Energie rinnovabili: tra speranza e contraddizioni: seconda parte

Articolo pubblicato il 20 novembre 2015
Articolo pubblicato il 20 novembre 2015

Lungi dall'essere esclusivamente un impegno filantropico o umanista, le energie rinnovabili possono anche rappresentare un cospicuo giro d'affari. I produttori in competizione in questo settore vorrebbero veder crescere i loro investimenti malgrado il contesto globale si mostri piuttosto sfavorevole a causa della crisi finanziaria.

E le opportunità in questo settore sono considerevoli sia nei paesi industriali che in quelli emergenti quali, per esempio, l'India o la Cina.

La sfida delle energie rinnovabili pare essere a buon punto se si prendono in considerazione i numerosi attori economici, i mezzi industriali e tecnologici e il processo di ricerca e sviluppo intrapreso da molti paesi allo scopo di sviluppare nuove fonti energetiche. 

Il sistema di produzione messo in moto per raggiungere questi obiettivi è però simile a quello di altri settori industriali, ossia è  geograficamente globale. E questa è la contraddizione principale. Volto a ridurre le emissioni di CO2, prevede che i prodotti siano trasportati per oltre milioni di kilometri dalle regioni dei produttori a quelle dei consumatori. E i mezzi di trasporto odierni utilizzano energie fossili. Il mercato delle energie rinnovabili, oggi piuttosto competitivo, incoraggia così indirettamente un sistema di produzione di riscaldamento globale. Le celle dei pannelli fotovoltaici sono prodotte in Cina e destinate al mercato europeo o americano. Queste celle sono vendute a milioni sui mercati occidentali mentre la Cina non investe sul suo enorme mercato.

L'Europa, a sua volta, vende i suoi prodotti finiti al Madagascar, all'India o al Nord Africa, senza tuttavia garantire i trasferimenti tecnologici che permetterebbero a questi paesi di sviluppare una loro produzione locale.

Queste diverse problematiche illustrano in maniera chiara il ricorso a logiche che sono lontane dai principi di sviluppo sostenibile discussi durante i vari summit sul tema dell'ambiente.

Al di là di questi paradossi, i mercati domestici europei hanno conosciuto trasformazioni positive.

La Francia ha una tradizione del nucleare: francese è una delle compagnie più importanti al mondo in questo campo e quasi l'80% dell'energia prodotta deriva da questo sistema di produzione. L'annuncio del presidente Sarkozy in merito alla costruzione di un nuovo reattore nucleare, così come il peso della lobby nucleare all'interno delle cerchie politiche, fonte di ricchezza per l'economia francese, potrebbero impedire di raggiungere entro il 2010 la soglia stabilita del 23%.

Il fatto che lo stato sovvenzioni l'elettricità derivata dall'energia solare non pare essere una forza trainante per la crescita di energie ecologiche. Coloro che davvero favoriscono la tendenza verso le energie ecologiche sono in realtà le ventidue regioni francesi. Queste offrono innanzitutto sostegno finanziario a quelle persone che desiderano installare sistemi fotovoltaici nelle loro case. Hanno inoltre incoraggiato l'ascesa di reti di piccole imprese nel settore e vorrebbero mettersi in contatto con ricercatori a livello nazionale ed europeo per sviluppare sistemi innovativi. 

Queste iniziative nascono soprattutto nelle regioni della Francia meridionale: Linguadoca-Roussillon, Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Rodano-Alpi e Midi-Pirenei. Le piccole compagnie hanno una logica locale in termini di impiego e non hanno nulla a che fare con giganti come EDF o Areva che, invece, non sono più davvero presenti a livello locale e la cui priorità è massimizzare i profitti dei loro azionisti.

La Spagna ha presentato progetti giganteschi quali la creazione della centrale solare più grande d'Europa vicino a Siviglia oltre che di fattorie eoliche sull'altopiano della Mesa e un po' ovunque nel paese. Questo settore ha permesso una diversificazione dell'economia spagnola e l'emersione di grandi compagnie di profilo internazionali come Vestas, specializzata in energia eolica. Il paese attraversa però una brutale recessione e tanto le province autonome quanto il governo centrale devono affrontare altre emergenze quali il tracollo del settore edilizio e i debiti delle famiglie. L'amministrazione non ha più la disponibilità economica necessaria per assistere i settori dell'energia pulita come succedeva negli anni passati.

La Germania  si mantiene stabile ma i mercati stanno raggiungendo la saturazione, come indica il rallentamento nelle vendite dei pannelli solari. I suoi campioni industriali, spesso compagnie importanti di medie dimensioni o reti che lavorano a livello internazionale, trovano ancora degli sbocchi in mercati in crescita come la Francia o quelli di paesi emergenti in virtù della qualità della loro produzione.

La corsa per le energie rinnovabili è piena di contraddizioni per ciò che riguarda la tutela dell'ambiente.

Questo aspetto non sembra preoccupare prominenti attori francesi quali EDF o Areva che producevano energia nucleare e la vendevano come energia pulita. Questa è infatti la seconda contraddizione della Francia, divisa tra un'industria nucleare molto potente e un discorso politico governativo che contiene qualche briciola di accenti ecologici.

Vale la pena notare che questo settore e, in senso più ampio, quelli dell'ambiente rappresentano oggi l'unica ancora di salvezza da un capitalismo finanziario dal fiato corto. Gli Stati Uniti e la maggior parte dei paesi industrializzati l'hanno capito bene. Viene però spontaneo chiedersi se continuare a usare ricette che hanno mostrato i loro limiti possa rappresentare una risposta a lungo termine alle necessità di sviluppo per le popolazioni sia del nord che del sud. 

Marc Terrisse

Traduzione in inglese di Frédérique Destribats

Traduzione in italiano di Maurizio Brancaleoni