Energie rinnovabili: fra contraddizioni e speranze - PARTE II

Articolo pubblicato il 22 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 22 febbraio 2009
Il mercato delle energie rinnovabili talvolta è estraneo a scopi filantropici e umanitari per la salvaguardia del pianeta.  Le imprese che si fanno concorrenza cercano di far fruttare i loro investimenti in un contesto stagnante a causa della crisi finanziaria.
Inoltre, ci sono considerevoli opportunità di sviluppo per questo settore non solo nei paesi industrializzati, ma anche in quelli emergenti, come la Cina.

La sfida delle energie rinnovabili sembra sulla buona strada se pensiamo poi ai tanti attori economici, ai mezzi industriali e tecnologici e ai risultati della ricerca dispiegati da tutti i paesi per sviluppare le nuove fonti energetiche.

Il sistema produttivo delle energie pulite è uguale a quello degli altri settori industriali. È mondializzato dal punto di vista geografico: le zone di produzione e quelle di consumo possono essere molto distanti fra loro. E sta qui la principale contraddizione delle energie rinnovabili. In teoria dovrebbero consentire una riduzione delle emissioni di CO2, ma in realtà incrementano l’utilizzo dei combustibili fossili (utilizzati per i trasporti), incoraggiando indirettamente il sistema produttivo responsabile del surriscaldamento del pianeta. Le cellule dei pannelli fotovoltaici, infatti, sono in gran parte prodotte in Cina, ma anziché essere vendute sul mercato nazionale, che offrirebbe grandi margini di sviluppo, vengono destinate ai mercati occidentali (Europa e USA).

Da parte loro, gli europei vogliono vendere i loro prodotti finiti in Madagascar, in India o nel Magreb, senza incoraggiare la trasferimento delle tecnologie che permetterebbero a questi paesi di svilupparle localmente.

Tutte queste tendenze mostrano chiaramente che ci si muove secondo logiche estranee ai principi dello sviluppo sostenibile sbandierati durante i summit globali.

Al di là di queste contraddizioni, nei mercati nazionali europei ci sono stati dei cambiamenti positivi.

In Francia, l’80% dell’energia è prodotta nelle centrali nucleari e qui si trovano i leader mondiali del settore. La costruzione di un nuovo reattore EPR, annunciata dal Presidente Sarkozy, ma anche le pressioni che la lobby del nucleare, importante fonte di ricchezza per l’economia francese, esercita sulla politica, potrebbero ostacolare il raggiungimento della quota del 23% entro il 2010.

Sebbene lo Stato sostenga l’elettricità solare, non è lui il motore dello sviluppo verde, bensì le 22 regioni francesi. Sono queste a concedere finanziamenti ai cittadini che vogliono installare sistemi fotovoltaici nelle proprie abitazioni. Hanno inoltre incoraggiato la rete di PMI attive in questo settore e desiderose di diffondere su scala nazionale ed europea le novità della ricerca.

Queste iniziative sono promosse soprattutto dalle regioni del sud della Francia (Languedoc-Roussillon, Provence-Alpes-Côte d’Azur, Rhône-Alpes e Midi-Pyrénées).

Le PMI di queste regioni impiegano manodopera locale e non hanno nulla a che vedere con colossi come EDF o Areva che non sono più radicati sul territorio e che hanno come unico obiettivo quello di massimizzare i profitti dei propri azionisti.

In Spagna hanno fatto le cose in grande, con  la creazione, vicino a Siviglia, della più grande centrale solare d’Europa. Anche il settore eolico non è da meno: sono stati costruiti diversi impianti sia sull’altopiano della Meseta sia in altre zone del paese. Questo settore ha favorito una maggiore diversificazione all’interno dell’economia spagnola e ha fatto emergere imprese ormai di livello internazionale come Vestas, specializzata nella produzione di energia eolica. Ma oggi il paese attraversa una grave recessione e tanto le comunità autonome quanto il governo centrale devono fare i conti con altre emergenze, come la crisi dell’edilizia e l’indebitamento delle famiglie. Gli enti pubblici non sono più in grado di sovvenzionare l’utilizzo delle energie pulite come succedeva ancora un anno fa.

La Germania continua per la sua strada, ma il mercato è ormai saturo e sembra aver raggiunto il punto di massima crescita. Il calo delle vendite di pannelli solari è un segno di questa fase di stallo. Le industrie di maggior successo, spesso grandi PMI o consorzi di PMI presenti anche all’estero, hanno ancora degli sbocchi economici importanti nei mercati emergenti come quello francese, grazie all’ottima qualità dei loro prodotti.

La corsa alle energie rinnovabili si accompagna quindi ad atteggiamenti contraddittori rispetto alla tutela dell’ambiente.

Probabilmente questo non preoccupa molto i colossi francesi come EDF o Areva, da tempo abituati a sviluppare unicamente energia nucleare, venduta poi come energia pulita. Sta qui dunque l’altro paradosso francese: da un lato c’è un’industria nucleare molto forte e dall’altro una volontà politica che si schiera talvolta in difesa dell’ecologia.

Osserviamo infine che questo settore e, più in generale, quello della tuela ambientale sono oggi l’unica salvezza per un capitalismo finanziario agonizzante. Gli Stati Uniti e la maggior parte dei paesi industrializzati l’hanno capito. Ma visto che talvolta vengono riproposte delle ricette che hanno già dimostrato i loro limiti, è legittimo chiedersi se questo sistema sarà capace di offrire delle risposte durature alle necessità di sviluppo sia dei popoli del nord che del sud del mondo.

Marc Terrisse

Trad.: Laura Bortoluzzi