Living in the chiringuito

Articolo pubblicato il 02 agosto 2004
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Articolo pubblicato il 02 agosto 2004

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Il turismo residenziale ha provocato un'esplosione urbanistica nelle coste del sud d'Europa. Ben presto anche anche le spiagge saranno di cemento.

Il domenicale tedesco Bild am Sonntag qualche tempo fa, metteva in risalto gli scontri tra turisti tedeschi ed inglesi per impadronirsi delle sedie a sdraio della piscina di un hotel di Torremolinos. Gli inglesi protestavano frequentemente perché i tedeschi, più mattinieri, prenotavano, senza diritto e con asciugamani, varie amache, monopolizzando la piscina dell’hotel. Gli anglosassoni contrattaccavano occupando le sedie a sdraio, non facendo accuratamente caso agli asciugamani germanici.

Per evitare questo scontro di civiltà nel più puro stile Huntington, è sorto un nuovo tipo di turismo, lontano del concetto di turista colorato di tipo alberghiero tutto compreso: il turismo residenziale.

I dati parlano da sè. Secondo uno studio della banca Barclays, nel 2003 i britannici hanno comprato il 40% delle case di nuova costruzione realizzate nella costa spagnola. E se teniamo conto dei dati del gruppo tedesco AMS, 1.700.000 famiglie straniere potrebbero comprare in Spagna la seconda residenza nei prossimi 5 anni. Le origini di questa smisurata migrazione sembrano risiedere nella crescita spaventosa del valore delle case nel Regno Unito, nelle compagnie aeree a basso costo e nei bassi tassi d’interesse in Europa.

Spain for sail

Con l'obiettivo di vendere la Spagna dei luoghi comuni agli inglesi, è nata Viva España, evento promozionale celebrato per la prima volta a Londra nel 2002 e la cui edizione del 2004 aspetta di inondare Dublino di sangria, flamenco e stuzzichini. Anche le coste francesi hanno la loro dose di turismo residenziale proveniente dal nord d'Europa: ancora a Londra, con nome analogo e stessa filosofia immobiliare, Vive la France 2004 continua da più di un anno ad europeizzare l'esagono francese.

Il turismo residenziale sta provocando un'esplosiva crescita demografica ed un'urbanizzazione incontrollata in alcuni tratti costieri europei, soprattutto in Spagna, primo mercato mondiale nel settore delle seconde case. I suoi sostenitori affermano che questo tipo di turismo è il principale finanziamento municipale, una fonte di valute e di investimenti stranieri ed un impulso per lo sviluppo delle infrastrutture. Il turismo residenziale, dicono, faciliterà l'apprendistato delle lingue europee, la comprensione delle differenti culture nel resto dei paesi ed aiuterà alla creazione di una società di servizi.

Tuttavia, non tutto è così bucolico. Il turismo residenziale non è innocuo per i locali. Il valore delle proprietà immobiliari spagnole cresce di anno in anno, in alcuni casi in maniera insostenibile, (nelle Baleari ha raggiunto un aumento del 21%, triplicando gli indici abituali), provocando la diminuzione della domanda interna di prime abitazioni. Il settore immobiliare compensa questa decelerazione incoraggiando il turismo residenziale, aggravando il problema abitativo delle popolazioni dei paesi con sole assicurato. Ricordiamo che il problema immobiliare del sud d'Europa sembrava non poter peggiorare. Un’ipoteca su cinque della zona euro l’anno scorso è stata firmata in Spagna, e la media di età di accesso alla prima abitazione è salita fino ai 30 anni, la più alta d'Europa.

Il gatto che si morde la coda

La speculazione che fa viaggiare il denaro ricco di buone intenzioni di tedeschi e britannici, mette in serio pericolo il patrimonio naturale e culturale delle coste del sud d'Europa. La proliferazione di campi da golf, (solo nella provincia di Malaga ce sono più di 40), parchi tematici, circuiti ad alta velocità, urbanizzazioni e centri commerciali minaccia querceti, falde acquifere e la longevità del paesaggio rurale spagnolo, francese ed italiano. Detto in altre parole, il turismo residenziale potrebbe ben presto minare proprio le attrattive che lo hanno generato.

Anche le ripercussioni sociali cominciano a diventare tangibili. I centri commerciali di ozio e passatempo ed i parchi tematici nati per dar seguito alla domanda turistica, asfissiano i commerci locali e fomentano la precarietà lavorativa. Il turismo residenziale è più invasivo del turismo alberghiero perché necessita di maggiore spazio e genera meno manodopera provocando l'impoverimento delle coste che accolgono i nuovi turisti.

L'UE deve evitare che si formino questi ghetti patrocinati da speculatori immobiliari. Bisogna cercare alternative sostenibili all'espansione del turismo residenziale. L'agriturismo, il turismo culturale ed il turismo interno sembrano portare più allo scambio e alla conoscenza delle culture, rispetto alla semplice colonizzazione della costa con finalità economiche. Cerchiamo un equilibrio tra mercificazione e conservazione dell'identità e del patrimonio. Il capitale culturale e naturale dell'UE non può restare nelle mani dell'industria turistica. E se niente di tutto questo funzionerà, potremo sempre dichiarare Maiorca diciassettesimo Land tedesco. Typical Spanish .