Elogio della mobilità

Articolo pubblicato il 11 agosto 2017
Articolo pubblicato il 11 agosto 2017

L'ideologia della mobilità permea tutti gli aspetti della nostra vita

Oggi regna un nuovo imperativo che ha investito tutti gli aspetti della nostra vita: la mobilità. Bisogna andare "fuori". Lontano è meglio, a priori. Studio, lavoro, tempo libero e amore non hanno valore in sé, ma solo in quanto internazionali. Chi rifiuta un'occasione in Cina o in Israele è un pazzo, un ingrato, una persona che non conosce "il suo tempo".

La mobilità crea incontri, nuove esperienze umane e lavorative, nuovi progetti. Chi non ne partecipa è tagliato fuori dal gioco. Per lui nessuna pietà, è ignorante. L'idolatria della mobilità inciampa su se stessa: l'importante è muoversi, cambiare, anche se molte volte non si capisce veramente il perché, perdendo cosi il senso del "viaggio" che sarebbe alla base della nuova esperienza perseguita.

L'ideologia della mobilità è molto aggressiva e si fonda sul concetto di cittadino globale o, per meglio dire, globalized citizen. Vogliamo essere tutti "cittadini del mondo" o, ancora meglio, ciudadanos del presente. Così le ambizioni internazionali si scontrano con la continua ossessione del "locale". Vogliamo girare il mondo, vivere ovunque, inquinare dappertutto pur restando intimamente legati alle nostre radici e al rispetto dell'ambiente. L'ideologia della mobilità cade di nuovo in contraddizione: propone sogni irrealizzabili per la stragrande maggioranza dei cittadini per poi vendere, ai pochi che possono permetterselo, "prodotti locali" a cinquemila chilometri da casa.

Il nuovo pensiero dominante coincide inoltre con la delegittimazione della politica. Appare inutile impegnarsi in battaglie "di quartiere" quando basta cambiare città o paese per eliminare il problema. Non ci interessiamo più della realtà locale perché siamo precari geograficamente. Bello a dirsi, complesso a farsi. In quanto se viaggiare per studio, lavoro, diletto o cultura e fantastico, non essere coscienti del valore di ciò che ci circonda è deleterio e viene usato come arma contro di noi. Detto in parole povere: cosa ci importa dell'imminente privatizzazione dell'ATAC o dell'AMA se il prossimo anno andremo a Bruxelles? (Roma riparte dal pubblico, Cafébabel, 18 ottobre 2016)

Il tranello della magia della mobilità è che troveremo là dove saremo il problema che credevamo di aver eluso andandocene. A meno che non ci limitiamo ai viaggi di piacere siamo costretti a notare come il nuovo ordine mondialista condivida, chiaramente, gli stessi "valori" ovunque. Chi può viaggia, sperimenta, vive in maniera conforme al dictat. Chi non può resta emarginato nella sua povertà finanziaria e culturale.

Al viaggiatore immerso nel lusso si oppone il migrante. Il primo prende una pausa dallo stress del business, il secondo una tregua dalla guerra e dalla fame.

Chi ha davvero il potere sa che oggi non c'è nulla di più semplice che aprire una società a Singapore, Lussemburgo o alle Cayman.

Le tasse le pagano i poveri che non hanno ancora capito la mondializzazione.