Endless, le speranze infrante dei migranti

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 22 gennaio 2016

Un viaggio per immagini nell'ex CARA di Salinagrande, a Trapani, simbolo di uno dei tanti "lager" nei quali erano costretti a restare i migranti in partenza e in arrivo sulle coste europee. Cafébabel Palermo presenta Endless, reportage del fotografo siciliano Francesco Bellina. 

Il CARA di Salinagrande era uno dei Centri di accoglienza per richiedenti asilo del Comune di Trapani. La struttura, chiusa il 31 maggio 2015, è stata oggetto di diverse polemiche, soprattutto per le pessime condizioni in cui erano ospitati i migranti. Nel dicembre 2011, una delegazione della Commissione libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo, lo definì un vero e proprio "lager". «L'acqua nelle docce è fredda, i bagni sono pessimi e i dormitori affollatissimi,» aveva detto il capo della delegazione, la svedese Cecilia Wikstrom, «in queste condizioni è complicato tutelare la dignità umana». 

Francesco Bellina, fotoreporter siciliano di 26 anni, ha preso in esame l'ex CARA di Salinagrande per porre l’attenzione sul limbo dell'accoglienza, in particolare – come nel caso in questione – quando si tratta di strutture fatiscenti, inospitali e mal gestite. Il progetto fotografico Endless è stato realizzato dopo la chiusura della struttura: contrappone le fotografie delle stanze ormai vuote, in cui gli ospiti erano costretti a vivere, e diversi frame estratti dai telegiornali, che raccontano il fenomeno dell'immigrazione. 

Gli spazi silenziosi del CARA di Salinagrande sono accostati – per richiami cromatici o tematici – alle immagini a tinte forti o pixelate dei confini greci o ungheresi, fino ai reticolati di Melilla, l'enclave spagnola sul suolo africano. Un viaggio senza fine e senza confini.

Prima dello sgombero del CARA di Salinagrande, il 31 maggio del 2015, i richiedenti asilo sono stati costretti a vivere in pessime condizioni. Sulle pareti si trovano numeri di telefono di amici, familiari, conoscenti. Tracce di un passaggio che si è ripetuto da anni. 

All'interno della struttura sono state create delle zone "grigie", dentro le quali venivano rinchiusi alcuni ospiti. Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre 1999, in un altro centro di accoglienza di Trapani (l'ex Centro di permanenza temporanea Serraino Vulpitta, oggi Centro di identificazione ed espulsione, n.d.r.), sei migranti persero la vita a causa di un rogo. Secondo le testimonianze, le forze dell'ordine avrebbero chiuso l'uscita di sicurezza con una sbarra di ferro. I migranti arsero vivi.

Ad ottenere il primo affidamento del CARA Salinagrande, fu la Cooperativa Insieme di Giuseppe Scozzari, attualmente imputato dinanzi al Tribunale di Gorizia con l'accusa di associazione a delinquere, finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, per la gestione dei centri a Gradisca d'Isonzo.

Nell'agosto del 2011 la gestione finì alla Cooperativa Badiagrande, riconducibile alla Diocesi di Trapani e don Sergio Librizzi, direttore della Caritas locale. Il sacerdote è stato arrestato nel giugno 2014 e poi condannato a 9 anni di reclusione per concussione e violenza sessuale. 

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Pubblicato in anteprima dalla redazione locale di cafébabel Palermo.