Eufor Ciad-RCA : neutralità prima di tutto

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2008
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Articolo pubblicato il 07 febbraio 2008
Articolo pubblicato il 31 gennaio su la Parisienne di cafébabel.com, versione francese. Dopo mesi di negoziati travagliati, i Ministri degli Esteri dei 27 hanno finalmente approvato, il 28 gennaio, l’invio di un contingente europeo nell’Est del Ciad e della Repubblica Centrafricana. Nome ufficiale : « Eufor Ciad-RCA ».

Erano sei mesi che se ne parlava: inviare dei soldati europei in Ciad in soccorso dei rifugiati provenienti dal Darfur. 400 000 in tutto. La proposta veniva dalla Francia che, nell’est del paese, ha già dispiegato un contingente permanente (600 uomini).

Il compito dei 3700 soldati dell’Unione Europea (provenienti da 14 paesi differenti) sarà quello di assicurare la sicurezza dei rifugiati.

Missione molto delicata perchè oltre alle incursioni delle milizie arabe di Khartoum, il Ciad orientale è anche una zona in mano ai ribelli. Per farla breve : vecchi amici del presidente, Idriss Deby Itno, che vorrebbero prendere il suo posto.

Nello stesso Darfur, c’è già un contingente misto composto da 20 000 soldati e 6 000 poliziotti dell'ONU e dell'Unione Africana. Sul campo da vari mesi e formata da soldati mal equipaggiati e sottopagati, la sua efficacia è largamente criticata.

Problema di coabitazione

La lentezza con cui è arrivata la decisione dei governi dei 27 è dovuta in parte a questa instabilità cronica della regione. Le truppe europee temono di diventare un bersaglio e soprattutto di essere confuse con quelle francesi, cordialmente detestate dai ribelli, che le accusano di aiutare i governativi ogni qualvolta la loro avanzata si fa pericolosa.

All’annuncio dell’invio ufficiale dell’Eufor, i ribelli hanno dichiarato che si tratta solo di soccorrere i rifugiati, non ci sarà alcun problema di coabitazione, anche se le truppe europee saranno in gran parte fornite dalla Francia (2100 uomini, comprendente l’ex contingente permanente in Ciad).

Mandato di protezione

Il comandante dell’operazione, il generale irlandese Patrick Nash, ha sottolineato chiaramente la differenza fra l’operazione dell’Unione Europea e la presenza militare in Ciad: « l’Eufor occuperà dei campi separati e sarà indipendente sul terreno». « Se i ribelli non interferiscono con la nostra missione, non ci preoccupiamo di loro» ha aggiunto, precisando : « In caso di attacco, l’Eufor è autorizzata a fare fuoco».

Il contingente europeo ha un mandato dell’ONU che gli conferisce di norma una protezione e una neutralità che dovrebbero servirgli ad aiutare i rifugiati, che continuano ad affluire, ad ondate intermittenti, dal Darfur. Una parte delle truppe sarà di stanza nella Repubblica Centrafricana, paese confinante che sta affrontando la stessa situazione.

Un’altra parte della missione dovrà occuparsi della protezione di 300 poliziotti dell’ONU, incaricati di istruire 850 poliziotti locali per la sicurezza nei campi profughi.

Brutto periodo

I soldati dell’Eufor avranno bisogno di una buona dose di sangue freddo per mantenere questa neutralità, dato che da vari giorni sono ripresi i combattimenti fra le truppe governative e i ribelli. Questi ultimi, in base alle ultime informazioni, avanzano rapidamente e sarebbero a non più di 400 km dalla capitale N’Djamena.

Immaginiamo ad esempio che i ribelli prendano le retrovie dell’Eufor, Abéché, una delle principali città dell’Est del paese. E che, come spesso accade in questi casi, si verifichino delle violenze contro la popolazione…Cosa dovrebbero fare i soldati dell’Eufor, dato che questo non riguarderebbe i rifugiati del Darfur, ma si tratterebbe di violenze politiche interne ? Il loro mandato dice infatti che devono proteggere solo i rifugiati, il personale dell’ONU e delle organizzazioni umanitarie. Un simile dilemma può ricordare quello con cui si sono dovuti confrontare i soldati dell’ONU in Bosnia negli anni ’90: aiuto umanitario ai rifugiati, ma nessun intervento contro le epurazioni etniche...

E cosa farà la Francia? Impegnata nel dispiego di forze « neutrali » dell’UE, è anche legata al Ciad da accordi di difesa. E, in occasione dell’ultima avanzata dei ribelli, la Francia ha largamente aiutato (non ufficialmente) le truppe governative (appoggio aereo, informazioni).

La questione che si pone è dunque sapere se sia davvero possibile mantenere una posizione neutrale in una regione come questa, soprattutto quando viene inviata un forza europea al 60% francese…

Nei prossimi giorni in arrivo il secondo episodio : Eurfor Ciad-RCA : operazione francese o europea?