Eurobubble: l'altro volto di bruxelles

Articolo pubblicato il 10 luglio 2013
Articolo pubblicato il 10 luglio 2013

This is not Brussels, welcome to the Eurobubble”: è la frase che chiude il trailer della serie online satirica Eurobubble, ideata da Yacine Kehouen. I protagonisti sono giovani provenienti da tutta Europa che lavorano nel mondo delle associazioni e delle istituzioni che hanno sede a Bruxelles.

La capitale belga è la meta lavorativa che ogni studente - specialmente in scienze economiche, politiche e sociali - ha preso in considerazione almeno una volta nell’arco della sua carriera universitaria. Perchè Bruxelles è una nicchia sui generis del mercato del lavoro europeo. Dietro ai nomi di centinaia di associazioni e centri di ricerca, c’è un intera generazione europea di giovani stagisti, lobbisti, policy officer project manager. In una parola: è la “Eurobubble”. Dal 2011 la racconta sul suo blog Yacine Kouhen, che avendo lavorato come policy officer e project manager, si definisce lui stesso un “ex-eurobubbler”. Vive a Bruxelles già da 3 anni e sta lanciando un’agenzia di comunicazione con alcuni amici. Grazie al crowdfunding, il suo blog Eurobubble è diventato anche una serie Youtube. Chi sono i più grandi fan? Gli stessi neo-laureati e neo-lavoratori che popolano la “bolla europea”, e che l’autore prende in giro nei suoi post. 

caccia al lavoro europeo

Quando vado a casa di Yacine per intervistarlo è quasi ora di pranzo. Abita vicino al Palazzo di Giustizia di Bruxelles. Appena apre la porta di casa capisco di essere nel posto giusto: il suo volto è quello del personaggio principale della serie online. Davanti a un caffè in giardino, mi confida che “la Eurobubble è una città dentro la città”: una sorta di campana di vetro racchiusa tra un paio di stazioni metro e isolata dalla vita dei cittadini belgi. “Qui lavorano ragazzi neo-laureati e iper-qualificati che parlano in media tre lingue, hanno partecipato al programma Erasmus e hanno vissuto almeno in due paesi diversi da quello di origine”, continua Yacine, cercando di chiarire il quadro sociologico di questa realtà, e conclude: "Arrivano a Bruxelles alla ricerca di un lavoro, ma è molto difficile trovare un’occupazione anche per chi è estremamente qualificato".

plux: "gira tutto intorno alle conoscenze"

Queste persone “non guadagnano stipendi in linea con le proprie competenze e qualifiche”. In effetti con poco più di 1000 euro al mese la vita a Bruxelles è tutt’altro che agiata. Inoltre, chi viene a cercare lavoro qua deve scontrarsi con le difficoltà inevitabili che un mercato del lavoro di nicchia come questo comporta:  “è praticamente impossibile iniziare a lavorare, se non come stagisti”. Una volta entrati in una delle migliaia di associazioni, “tutto ruota intorno al concetto di networking, intorno alla capacità di stringere amicizie con persone che lavorano nelle istituzioni europee o in altre associazioni” afferma Yacine, il quale non riesce trattenere dei sorrisi beffardi mentre mi racconta del luogo per eccellenza in cui questa attività si concretizza: si tratta del Plux, ovvero la Place du Luxembourg, una piazza di fronte al Parlamento Europeo costellata di bar chic in cui si riversano questi giovani professionisti dopo il lavoro, per un aperitivo in compagnia.

Una città a parte

Gli eurobubblers non fanno che socializzare tra di loro e il loro isolamento aumenta sempre di più: “È qualcosa che senti per strada, che si intuisce a pelle: non credo che gli Eurobubblers si siano integrati molto. E non credo neanche che godano di una grande reputazione fra gli abitanti originari di questa città”, afferma sarcastico Yacine. Quando gli chiedo le ragioni di questa mancata integrazione mi parla del caro affitti che l’immigrazione di forza lavoro qualificata ha comportato per la città. Inoltre, l'impermeabilità di questa nicchia Eurobubble di certo non favorisce la mutua comprensione. “Come sempre, quando non si conosce qualcosa, si rimane scettici” continua Yacine. Riesco a scorgere un pizzico di rammarico nella sua voce. In effetti non è la prima “bolla” - così ama definirle lui - che ha avuto modo di conoscere nell’arco della sua giovane carriera. In qualsiasi città in cui si riversano molte persone con qualifiche simili e straniere si creano questi fenomeni, “soltanto che qui a Bruxelles questo effetto è più dirompente: si parla di dozzine di migliaia di persone”. La Eurobubble comunque non è un male in sé. Le istituzioni europee avevano bisogno di un luogo fisico dove essere costituite e nonostante tutto “la Eurobubble rimane un posto interessantissimo per le questioni che vi vengono decise”. È proprio per questo forse che Yacine ha deciso di aprire una agenzia di comunicazione con un gruppo di amici. Il loro intento è anche quello di “mettere in contatto il mondo della Eurobubble con chi non lo conosce”. Nel frattempo, “tutti possono guardarsi la serie Youtube”, afferma con un sorriso ora più sincero Yacine, poco prima di salutarmi.