Erlend Oye: il re norvegese  della Sicilia

Articolo pubblicato il 24 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 24 ottobre 2013

Come si fa a essere norvegese e amare la Sicilia? Chiedetelo a Erlend Oye (metà dei Kings of convenience) che abita a Siracusa da un anno e mezzo ed è diventato, a sua insaputa, il volto dell'integrazione europea. A colpi di chitarra acustica e musica tradizionale italiana sta conquistando tutti. Lo abbiamo incontrato a Milano, una città che lui ormai potrebbe definire tranquillamente "del nord". 

Dormito bene? "Sì grazie, ero stanco; sono appena tornato da Oslo. Sto lavorando a un album con un gruppo reggae islandese". Erlend Oye (in norvegese si pronuncia ‘arl eye’) si è appena svegliato da un pisolino schiacciato all'ombra di uno dei tanti alberi di Parco Sempione, a Milano. È inizio settembre e il sole splende ancora sulla città che è in festa per il Milano Film Festival: tante pellicole di registi esordienti, valanghe di cortometraggi e film di animazione, oltre alla musica indipendente che riecheggia nel giardino del Castello Sforzesco. Stasera tocca a Erlend Oye, che, per la prima volta, porta sul palco cover di Mina, Gino Paoli e Bruno Martino. "Sto lavorando a un sacco di progetti contemporaneamente, ma non sono ancora convinto di fare un disco. Ha senso, al giorno d'oggi, creare un album?", domanda. 

Il guru 

Erlend Oye, metà dei Kings of Convenience e idolo dei siculi che l'hanno accolto a Siracusa da circa un anno e mezzo, è un guru scandinavo dai capelli biondi che riflette calma e serenità: con lo sguardo, con l'ironia, con i suoi vestiti colorati e i suoi calzettoni a righe. "Per un anno non farò live con il gruppo. La mia priorità è l'album reggae, dato che ci sto lavorando da 6 anni", racconta. Vi immaginate la voce fondatrice del "new acoustic movement" europeo, già prestata all'elettronica grazie ai Royksopp, cimentarsi ora anche in ritmi caraibici? "Sarà più un genere Lovers Rock", precisa Erlend riferendosi al reggae dalle influenze soul che trionfò nel Regno Unito negli anni '70.

"Cantare in italiano mi sta piacendo da morire. Ho avuto un riscontro che non mi aspettavo". In primavera però, il cantante di Bergen aveva messo le mani avanti: "Soltanto se agli italiani piacerà il mio singolo, potrò pensare a un album", aveva detto. Durante l'estate il brano ha collezionato 300.000 visualizzazioni su youtube e i fan lo hanno inondato di complimenti. A Siracusa non ha neppure bisogno di comprarsi una macchina: "Per andare a Ortigia mi muovo in autostop, mi conoscono tutti, non aspetto mai più di un paio di minuti". Ricapitolando: un album reggae, uno di cover in italiano e un altro di cover in inglese. Ma nessuna fretta: "L'album può essere utile a voi giornalisti che lo recensite, ma di questi tempi scrivere un disco significa tanto lavoro e poco guadagno. Forse io posso permettermelo, perché ho tanti fan, ma è un concetto da rivedere". Poi c'è l'elettronica: "Mi chiedo perché i Daft Punk non mi abbiano chiamato – scherza;– il nuovo album mi piace, soprattutto i testi. A me interessano solo quelli. Però vorrei che il prossimo disco in questa direzione fosse soltanto mio. Per questo ho bisogno di tempo per imparare a usare il computer ed essere in grado di comporre".                                                                                                                    

La Prima estate

I Kings of Convenience sono due re contrapposti: da una parte c'è Erik, che tiene famiglia a Bergen, dall'altra Erlend che invece ha realizzato il sogno di vivere in Italia con sua madre. "È stato obbligatorio partire entrambi dato che si trattava di un progetto di vita. Poi tutto è successo spontaneamente: siamo arrivati a Ortigia e un amico di Catania mi ha messo in contatto con un ragazzo siracusano. Lui ci ha portati in un bar e là ho conosciuto tutti i miei amici di oggi, tra cui il fratello e il cugino di Lucia (protagonista de "La Prima Estate", ndr.). Il giorno dopo mi hanno fatto visitare Pillirina, poco più a sud. È stato un colpo di fulmine! Una combinazione paesaggistica che non si trova in nessun'altra regione d'Italia: a pochi passi ho il mare, la natura selvaggia e un'antica città ricca di storia e monumenti".

Il suo primo concerto da solista in Italia, al Park Live (la rassegna musicale organizzata in contemporanea con il Milano Film Festival), resterà di sicuro il momento più carico di emozioni per il musicista norvegese. Erlend aveva promesso brani dei suoi 5 cantanti italiani preferiti: "Mina, Gino Paoli, Fred Bongusto, Bruno Martino e... Alan Sorrenti, con 'Figli delle stelle’ ". Ma siccome è un perfezionista, ha cantato solo quelli in cui la pronuncia risulta più sicura: "Grande grande grande” di Mina, "E la chiamano estate" di Bruno Martino, oltre al suo singolo "La prima estate". L'omaggio agli anni '70 si è aperto con “13”dei Big Star e si è chiuso con Simon and Garfunkel. Una dolce e lenta chitarra acustica, accompagnata dal suo sguardo incredulo e divertito: "Non riuscite a dire il mio nome? Chiamatemi pure come volete, come vi viene naturale... ".

Video Credits: Bubbles Records/youtube; Nicola Accardo/youtube