Est o Ovest? Le due facce dell’Ucraina

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2003
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Articolo pubblicato il 23 gennaio 2003

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La comunità europea potrebbe avere un’ influenza maggiore e un impatto più positivo sulle vite di ogni giorno della popolazione dell’ Ucraina. Potrebbe usare il suo potere in modo positivo per assicurare che la democrazia prenda salde radici, perché siano costruite leggi durevoli e perché siano rispettati i diritti fondamentali di libertà. Sta quindi l’EU facendo il possibile?
Oppure è l’Ucraina ad essere titubante?

Un regime presidenziale torturato da scandali

Dopo la caduta della cortina di ferro, e dopo che gli ex-stati sovietici si erano affrettati uno dopo l’altro a dichiarare la propria indipendenza, la maggior parte di questi stati decisero di stipulare delle relazioni più strette o con i loro compagni dell’Europa occidentale o con il CIS e la Russia. Per stati come la Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia,ora stati aggiunti alla Comunità Europea, la scelta Europea era chiara. Per altri stati, come i distanti Uzbekistan e Krygystan , la scelta Russa era ovvia. Tuttavia per quegli stati che si trovano geograficamente in una via di mezzo – Ucraina, Belros e Moldavia – la scelta è più difficile.

Il presidente dell’Ucraina, Leonid Kuchma, si rivela pro-Russia nel suo modo di vedere le cose. Sebbene renda rispetto puramente verbale alle aspirazioni europee del suo Paese, ha fatto ben poco per raggiungerle. Prova di questo, in termini stretti, sta nel fatto che la gran maggioranza del commercio ucraino avviene con il CIS e la Russia in particolare, e che i confini tra la Russia e l’Ucraina non sono stati ancora ufficialmente concordati.

Più significativi sono gli scandali che hanno tormentato Kuchma durante i suoi due termini presidenziali. Qualche esempio. Nel novembre 2000 il corpo senza testa del giornalista Georgy Gonzzadze fu trovato nei boschi di una zona periferica di Kiev. In seguito fu scoperto un nastro in cui Kuchma ordinava a qualcuno di “occuparsi del” sig. Gongadze. Quest’ultimo era un giornalista investigativo pronto a criticare il presidente. Un esempio più recente è lo scandalo di Kolchuga, dove l’Ucraina fu accusata di vendere all’Iraq Kolchuga early-warning detection system. Kuchma negò l’accaduto, e finì col doversi auto invitare al recente summit della NATO a Praga, dove di certo non era il benvenuto.

Il rispetto degli ideali democratici dell’Europa Occidentale non sono affatto evidenti. Kuchma introdusse degli emendamenti costituzionali per rafforzare la propria posizione rispetto a quella del Parlamento e del Primo Ministro. Capi dell’opposizione sono stati estromessi e perseguitati - ad esempio il leader d’opposizione Yulia Tymoshenko fu arrestata nel febbraio del 2001, e due mesi dopo cadde il Parlamento del Primo Ministro pro-Europeo Yushchenko. Dal quel momento la fazione del Presidente prese potere nel Parlamento – ma non in modo trasparente o (apparentemente) corretto. Osservatori delle elezioni che ebbero luogo nel Marzo 2002 trovarono migliaia di seggi elettorali a corto di personale, nomi di gente deceduta ancora inseriti nelle liste elettorali, e campagne elettorali svolte in edifici pubblici – ma solo per alcuni candidati. Capi dell’opposizione furono coinvolti in inspiegabili incidenti stradali durante la campagna elettorale. Da quando si svolsero le elezioni, Kuchma “costrinse uomini d’affari ad unirsi alla sua fazione ‘l’ Ucraina Unita’ per renderla la più numerosa in moda da ottenere… (Taras Kuzio, 'Ukraine-EU: A Troubled Relationship, Russia and Eurasia Review, 1:3 2002).

Messaggi contradditori dall’ EU

Il fondamento per l’Ucraina di adottare istituzioni e valori democratici Europei risiede nel Partnership & Co-operation Agreement (PCA) firmato con l’ EU nel Giugno 1994. L’EU si apprestò velocemente (o quasi) a firmare questi accordi con gli ex-Stati Sovietici come segno di buona volontà a seguito della caduta del Muro di Berlino. L’accordo stabilisce istituzioni bilaterali, dove le assemblee sono tenute tra Ministri, funzionari pubblici e parlamentari dei due firmatari. L’apparente scopo dell’accordo è di stimolare il commercio tra i due e di creare un struttura tale da favorire relazioni politiche basate su valori democratici. L’accordo fu seguito da una EU Common Strategy on Ukraine nel Dicembre 1999 che, tra l’altro, era tenuto a sostenere in Ucraina lo sviluppo di una democrazia durevole e di leggi democratiche.

