«Sufi mon amour»: quando il teatro ci fa girare la testa

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 10 febbraio 2017

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«Est, ovest, sud o nord, non c'è differenza... Se il viaggio è interiore, potete percorrete il mondo intero e oltre». Le parole universali della scrittrice Eli Shafak, messe in scena a teatro da Christine Delmotte, ci parlano d'amore, di spirituaità e di unicità al ritmo dei dervisci rotanti.

Cafébabel Bruxelles si è recato al Théâtre des Martyrs per scoprire il mondo spirituale del sufismo, nell'opera teatrale Sufi, mon amour, tratta dal romazo di Eli Shafak. L'evento ha offerto l'occasione di intervistare Christine Delmotte, responsabile della regia, della scenografia e dell'adattamento.

Uno spettacolo teatrala che scalda il cuore

In principio, Soufi, mon amour è un romanzo che racconta la storia di Ella Rubinstein, un'ordinaria casalinga di 40 anni che vive a Northampton con il marito, i 3 figli e il cane. La sua vita cambia quando, per lavoro, decide di rileggere un manoscritto che ricostruisce l'incontro tra Rumi, il grande poeta del XIII secolo, e Shams Tabrizi, il derviscio rotante più popolare del mondo musulmano. 

Per Ella, l'amicizia tra il poeta e il derviscio rappresenta una rivelazione, nonché l'inizio di una storia d'amore con l'autore del manoscritto, Aziz Z. Zahara, che sconvolgerà la sua vita, così come Shams ha sconvolto quella di Rumi. 

Gira, gira, gira…

Il sufismo è la branca spirituale dell'Islam secondo il quale «la conoscenza che non conduce al di là di sé stessi è molto peggio dell'ignoranza». La parola «derviscio» viene dal persiano «mendicante», in quanto questi vive nell'austerità e ricerca l'unione con Dio. I dervisci danzano la Sama, girando instancabilmente su sé stessi per raggiungere uno stato di trance. La Sama, come spiega così bene Shams, «è una danza spirituale eseguita per amore, solo l'amore».

Non è un caso che questa volta Christine Delmotte abbia scelto di dedicarsi al sufismo. Tutta la sua opera è fortemente impregnata di spiritualità, alla quale molte delle sue opere sono interamente dedicate. In Soufi, mon amour Christine ha voluto affrontare la spiritualità dal punto di vista dell'Islam, in risposta a tutto l'odio che scatena oggi in Europa. Lo spettacolo mira ad unire tutti i popoli di Bruxelles presenti al Théâtre des Martyrs.

Una storia universale

Per questa storia, Delmotte ha scelto una messa un scena energica, molto visiva e estetica. Tra l'inizio e la fine dello spettacolo, gli attori ci trasportano senza scossoni dal XIII al XXI secolo. 

Non è la prima volta che Christine Delmotte si cimenta nell'adattamento teatrale di un romanzo; ha scelto spesso testi contemporanei di altri uatori belgi, come Amelie Nothomb. «È un processo molto lungo che richiede molta pazienza», ci spiega.

Gli attori vestono costumi contemporanei. «Non volevo che fosse esotica, per me è una storia universale che non appartiene a un luogo particolare», continua la Delmotte. Infatti, i costumi restano gli stessi, che la storia si svolga ai tempi di Rumi o a quelli di Ella. La gonna blu di Stephanie Van Vyve, che aggiunge una nota di magia alle scene di danza, è il solo riferimento al costume tradizionale dei dervisci rotanti. Gli attori hanno imparato la Sama in solo due giorni, grazie a Yumma MudraMichel Raji, due ballerini che la praticano.

Gli attori trasemettono l'energia di questa storia in modo impresssionante e, durante la loro performance, nel nostro animo si susseguono il riso, il sorriso e la riflessione. 

Fino ad ora, l'opera ha riscosso un vero successo. « Penso che le persone sono s contente del messaggio d'amore. Credo che sia una cosa che hanno vohlia di ascoltare, che hanno bisogno di ascoltare», afferma Christine Delmotte.

Le parole di Ella che citano la regola 40 del sufismo sono quelle che forse riassumono meglio lo spirito dell'opera: «Una vita senza amore non significa niente. Non chiedetevi che tipo d'amore dovreste ricercare, spirituale o materiale, divino o terrestre, orientale o occidentale... Le separazioni conducono solo ad altre separazioni. L'amore non ha etichette, non ha definizione. È ciò che è, puro e semplice». A buon intenditore poche parole.