Emmanuel Macron a Bruxelles: «Abbiamo bisogno dell'Europa per uscire da questa situazione»

Articolo pubblicato il 01 maggio 2016
Articolo pubblicato il 01 maggio 2016

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Il ministro dell'economia francese ha parlato della sua visione sulla politica francese e europea con alcuni giornalisti di Politico. 

In molti attendevano a Bruxelles l'arrivo di Emmanuel Macron, ministro francese dell'Economia, il 18 aprile scorso, in occasione del primo anniversario della testata Politico. Era la prima volta che questo giornale accoglieva un ministro nazionale in carica per un dibattito politico. 

È evidente che la politica francese desta ancora l'interesse di Bruxelles e dell'Europa in generale. L'arrivo del ministro era atteso non solo dai politici, ma anche dai media. Più di un centinaio di persone, solidali alla sua causa e alle sue idee, hanno assistito al suo intervento qualche giorno dopo l'inaugurazione del suo movimento politico, En marche.

La discussione verteva essenzialmente su due assi: la politica francese e l'Unione Europea. Macron ha risposto, in inglese, in modo diretto e rilassato alle domande dei giornalisti.

« Abbiamo bisogno di una società aperta »

Le domande relative alla politica francese, che dovevano essere una sorta di introduzione per lasciare poi spazio alle tematiche europee, hanno invece monopolizzato buona parte del dibattito. Il ministro dell'economia è stato subito invitato ad affermare la sua posizione riguardo ad una possibile candidatura di François Hollande alle elezioni presidenziali del 2017. Ha ribadito che quest'ultimo è il solo a poter decidere, ricordando quello che il Presidente della Repubblica ha affermato qualche giorno fa, cioè che avrebbe preso una decisione nei prossimi mesi.

Ufficialmente, Macron continua ad appoggiare l'attuale capo di stato francese, e non ha creato il suo movimento politico in vista di una futura concorrenza. Tuttavia, secondo il ministro, «l’offerta politica attuale non è sufficiente». Auspica l'emergere di una vera e propria piattaforma politica per il post 2017. Ma soprattutto insiste sulle idee fondamentali che, a suo parere, al contrario dei candidati, scarseggiano. «Non si parla mai di idee» ha affermato, prima di aggiungere che è stata già annunciata un'altra dozzina di candidature.

Il funzionario ha confermato che En marche ha la vocazione di essere un movimento superpartes, disponibile ad accogliere persone tanto di destra che di sinistra. Il movimento vuole diventare soprattutto una piattaforma che include e integra la gente della società civile: « La società civile parla della politica dicendo ‘Siete dei tecnocrati’. Noi abbiamo bisogno di una società aperta».

Presentazione del video del movimento di Macron, En marche.

Riguardo alle domande sull'economia, il ministro, conosciuto per le sue posizioni liberali e riformatrici, ha ribadito il suo desiderio per un «rinnovamento dell'economia», con una maggiore flessibilità. E questo al fine di dare la possibilità alle persone escluse dal mercato del lavoro di svolgere più liberamente dei «lavoretti», riprendendo così l'esempio di Uber. «Non ci può essere alcun futuro con regole che risalgono agli anni 50, 60, 70. Viviamo in un mondo aperto. Dobbiamo aggiornare il nostro modello economico e formativo», ha concluso.

Un desiderio di «più Unione Europea» e più solidarietà

Dopo aver evocato la responsabilità dei politici riguardo all'ascea del Front National, Emmanuel Macron ha risposto alle domande sul futuro dell'Unione Europea. Si è detto favorevole al Partenariato transatlantico tra UE e Stati Uniti, il celebre TTIP, che considera ancora attuale e una «buona cosa per l'Europa», se ben negoziato. In effetti, le negoziazioni si moltiplicano da vari anni e molti punti rimangono sensibili, come ad esempio l'agricoltura o i mercati pubblici.

Si è parlato anche della crisi dell'acciaio in Europa. Su questo punto, il ministro francese mantiene una posizione protezionista, a fronte delle «pratiche commerciali cinesi inaccettabili», che «ribassano i prezzi dal 40 al 50%». «Se si pensa alla libertà, si pensa anche a come regolare la libertà», ha dichiarato, dimostrandosi incline a una tutela più efficace e più rapida dell'industria europea.

Rispondendo alle domande più istituzionali e politiche, Macron ha affermato che «abbiamo bisogno dell'Europa per uscire da questa situazione. Non siamo sufficientemente equipaggiati a livello nazionale per affrontare le crisi [crisi finanziaria, crisi terroristica, crisi dei rifugiati]». «Abbiamo la possibilità di essere sempre più forti», ha detto, affermando durante tutta la discussione la propria eurofilia e la sua voglia di maggiore integrazione europea, ma anche di riformare l'Unione. 

Infine, le domande degli intervistatori si sono concluse con la coppia franco-tedesca. Il ministro si è mostrato solidale con il proprio presidente e col governo, assicurando che i rapporti tra Angela Merkel e François Hollande sono molto buoni. Anzi, ha aggiunto che sono addirittura migliori che durante l'epoca di Nicolas Sarkozy. Tuttavia, secondo Macron ciascuno deve adoperarsi affinché la Francia avanzi verso un nuovo trattato e la Germania deve accettare di delegare le competenze. 

L'intervista è stata intensa ed è durata più di un'ora, ma non ci sono state prese di posizione né nuove e clamorose dichiarazioni. Macron si è accontentato di ribadire la sua linea politica e la sua concezione di Unione Europea. Nessuna sorpresa, dunque, ma un'ostentazione di entusiasmo da parte del ministro in un contesto politico tumultuoso per la sinistra francese.