Energia, il risveglio dell'Europa?

Articolo pubblicato il 24 marzo 2014
Articolo pubblicato il 24 marzo 2014

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(In diretta dal Consiglio Europeo) Attenuatesi l’euforia delle dichiarazioni alla vigilia del conflitto in Ucraina e l’adozione di nuove sanzioni, firmato l’accordo di associazione, i ventotto si sono potuti concentrare sulla questione energetica in Europa. 

La Russia firma, l’Europa passa la palla

Il Consiglio Europeo del 21 marzo si è rallegrato dei nuovi passi avanti nella cooperazione e nella solidarietà per l’Ucraina. Il capitolo politico dell’accordo d’associazione è stato firmato ieri, nell’ora in cui la Duma ratificava il trattato d’annessione della Crimea alla Russia. Una partita di ping-pong a cui europei e russi piace prestarsi in questi ultimi giorni!

Tuttavia, «l’accordo non è portato a termine», ricordano all’unisono i Capi di Stato e di Governo. L’accordo dovrebbe essere ben presto completato con l’integrazione della parte commerciale.

Bruxelles si è voluta rassicurare: nonostante la priorità data alla Russia, i problemi legati all’energia e al clima, fondamentali per l’Europa, sono stati affrontati e sono stati oggetto di un «accordo unanime».

«Bisogna lavorare insieme», Her­man Van Rom­puy

Un primo aspetto riguarda l’Unione energetica. «Bisogna lavorare insieme». Il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Von Rompuy, ha messo in primo piano l’indispensabile solidarietà degli europei in ambito energetico. La difficoltà di uno Stato membro deve mobilitare l’insieme della comunità: è un progetto ambizioso che in parte si sono prefissati attraverso il pacchetto normativo Con­nec­ted con­ti­nent.

Sulla scia del rapporto tra Spagna e Portogallo in materia di approvvigionamento energetico, l’Unione  raccomanda una migliore coordinazione, complementare al primo accordo. Concretamente, i Paesi possiedono interconnessioni bilaterali o multilaterali contenute che limitano le potenzialità della comunità europea e che, perciò, devono essere sviluppate a livello europeo.   

Dipendenza energetica: una scatola vuota?

Il conflitto in Ucraina ha rilanciato la sfida dell’indipendenza e della sicurezza energetica dell’UE. Ormai è molto importante per l’Europa evolversi verso una riduzione della sua dipendenza al gas, in particolare quello russo (che arriva all’80% delle importazioni europee).

Ancora piuttosto vaghe, le soluzioni alternative puntano principalmente sull’energia rinnovabile. Di conseguenza, l’Unione ricorda gli obbiettivi Europa2020 e invita fortemente tutti gli Stati membri ad impegnarsi al massimo per ritrovarsi a fine marzo 2015 con dei risultati positivi e concreti.

Se i leader hanno più volte insistito su questo punto, rammaricandosi tutti di questo posizione di dipendenza, dei progetti a breve termine sarebbero chiaramente utopici e le soluzioni alternative sono attualmente limitate. La volontà dei Capi di Stato e di Governo non manca, ma ciò di cui abbiamo bisogno adesso sono delle misure concrete, realizzabili entro i termini prescritti.  

La pressione di Parigi 2015

In previsione della COP21 che si terrà a Parigi nel 2015, si intensifica sempre di più l’orientamento dell’Europa verso le fonti energetiche rinnovabili.

Tra le misure da adottare vi sono: la riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2030 (in linea con l’obiettivo della riduzione dell’80% entro il 2050, ossia un ritorno alle cifre del 1990); una riforma radicale del mercato del carbone per abbassare i costi energetici, così come l’integrazione del 27% delle energie rinnovabili nel bilancio energetico europeo.

Tanti progetti ambiziosi che traducono la volontà di «controllare le nostre transizioni energetiche e diminuire le emissioni di gas ad effetto serra» (F. Hollande), per un’Europa più pulita, più economica, più competitiva.

François Hollande ha dato il la: Parigi 2015 dovrà farcela lì dove Copenaghen 2009 non c’è riuscito.

Sulla carta gli obiettivi sono stabiliti, le sconfitte riaffermate. L’Unione Europea, con queste grandi linee, conta sull’operatività di ciascun Stato membro per farcela e affermarsi sempre più nel panorama internazionale. Ne va non solo dell’ecologia e dell’economia, ma anche delle sue strategie geopolitiche.