Estrema destra: l'Austria ai giovani austriaci

Articolo pubblicato il 20 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 20 ottobre 2014

Costretti a competere per il lavoro con gli immigrati, gli austriaci hanno recentemente iniziato a supportare le organizzazioni nazionaliste-conservatrici più radicali. Reportage.

In un pomeriggio grigio e piovoso di fine settembre, circa 40 persone si aggirano per una Wallensteinplatz quasi vuota, nel distretto Brigittenau di Vienna. Una manciata di loro cammina per le bancarelle che vendono libri gialli e altre stranezze. Uno dei banchetti offre birra e altre bevande calde e torte fatte in casa, mentre, da lontano si sente qualcuno cantare e suonare la chitarra.

Si potrebbe essere sorpresi dalla mancanza di affluenza creata dal Blaues Fest, una festività di famiglia organizzata dalla struttura amministrativa locale del Partito della Libertà Austriaco (FPÖ). Secondo il professor Reinhard Heinisch dell’Università di Salisburgo, sembra che il FPÖ possa arrivare al 30-33% dei voti in Austria. Eppure, nonostante la sua forza di 40mila membri, un mercatino delle pulci apolitico in Neubaugasse, che ha luogo di tanto in tanto, riesce ad attirare più visitatori del Blaues Fest.

Il ritorno

La prima volta che la gente ha sentito parlare del FPÖ è stata negli anni ’80, quando il carismatico Jörg Haider ne prese il comando. Grazie a lui e ad un mix intelligente di populismo e retorica di destra, il FPÖ ha raggiunto il suo maggior successo entrando a far parte del governo nel 1999. L’evento causò un’indignazione senza precedenti in altri paesi, e l’Unione Europea mosse sanzioni contro l’Austria. L’evento segna il successo del FPÖ, ma anche l’inizio della sua crisi. L’organizzazione, che ha ottenuto notorietà criticando la classe dirigenziale, è diventata effettivamente parte di essa. All’improvviso si sono accese tensioni e discussioni, ma tutto è terminato nel 2005, quando Haider e altri politici che volevano rimanere al governo crearono l’Alleanza per il Futuro dell’Austria (BZÖ), e il FPÖ ne divenne il partito di opposizione.

Dopo 15 anni il Partito della Libertà Austriaco sta ritornando al suo passato glorioso. Secondo il professor Heinisch, specializzato nelle politiche austriache di destra,  la loro popolarità deriva dal fatto che i partiti dell'establishment non sono stati capaci di convincere gli elettori riguardo delle nuove tematiche come l'identità e l'immigrazione e allo stesso tempo per la diffusione delle sensazione di essere controllati da decisione prese fuori dall'Austria. «A parte i Verdi, che per molti elettori sono ultra-intellettuali, il FPÖ è l’unico partito politico ad offrire qualcosa ai giovani. Gli altri partiti si concentrano su coorti di età differenti; i socialisti sui pensionati e i conservatori su cattolici e agricoltori», spiega. Il Partito della Libertà si affida principalmente ai voti dei giovani. Nelle ultime elezioni locali, il FPÖ era popolare soprattutto tra gli elettori di età compresa fra i 16 e i 29 anni. I principali elettori del partito sono uomini con un basso livello di istruzione; la classe lavorativa, studenti di istituti tecnici e scuole professionali. Fondamentalmente cittadini austriaci che devono competere per il lavoro con gli immigrati e al contempo ascoltano storie su quanto si stava meglio ed era più facile trovare occupazione. L’elettore tipico del FPÖ può essere benissimo impersonato dal leader del partito – Heinz-Christian Strache – un odontotecnico e il più giovane segretario di un grande partito politico in Austria.

L'Austria agli austriaci

Per avvicinarsi ai giovani, il leader di FPÖ ha registrato una canzone hip hop. Ha ricevuto oltre un milione di visualizzazioni.

Alexander Schierhuber leader dell’ala giovanile studentesca di FPÖ chiamata Ring Freiheitlicher Studenten (RFS) e assistente del ministro Barbara Kappel, spiega che «la gente vuole tornare alle proprie radici, non apprezza le recenti politiche con le quali è stata dedicata troppa attenzione agli immigrati e non abbastanza per i nativi austriaci». Afferma che i giovani si rivolgono al FPÖ perché si sentono minacciati dall’immigrazione, dai problemi sul mercato del lavoro e dal crescente tasso di criminalità. Uno degli esempi di decisioni politiche che non approvano è la recente scelta di trasformare uno degli edifici nel quartiere viennese di Erdberg in un rifugio temporaneo per i rifugiati siriani, invece che in un dormitorio.

