Episodi di razzismo in Europa

Articolo pubblicato il 17 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 17 febbraio 2009
Fatti di cronaca –come il senzatetto indiano bruciato vivo in una stazione di Roma – o gli scioperi degli impiegati preoccupati per il loro lavoro in Inghilterra, fanno pensare che la xenofobia roda ancora l’Europa dal suo interno.

Non è soltanto un’impressione. Due studi, uno americano e l’altro europeo, evidenziano lo stesso risultato: banalizzazione dell’argomento razzismo all’interno della politica europea; comportamenti abietti e crimini razzisti sembrano essere sempre più tollerati. Nella primavera del 2008, il Pew Center, centro di ricerca autonomo americano, ha intervistato 4700 persone in sei paesi europei per conoscere le loro idee su ebrei e musulmani. E dovunque, le cifre sono in crescita, raggiungendo a volte più del 50% di opinioni sfavorevoli contro queste minoranze.

La paura “terrorismo”

La crescente islamofobia, ad esempio, sarebbe il risultato delle politiche antiterrorismo che per semplificazione, rischia di identificare l'Islam col terrorismo. In Germania, il Governo deve rispondere davanti al Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Onu alle accuse dell’Iran che denuncia la «crescita drammatica» dei delitti contro gli stranieri nel Paese. Il rappresentate della Russia all’Onu ha espresso le stesse critiche. La Germania si difende citando i numerosi sforzi per lottare contro il razzismo e l’islamofobia. Tuttavia, secondo il Pew Center, il 50% dei tedeschi ha un'opinione negativa dei musulmani. Il 4% in più del 2004. Direzione Spagna: in seguito agli attentati di Madrid del 2005, la percentuale della popolazione spagnola ostile ai musulmani è passata dal 37% al 60%, prima di diminuire fino al 52% nel 2008. Nel frattempo, la percentuale della gente ad avere un’opinione negativa degli ebrei in Spagna è passata dal 21% del 2005 al 46% del 2008.

Tensioni dovute all’aumento della disoccupazione

In Inghilterra, a fine gennaio, sono state le contrazioni nel mondo del lavoro in seguito alla crisi economica a far emergere la paura dello straniero. Alcuni lavoratori inglesi hanno intrapreso scioperi per protestare contro l’impiego di quasi 500 lavoratori immigrati portoghesi, spagnoli e italiani, meno cari della manodopera locale. Inizialmente circoscritto, il movimento si è espanso a macchia d’olio e riguarda oggi circa 3mila lavoratori distribuiti su dodici siti di energia del paese. Gli scioperanti riprendono lo slogan dell’estrema destra britannica: «Uk jobs for British worjers» (lavori britannici per lavoratori inglesi). L’ultimo gruppo di lavoratori portoghesi ad essere stato assunto è tornato a casa in seguito alla pressione dei manifestanti il 5 febbraio 2009. Anche in Irlanda, la crisi economica rianima gli spiriti protezionisti. Qui la disoccupazione è quasi raddoppiata in meno di un anno, raggiungendo l'8,3% della popolazione attiva. La rabbia degli irlandesi si scaglia contro la fascia maggiore di immigranti del Paese, i polacchi. Sarebbero più di 250mila ad essere venuti a lavorare in Irlanda negli ultimi vent'anni. Tomasz, intervistato dal quotidiano Le Monde, afferma: «Gli irlandesi ci accusano di toglier loro il lavoro, di cercarne, di vivere di sussidi». In un caso di tensioni sociali come questo, «numerosi fattori entrano in gioco», afferma Georgina Siklossy, addetta alla comunicazione presso l'European Network Against Racism (Enar) che ha compilato inoltre 25 rapporti nazionali riguardanti il razzismo in Europa: «per esempio, ciò pone la questione del dumping sociale». Continua inoltre affermando che si tratta di una questione preoccupante in termini di libertà di circolazione, uno dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Resta da vedere che ne sarà di tali fenomeni se la crisi continua.

Il caso italiano

È impossibile delineare un panorama del razzismo in Europa senza accennare alla questione dei rom, la più grande minoranza etnica d'Europa. Nel settembre del 2008, in seguito alle pressioni delle Ong, si è tenuto un vertice dedicato ai rom nel tentativo di trovare delle soluzioni alla discriminazione cui sono vittime. Il vertice ha rivelato soprattutto i profondi disaccordi tra i diversi attori. La politica italiana è stata duramente attaccata soprattutto a causa del progetto che prevede la schedatura delle impronte digitali di tutta la popolazione rom d’Italia. L’eccessiva divulgazione di fatti di cronaca riguardanti questa comunità causa reazioni d’isteria collettiva. Il 10 maggio 2008, in seguito alla falsa notizia di un rapimento di un neonato da parte di una ragazza rom, si sono scatenate le violenze, ben note, a Ponticelli. Di fronte a questa situazione, in questi ultimi mesi l'esodo della comunità rom verso altri paesi membri si è molto accentuato. In generale, è tutta la politica migratoria dell’Ue, la direttiva di “ritorno” e le condizioni di detenzione degli stranieri senza passaporto, ad essere criticata dalle associazioni di sostegno ai migranti. Christian Delarue, membro del Mrap (Movimento contro il razzismo e per l’amicizia tra i popoli), denuncia ugualmente una «xenofobia di stato». Per lui, «lo stato xenofobo crea, mantiene e riproduce l’odio verso gli stranieri», tra l'altro attraverso politiche migratorie restrittive. Un’ Europa fortezza dalle frontiere sempre più difficilmente espugnabili, che stigmatizza gli stranieri.