Esiste il motore ad acqua?

Articolo pubblicato il 10 giugno 2008
Articolo pubblicato il 10 giugno 2008

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Un enigma degno di Agatha Christie: esistono le automobili ad idrogeno? Un complotto delle multinazionali e della Cia impedisce che si sappia la verità? La storia di Paul Pantone e Jean Chambrin, due che ci hanno provato.

Nel 1998, Paul Pantone, un ingegnere nordamericano di 48 anni, brevettava uno strano meccanismo dal nome di “processore multicarburante Geet” (Global Environmental Energy Technology). Si trattava di un motore che in teoria avrebbe migliorato l’efficienza del combustibile e ridotto l’emissione di gas inquinanti del 90%.

Acqua che scotta

Secondo la descrizione di Pantone la sua invenzione riusciva a trasformare la perdita di calore in energia meccanica mediante un processo che permetteva l’utilizzazione dell’acqua come combustibile aggiuntivo (da qui il nome “motore ad acqua”). In realtà, non si trattava della prima invenzione in questo senso: il 25 febbraio del 1975, il francese Jean Chambrin aveva brevettato un motore del tutto analogo. Tuttavia nessuno dei due la spuntò. Jean Chambrin scomparse dalla vita pubblica. La storia di Pantone, più rocambolesca, ha fatto sì che sulla rete si moltiplicassero le teorie della cospirazione.

Paul Pantone sviluppò il suo motore in maniera totalmente indipendente. Di fronte alla mancanza di sostegno finanziario, e convinto della sua utilità, rese pubblici i progetti su Internet. Da allora, proliferano le testimonianze che assicurano il buon funzionamento del motore. La sua causa è stata perorata soprattutto in Francia, patria di Chambrin.

Nonostante ciò, non ne sono tutti così convinti. Non c’è nessuno studio scientifico serio che avvalli la teoria di Pantone. Inoltre, le critiche non sono mancate: da quelle che negano la sua fattibilità, visto che ignora la seconda legge della termodinamica, fino a quelle che la accusano di inutilità, dato che in realtà non elimina l’inquinamento ma lo trasforma in sostanza liquida.

Anche la Bmw ci prova

Riguardo all’uso dell’acqua come additivo al carburante, sembra troppo facile per essere vero. Si dice che i consumi si abbassano, ma che il motore perde potenza, oppure che funziona più lentamente. Ma che in nessun caso può sostituire il petrolio come combustibile principale.

Altri ammettono che, in linea di principio, la teoria di Pantone è valida in parte, ma non nelle sue linee principali. La Bmw, per esempio, sta facendo ricerca per un modello ibrido che si basa sullo stesso principio, e che potrebbe far risparmiare fino all’80% di combustibile. Ci sono però, cattive notizie: il TurboSteamer, come lo hanno battezzato, difficilmente sarà in vendita prima di una decina d’anni.

Ma la storia di Pantone non finisce qui. Nel 2002 fu dichiarato colpevole di frode. Quello era solo il primo di una serie di confusi processi: per esempio, l’impresa Better World Technoligies, specializzata nella vendita di soluzioni energetiche miracolose e reputate pseudoscientiche, cominciò a commercializzare il motore Pantone, sostenendo di aver acquisito il brevetto, cosa che l’inventore ha sempre negato.

Dopo essersi auto dichiarato colpevole di vari dei capi d’accusa per cui era imputato, entrò in prigione nel 2005. Oggi, è rinchiuso in un ospedale psichiatrico di Provo, nello stato dello Utah.

Allora...chi ha sabotato la macchina ad acqua? Secondo i partigiani della teoria della cospirazione, tutto è chiaro: Pantone fu vittima di un piano orchestrato dalle multinazionali, dai politici e probabilmente della Cia. Per gli scettici, il caso è risolto: nessun crimine fu mai commesso. Dato che la vittima, il motore ad acqua, non è mai esistito.