Il FPÖ non è l’unica organizzazione conservatrice che sta guadagnando popolarità fra gli austriaci. Anche la cultura delle confraternite di studenti è molto datata e nota per essere tradizionale e altamente conservatrice. Nonostante siano ufficialmente indipendenti, il professor Heinisch afferma che Strache dipende fortemente da loro per costruire le strutture del partito a Vienna.

Uno dei più giovani e più esposti movimenti politici è la fazione austriaca del Movimento Identitario. Fondato a Vienna nel 2012, coinvolge ora circa 100 persone e annovera altrettanti seguaci non ufficiali. Il loro obiettivo principale è combattere l’immigrazione islamica. Non si ritengono un movimento di destra, ma solo un’iniziativa della società civile. «Non siamo né di destra né di sinistra; non supportiamo nessuno dei partiti politici presenti al Parlamento. Loro, soprattutto la sinistra, non sono in grado di risolvere alcuno dei problemi legati all’immigrazione, alle tensioni etniche, alla globalizzazione progressiva e al liberalismo economico», spiega Alexander Markovics, leader di Identitare Bewegung Österreich (IBÖ).

Problemi e opportunità

L’estrema destra viene studiata più da vicino in Austria che in altri paesi europei. La ragione è il suo contesto storico. Organizzazioni simili in altri paesi vengono giudicate dai partiti di sinistra o dagli esperti, ma in Austria vengono studiate e trattate dal Centro di Documentazione della Resistanza Austriaca (DÖW) – una fondazione che si occupa anche dell’Olocausto e del neo-nazismo. Chiunque può trascinare un passato scomodo senza problemi; i primi leader di FPÖ del dopoguerra erano nazisti, ma lo stesso riguarda gli altri grandi partiti austriaci. Quando chiedo a Schierhuber del suo predecessore Norbert Burger, leader del movimento negli anni ’70 e descritto dal DÖW come un terrorista neo-nazista, risponde che «quelli erano altri tempi. Inoltre egli non era un terrorista, ma lottava per l’indipendenza del Sud Tirolo». Il Professor Anton Pelinka della Central European University di Budapest afferma che solo in Austria ci sono alcune migliaia di neo-nazisti. «Nel FPÖ, o almeno intorno a esso, ci sono alcuni neo-nazisti. Non provocano alcun disordine, ma il problema è che la loro presenza non infastidisce i giovani elettori», aggiunge. Alcuni gruppi politici provano a difendersi dagli attacchi. Ad esempio, IBÖ sottolinea sul proprio sito web che tutte le accuse di nazismo nei loro confronti sono infondate.

«FPÖ è meno radicale di quanto si possa pensare. Non si può paragonare allo Jobbik ungherese o Alba Dorata in Grecia», dice il professor Heinisch. Ma possono vincere le elezioni? Possono avere lo stesso successo del Front National in Francia o dell'UKIP nel Regno Unito? Il professor Heinisch ritiene che tutto dipende dai maggiori partiti politici. Ai suoi occhi, in confronto ad Haider, Strache ha meno carisma come leader politico, per cui raggiungere il successo, anche ai livelli del 1999, può essere difficile. «I partiti austriaci sono più vecchi del paese stesso; l’Austria è stata già fondata due volte: nel 1918 e nel 1945. Quando vedono che perdono popolarità, trovano un nuovo leader e riottengono appoggio. In questo modo, i socialisti hanno vinto le elezioni parlamentari due volte, per cui c’è una possibilità che la storia si ripeta», spiega. Tuttavia, finché i partiti meno radicali non inizieranno a rappresentare una proposta interessante per i cittadini austriaci in competizione per il lavoro con gli immigrati, questi continueranno a guardare con ampio interesse al FPÖ e ai movimenti civili conservatori, come il movimento Identitario.

Questo articolo fa parte di una serie speciale dedicata a Vienna. "EU-TOPIA: TIME TO VOTE" è un progetto realizzato da Cafébabel in paternariato con la Fondazione Hippocrene, la Commissione Europea, il Ministero degli Esteri Francese e la Fondazione Evens.