione della politica europea di sicurezza e difesa (Pesd). Il 5 giugno 2008 il Parlamento europeo ha adottato a larga maggioranza un testo che ha fatto diventare l’Eurocorps una forza permanente sotto il controllo dell’Unione e ha invitato tutti gli Stati membri a prendervi parte. Ma è stato il recente trattato di Strasburgo a conferirgli piena dignità, ufficializzandone lo status a livello internazionale. L’Europa della difesa comincerebbe dunque a prendere forma, facendo finalmente dimenticare il fallito progetto della Comunità europea di difesa (Ced) di sessanta anni fa. Secondo l’Eurobarometro del 2008, il 64% degli europei pensano che le decisioni in materia di difesa e politica estera andrebbero prese collegialmente. «Siamo forse il corpo con la capacità tecnica più avanzata», commenta il colonnello Suevos «uno dei pochi quartier generali catalogati come QG su cui la Nato può fare più affidamento». Ma anche se l’Eurocorps dimostra una capacità di reazione esemplare, conta davvero qualcosa dal punto di vista strategico? L’ombra degli Stati Uniti incombe sull’Europa della difesa e l’ingerenza della Nato negli affari europei fa sorgere qualche dubbio circa l’autonomia della politica di difesa comunitaria. L’obiettivo, tuttavia, non è quello di sostituirsi alla Nato, spiega il generale Pedro Pitarch, attualmente a capo dell’Eurocorps: «Nessuno mette in discussione l’utilità della Nato. Non si tratta di scegliere fra la politica di difesa europea e quella dell’Alleanza Atlantica . Sono complementari, non una contro l’altra». Il colonnello Suevos ribadisce: «Lavoriamo con la Nato, ma sono le nazioni quadro a prendere le decisioni». C’è ancora molta strada da fare per arrivare a un consenso europeo sulla Pesd. La Gran Bretagna rimane cauta: da grande forza militare qual è, fa fatica a immaginare un divorzio dal suo partner americano. Quindi non è entrata a far parte dell’Eurocorps.

Quelli che dicono no alla guerra

Ma i cittadini europei vogliono un’Europa militare? Sembra che i sondaggi lo confermino: secondo lo speciale Eurobarometro dedicato alle elezioni europee 2009, il 36% degli europei considera una priorità la creazione di una politica di sicurezza e difesa europea che permetta all’Ue di affrontare le crisi internazionali (più importante di una maggiore tutela dei consumatori e della sanità pubblica o della lotta contro i cambiamenti climatici). In un luogo un po’ più accogliente incontro invece Roger Strelbicki, Presidente dell’associazione del Movimento della Pace del Basso Reno. Nel risvolto della giacca porta una spilla a forma di colomba, a simboleggiare il suo impegno pacifista. Roger Strelbicki è contro l’industria bellica, contro l’Eurocorps e contro la Nato, che secondo lui sono«strumenti di guerra». È a favore dell’azzeramento della spesa militare, dalla scomparsa delle armi, del disarmo nucleare, «dell’Europa della difesa, che sia però una difesa delle persone. La difesa della vita non è una difesa con le armi» prosegue, criticando i partiti politici, passivi e «incapaci di battersi fino in fondo». Raggruppato in diverse associazioni, il Movimento per la Pace faceva parte del collettivo anti-Nato di Strasburgo. Rivendica il carattere pacifista delle sue manifestazioni e denuncia: «Le Compagnie Repubblicane di Sicurezza (Crs) hanno lasciato agire indisturbati i casseurs (i black block, ndr), per poi dare la colpa a noi e poterci aggredire. Hanno fatto di tutto per ostacolare la nostra manifestazione: umiliazioni, controlli di documenti, lacrimogeni…Il vero avversario dei capi degli stati guerrieri è il movimento contro la guerra, che cresce e si sviluppa di continuo. È per questo che fanno di tutto per screditarci». L’aumento della spesa militare, la creazione di un mercato comune degli armamenti, l’investimento nella ricerca: secondo questa associazione, attiva da sessanta anni, non devono essere questi gli obiettivi dell’Europa del futuro. Sandrine Bélier, capolista del raggruppamento Europe-Ecologie per la circoscrizione Francia Est, considera l’Europa della difesa come una questione secondaria: «I nostri veri nemici sono le catastrofi naturali. Non è di una forza armata che abbiamo bisogno. Bisogna ripensare una difesa civile dell’Ue».

I Verdi difendono la creazione di un Corpo civile di pace europeo che intervenga a monte per prevenire i conflitti. Armato o no, c’è un progetto già avviato: la creazione di un Erasmus militare, per «formare i capi militari del domani a capire, apprezzare, amare e difendere quello che abbiamo in comune e al tempo stesso quello che ci distingue» spiega Jean-Marie Bockel, Segretario di stato francese alla difesa e ai veterani.

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