Essere vegani al cinema: non sfuggirete a Romas Zabarauskas

Articolo pubblicato il 25 novembre 2015
Articolo pubblicato il 25 novembre 2015

Come si gira un film su un set vegano? Ce lo spiega il regista lituano Romas Zabarauskas: la troupe ha "felicemente" rinunciato alla carne durante le riprese del suo ultimo lavoro, You can't escape Lithuania.

"Le carote sono l'alimento più salutare che ci sia‪ #‎carrot": la prima risposta che ricevo da Romas Zabarauskas alle domande per la nostra intervista è questo selfie. Il regista è a torso nudo, il fisico allenato e la suddetta carota in bella mostra. Una carota?

Questo regista e attivista lituano di 25 anni ha già girato alcune pellicole molto impegnate. L'estate scorsa Romas Zabarauskas ha completato il montaggio del suo ultimo lavoro You can’t escape Lithuania. Nel film, il suo alter ego sul grande schermo – un regista omosessuale interpretato da Denisas Kolomyckis – e l'amante messicano vogliono aiutare un'amica a oltrepassare il confine dopo il presunto omicidio della madre. Inizialmente, però, mancavano i fondi per questo road movie versione queer. «Il Centro cinematografico lituano aveva respinto la nostra domanda, con la raccomandazione ufficiale di cambiare il tema del film». Merda!

#VeganFilmMakingChallenge

Dopo una campagna di crowdfunding, qualche scatto nudo e un challenge personale, Romas ha potuto realizzare il suo progetto, in uscita nei cinema europei nel 2016. Ed ecco che finalmente entra in scena la carota. L'anno scorso, dopo essere diventato vegano lui stesso, Romas si è chiesto: perché non servire cibo vegano anche alla troupe? «È così che mi è venuta l'idea di trasformare il mio buon esempio in una campagna vera e propria. Le reazioni sono state differenti. Alcuni hanno apprezzato, altri decisamente no».

Grazie al Vegan Film making challenge, che Romas ha condotto insieme all'associazione lituana per la difesa degli animali Tušti narvai (Gabbie Vuote, n.d.t.), la Indie-Film ha potuto raccogliere un totale di 3.500 euro. Da parte loro, anche la direttrice artistica Giedre Valeisaite e la costumista Virginija Valeisaite hanno evitato di usare pelle, pellicce, lana e altri materiali non vegani.

You can’t escape Lithuania è una produzione «che più vegana non si può, anche se la trama in sé non ha nulla a che vedere con lo stile di vita vegano». In futuro, Romas vuole portare avanti le sue "produzioni vegane" e cercare nuove opportunità per allestire set che siano il più possibile eco-friendly

Due piccioni con una fava

Romas Zabarauskas è un attivista LGBT (per esempio è fondatore della LGBT Friendly Vilnius Initiative), è impegnato nella lotta contro il razzismo (come nel suo ultimo film We Will Riot), è un vegano convinto e difensore della causa animalista. Scusate se è poco. Il troppo attivismo non finisce per ostacolare l'attivismo stesso? «Non credo che esista qualcosa come il "troppo attivismo". C'è piuttosto troppa ingiustizia. Penso che tutti dovrebbero diventare attivisti, sarebbe più che naturale,» dice Romas.

Alla Conferenza mondiale sul clima COP21, che si terrà a Parigi a dicembre, spera soprattutto che sia riconosciuto l'impatto enorme della lavorazione industriale delle carni sulla produzione di gas serra. «Ma non credo che ciò avverrà. Sarebbe già qualcosa se le varie Nazioni siglassero almeno un accordo vincolante a favore della riduzione dei gas serra e di tecnologie più ecosostenibili».  

Con la campagna vegana per il suo film, Romas ha preso due piccioni con una fava: ha reso pubblico il suo attivismo e, allo stesso tempo, ha ottenuto il finanziamento del suo film. Eppure non posso fare a meno di chiedergli se è sempre convinto di questa cosa vegana: «Sì, sono vegano. E tu? Fai sempre quella cosa uovo-e-pancetta?». 

_

Questo articolo fa parte del progetto #21Faces: abbiamo raccolto 21 storie di 21 giovani per raccontare un'Europa "verde", originale e innovativa in vista della COP21, la grande conferenza mondiale sul cambiamento climatico, organizzata a Parigi dal 30 novembre all'11 dicembre 2015.

​_

Tradotto dalla redazione locale di cafébabel Torino.