Erasmus: lavoro all'estero

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 12 dicembre 2014

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L'Erasmus ti spinge a cercare lavoro all'estero. Questa è la conclusione alla quale si può giungere analizzando i dati diffusi da "AlmaLaurea": quasi la metà dei laureati (48%) si dicono intenzionati ad affrontare un percorso professionale all'estero, e di questi il 74% ha partecipato, durante la carriera universitaria, ad un programma europeo, in particolare l'Erasmus. Insomma, andare alla scoperta di ciò che c'è fuori dal proprio Paese aiuta a non avere timore del mondo e accresce il desiderio di scoprire ed esplorare..

In questo momento storico, poi, a spingere i laureati all'estero sono anche le scarse possibilità di trovare un buon impiego Italia, Paese in cui ad andare per la maggiore è il precariato. Inoltre si registra una costante crescita di studenti che decidono di affrontare qualche mese fuori dall'Italia durante il percorso universitario. Coloro che hanno fatto l'Erasmus, dunque, hanno una spinta in più nell'andare a lavorare oltre confine, ma in generale l'estero è ambito da gran parte degli studenti, compresi quelli che frequentano corsi online.

Gli studenti più propensi a partire per l'Erasmus sono gli iscritti ai corsi biennali, circa il 18%, seguiti dagli iscritti ai corsi a ciclo unico, come medicina, veterinaria, giurisprudenza e farmacia (14%). Gli studenti triennali, infine, raggiungono solamente il 7%. Per quanto riguarda le facoltà, quella di Lingue movimenta più studenti verso l'estero, mentre sono decisamente meno coinvolte le facoltà per l'insegnamento. Il Paese di gran lunga preferito per l'Erasmus è la Spagna (27%), nettamente staccate tutte le altre mete: Francia (13%), Germania (9%) e Gran Bretagna (8%).

La scelta di andare a studiare all'estero presenta delle incognite, ma risulta vincente stando alle statistiche riportate da uno studio della Commissione Europea: cinque anni dopo il raggiungimento della laurea, gli studenti ex Erasmus disoccupati sono il 23%, mentre la percentuale dei disoccupati che sono sempre rimasti in Italia è del 46%, dunque il doppio. Inoltre quasi la totalità degli ex Erasmus (93%) ha come obiettivo vivere oltre i confini del proprio Paese, con un buon 40% che questo obiettivo l'ha già centrato, trasferendosi fuori subito dopo aver ottenuto la laurea.

Per chi invece vuole andare all'estero per conto proprio e, a differenza del progetto erasmus, seguire i corsi di laurea in un ateneo italiano, esistono dei corsi di laurea online che si possono seguire anche da fuori il territorio italiano mentre si prova ad imparare la lingua del paese ospitante, fermo restando l'obbligo di tornare in Italia per dare esami o sostenere i tirocini. Alcune precisazioni in più sui corsi online si possono trovare, per esempio, nel sito dell'Università Unicusano: questa la pagina dedicata ai corsi di laurea breve online, frequentabili a distanza direttamente dal proprio pc. Questa tipologia di corsi infatti è accessibile da chiunque, a patto che posseggano un titolo di studio secondario superiore o un titolo di studio straniero equivalente.

È il caso di Elisa, trevigiana, che dopo essersi laureata è partita per l'Australia e ora risiede a Melbourne. In precedenza aveva fatto l'Erasmus in Portogallo, per l'esattezza a Lisbona. Ultimati gli studi, riceve una proposta di lavoro e l'accetta; ma dopo un anno, comunica al suo capo di volersi trasferire all'estero e rinuncia così ad un contratto a tempo indeterminato. Era il 2010: Elisa vola a Melbourne con il principale obiettivo di imparare l'inglese. Nel giro di pochi mesi viene assunta a tempo indeterminato da un'azienda e oggi vive lì, con un buon lavoro ed un buon stipendio. Tornare in Italia? "Forse", dice.

Ivan l'internazionalità ce l'aveva nel sangue: nato a Sarajevo, si trasferisce in Italia con la madre. Il padre vive in Belgio. La sua scelta per l'Erasmus ricade su Maastricht e snobba l'Italia fin dalla specialistica, scegliendo la "Johns Hopkins University" di Washington. La sua decisione è quella giusta: oggi Ivan vive proprio a Washington e lavora nella Banca Mondiale, dove guadagna circa 320 dollari al giorno. Ha sposato una ragazza americana. Neppure lui chiude le porte ad un ritorno in Italia: "Mai dire mai"- afferma -"Ci spostiamo dove ci sono le opportunità".