Tuttavia, poco fu fatto da entrambe le parti per adempire gli scopi di questi accordi. Come già notato, Kuchma in Ucraina diede scarsa evidenza di sforzasi per le riforme, e l’EU fece ben poco per condannare questa situazione o per incentivare la creazione di riforme fornendo chiare promesse. Come tanti hanno detto in precedenza, l’EU dovrebbe almeno dare una risposta diretta all’Ucraina. Finora, il desiderio Europeo dell’Ucraina non è stato formalmente riconosciuto. Di settimana in settimana accade di riscontrare nei giornali messaggi contradditori da parte di capi di uno Stato Membro, o da parte di membri di Commissione oppure Parlamentari. L’ultimo esempio fu la dichiarazione di Romano Prodi al giornale italiano ‘La Stampa’ che l’Ucraina non sarebbe mai diventata membro dell’EU. Non solo questi messaggi in contraddizione, ma l’EU sta chiedendo che gli stati in fase di annessione rafforzino i loro confini, che nel caso della Polonia significa rafforzare i confini con l’Ucraina. Quale messaggio potrebbe dare tutto ciò se messo in relazione alle somme parole di cooperazione, associazione strategica e cosi via sostenute dal PCA?

Una spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che la presidenza di Kuchma andrà a termine nel 2004, dal momento che la Costituzione Ucraina permette al presidente di servire solo due termini. Sembrerebbe che ‘quelli in alto’ vedano Kuchma come il maggior ostacolo per ogni rapporto concreto tra Ucraina ed EU. Forse nulla è stato fatto nella speranza di vedere diventare presidente una figura pro-Europea come Yushchenko. O forse la ragione per la mancanza di una chiara presa di posizione da parte dell’EU sta nel fatto sconfortante che l’EU si interessa maggiormente alle sue relazioni (strategicamente più importanti) con la Russia. Ogni formale riconoscimento del desiderio Ucraino di aderire o almeno di diventare pienamente socio dell’EU potrebbero danneggiare queste relazioni.

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Il problema diventa più chiaro allontanandosi dalle sue complicazioni geografiche. Ci chiediamo come l’EU possa avere un’influenza positiva su una democrazia in via di sviluppo. Questo può essere fatto in diversi modi, sebbene discutibili nella loro efficacia. Può essere fatto punendo i regimi tirannici con proibizionismi commerciali come è stato fatto con lo Zimbabwe. Può essere fatto aprendo il mercato dell’EU alle esportazioni sempre che certi criteri vengano rispettati, come l’ iniziativa ‘Tutto ma non armi’. Può essere fatto dando scadenze di annessione, come è stato fatto per i dieci Stati che si uniranno all’EU nel 2004. O può ancora essere fatto attraverso accordi d’associazione propriamente messi in pratica, attraverso promesse condizionali di un mercato libero, attraverso assistenza finanziaria… Non c’è certo carenza di suggerimenti.

Tuttavia, quando si applicano queste idee all’Ucraina, la geografia sembra essere di mezzo. Il fatto che l’EU dovrebbe provare ad aiutare i popoli i cui principi base di libertà sono messi a repentaglio ovunque essi siano nel mondo, sembra essere dimenticato quando il problema è troppo vicino a casa. Tutto il dibattito di come attuare una vera democrazia in Ucraina attraverso sforzi dell’EU sembra infangarsi nella questione se debbano o meno un giorno essere annessi all’ Unione, o nella scelta che faranno tra Est ed Ovest. Finiamo per parlare di geografia – dove finisce l’Europa? dall’Atlantico agli Urali? Se l’Ucraina si unisce, può unirsi anche la Russia? E poi generalmente si finisce a parlare della Turchia…

Come molti altri fanno, personalmente credo nell’Europa come idea piuttosto che come una semplice unità geografica o come una organizzazione di mercato. E se noi crediamo nella democrazia europea e nell’aiuto del prossimo, allora dobbiamo abbandonare certi dibattiti e fare qualcosa di concreto per promuovere una democrazia durevole in Ucraina, cosi come per Belrus e Moldavia. Dal momento che, a dispetto del fatto che si uniscano o meno all’EU, essi devono godere dei basilari diritti di libertà. Lo sforzo dell’EU non dovrebbe dipendere dalla scelta tra Russia ed Europa, scelta che sarebbe in ogni caso falsa perché nessuno di questi paesi può ignorare un vicino di casa ed un vicino partner economico di cosi fondamentale importanza. In conclusione, dimentichiamoci della geografia e pensiamo alla gente. Qualsiasi cosa accadde a Georgy Gongadze, non dovrà più accadere.