Enfants valises: la Francia e la classe degli immigrati

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 04 ottobre 2013

Enfants Valises, documentario di Xavier de Lauzanne, è il risultato di un anno trascorso nelle "aule di accoglienza" che preparano i ragazzi immigrati a integrarsi nella società francese. Un film che non ha l'intenzione di cambiare la mentalità delle persone, ma che vuole far riflettere. 

Cafébabel: Quali problemi ha incontrato durante le riprese del film?

Xavier de Lauzanne: Le riprese si sono prolungate per un intero anno scolastico, ma il film è stato messo in stand-by perché non c'erano finanziamenti sufficienti, in particolar modo da parte delle emittenti televisive. D'altro canto, dal momento che non avevo coordinatori, ho avuto completa libertà di espressione.

Cafébabel: Cosa l'ha spinta a girare un film su questi rinomati "Enfants valises" ?

Xavier de Lauzanne: Il tema non è farina del mio sacco. Sono stato contattato da due referenti dell’Istruzione francese che intervenivano nelle cosidette "aule di accoglienza" da svariati anni. In occasione dell'incontro mi hanno illustrato il funzionamento del progetto che in effetti non è molto conosciuto in Francia. Mi hanno chiesto se fossi interessato a girare un film sul tema. L'idea mi ha colpito. 

Cafébabel: Cosa sono quindi queste "aule di accoglienza"?

Xavier de Lauzanne: sono delle aule di apprendimento istituite in Francia da una legge specifica, secondo la quale, ogni bambino tra i 6 e i 16 anni, quale che sia la natura della sua permanenza sul suolo francese - legale o meno - deve essere obbligatoriamente istruito. Tuttavia, è un'istituzione in continua evoluzione, a seconda delle richieste e dei mezzi a disposizione. Il progetto ingloba diversi tipi di classi. Io ho filmato in un'aula chiusa, una FLER (un'aula dove il francese è la lingua straniera di punta) che accoglie esclusivamente studenti francofoni dell'Africa  occidentale e del Magreb

"RAGAZZI che sono la prova VIVENTE di un PROBLeMA"

Cafébabel: È stato difficile conquistare la fiducia dei bambini e dell’insegnante durante le riprese?

Xavier de Lauzanne: Non troppo, dato che sono stato con loro dall'inizio dell'anno accademico. Ho riunito studenti e genitori per spiegare loro il progetto e lo hanno subito percepito come un percorso pedagogico. All'inizio gli studenti si sono messi a disposizione liberamente, senza secondi fini, ma nel corso dell'anno, avendo preso consapevolezza della ripercussione mediatica del film, è stato veramente difficile riprenderli in modo naturale.

Cafébabel: Durante le riprese del documentario, aveva già in mente il messaggio che voleva trasmettere?

Xavier de Lauzanne: Prima di girare il film mi sono documentato sulle aule di accoglienza, ma mi sono reso conto che non avevo un'idea chiara sul fenomeno dell'immigrazione. È un tema molto complesso. Davanti alla diversità dei percorsi dei singoli studenti, non riuscivo a trovare la modalità adatta per definire un tema così trasversale. Allora ho deciso di avvicinarmi alle persone, per scoprire chi fossero. A mio avviso, il ruolo del cineasta è quello di presentare dei momenti di vita che inducano a riflettere. Nei miei film provo sempre a passare del tempo con ragazzi che sono la prova vivente di un problema.

Cafébabel: Pensa che sia ancora difficile integrarsi nella società francese?

Xavier de Lauzanne: Vorrei evitare di criticare il sistema. La Francia è una delle poche nazioni al mondo dove c'è tolleranza, possibilità di sostegno e risposte efficaci ai bisogni della gente da parte dello Stato. C’è una filosofia particolare in questo Paese nei confronti dell'accoglienza degli stranieri. Bisogna prenderne atto.

Cafébabel: È ancora in contatto con questi "enfants valises"? 

Xavier de Lauzanne: Dopo le riprese ho provato a mettermi in contatto con loro, ma sono ragazzi che si spostano frequentemente e purtroppo sono riuscito a rintracciarne solo alcuni. Diversi di loro erano presenti il giorno della presentazione del film: erano commossi. Non avevano mai visto il film prima di allora e credo che, in quell'occasione, abbiano preso consapevolezza del percorso fatto. Spero che adesso ognuno di loro abbia introiettato il codice etico della società francese.

Cafébabel: Crede che il documentario possa in qualche modo cambiare la percezione della gente nei confronti dei ragazzi immigrati in Francia?

Xavier de Lauzanne: Non ho questa ambizione perché non credo che sia un compito che spetti a me. Certo, se gli spettatori dovessero andare a vedere il documentario con dei preconcetti sull'immigrazione per andarsene successivamente con una visione diversa, più tollerante, ne sarei orgoglioso. Ma non è nemmeno un problema di tolleranza, quanto invece una questione di problematiche che cambiano e vanno affrontate. Le certezze in fondo non hanno futuro. 

Video Credits: Films Annonnce/youtube