Elezioni presidenziali in Francia, Sarkozy e Hollande a caccia di voti sul Tamigi

Articolo pubblicato il 16 aprile 2012
Articolo pubblicato il 16 aprile 2012
Per i candidati alle presidenziali è giunto il momento di inaugurare un nuovo regime: cheddar e bacon. La campagna presidenziale francese non si svolge solo in Francia, ma anche a Londra. Qui risiedono circa 400.000 francesi. Gli iscritti presso l’Ambasciata francese sono in continua crescita (123.306 alla fine del 2011) A chi si affideranno?
Con due settimane a disposizione per convincere gli elettori, i candidati hanno puntato sul “franglais”, una lingua a metà tra il francese della capitale e l'inglese accentato degli espatriati.

"La Parigi sul Tamigi"

Si scorgono da lontano figure di uomini d’affari con in mano i loro giornali nazionali. Si sente nell’aria il dolce profumo di baguettes e croissants freschi. Eppure ci troviamo sul Tamigi, lontano dalla Senna, nella città battezzata “la sesta città francese per grandezza”. Benvenuti in uno dei quartieri più eleganti di Londra: il “Royal Borough of Kensington and Chelsea”.

Qui ognuno si è fatto una propria opinione in merito alle elezioni presidenziali. In libreria i pareri sono discordanti. Alcuni esprimono il proprio scetticismo nei confronti del candidato socialista, che porterebbe la Francia alla rovina; altri, invece, confidano nel cambiamento da lui annunciato. I dibattiti politici sono all’ordine del giorno ovunque: alla drogheria, al caseificio, alla macelleria francese e al liceo francese Charles de Gaulle. Si saluta il dinamismo dell’attuale presidente mentre si è attanagliati dai dubbi nei confronti di un dibattito politico privo di spessore, che non si sofferma sugli argomenti più a cuore ai francesi.

Il senso di unione politica oltre la frontiera

Emmanuelle Savarit, candidata dell’UMP alle legislative per l’Europa del Nord difende il suo partito nelle strade di “Big Smoke” (il soprannome di Londra). Per la prima volta, e proprio grazie alla revisione costituzionale voluta dal governo di Nicolas Sarkozy nel 2008, quest’anno i francesi residenti all’estero potranno eleggere 11 deputati come loro rappresentanti. Considerati i 70.000 votanti a Londra, questa iniziativa costituisce una mossa a favore del presidente. Secondo Edouard Courtial, segretario di Stato per i francesi residenti all’estero, Nicolas Sarkozy è sicuramente “il presidente che ha rivolto maggiore attenzione ai francesi che vivono al di fuori del territorio nazionale”. Oltre a farsi carico delle spese per l’istruzione dei giovani francesi all’estero, l’UMP vorrebbe valorizzare il proprio bilancio in questo campo, con un nuovo sito Internet dedicato alla "France forte à l'étranger", ed evidenziando ancora una volta che “si tratta di un aspetto diplomatico, un legame indefettibile con il nostro paese e con la francofonia, così come un fattore che sostiene la formazione di PME (piccole e medie imprese) all’estero”. Una dichiarazione in linea con lo slogan della campagna di Emmanuelle Savarit: “Essere un francese all'estero, per la Francia è importante!”.

Tuttavia, François Hollande, costantemente favorito dai sondaggi, non è disposto a farsi da parte. Lo scorso febbraio si è recato a Londra per far visita agli espatriati francesi. Ricevuto dal leader dell’opposizione, Ed Milliband, per un pranzo - a base di roast beef e yorkshire pudding - al palazzo di Westminster, il candidato socialista ha adescato anche gli elettori “francoinglesi”. Questa visita conferma quanto dichiarato in precedenza da Axelle Lamaire, la candidata socialista alle elezioni legislative per l’Europa del Nord: “i francesi che vivono nel Regno Unito non sono solo ricchi commercianti, bensì costituiscono un elettorato in maggioranza giovane, di cui un terzo lavora nel settore pubblico e, in particolare, in quello dell’istruzione. È su questa frangia di elettori che François Hollande spera di essere stato convincente; Sarkozy, invece, all’epoca della sua ultima visita a Londra, aveva concentrato la sua compagna nel centro finanziario della capitale, la City".

Paradossale o meno, questi espatriati hanno lasciato la Francia perché ne sentivano il bisogno. Che fosse una questione economica, di istruzione o soltanto di opportunità, nell’Hexagone mancava qualcosa. Da ciò deriva la ragione per cui Londra rappresenta oggi una sfida politica di cruciale importanza per i due favoriti di questa campagna del 2012.

L'Europa in campagna! Hollande e la strategia delle alleanze su cafebabel.com

La scena internazionale è diventata un campo di battaglia per l’elezione presidenziale in seguito all’appoggio ricevuto da Nicolas Sarkozy da parte di Angela Merkel e David Cameron. Hollande ha scelto di corteggiare l’opposizione degli influenti vicini europei in Germania, in Italia e nel Regno Unito. Questa si rivelerà forse una mossa vincente per il candidato socialista? Gli elettori sembrano condividere le proprie intenzioni di voto: delusi dal presidente e dai presidenti di South Kensington, essi non accolgono così volentieri le proposte di François Hollande; tuttavia, allo stesso tempo, vorrebbero un cambiamento. Il vero problema di questa elezione sembra risiedere nella mancanza di scelta, sia per i francesi residenti all’estero che per quelli rimasti sul Lungosenna, in quanto nessun candidato impersona il presidente ideale.

Comunque, il numero crescente di espatriati deve far riflettere la Francia. I suoi dirigenti dovranno rispondere ai bisogni dei francesi, in qualunque parte del mondo essi si trovino, specialmente in un momento di crisi economica come questo. Conservare un senso di identità nazionale e di unione al di là della frontiera, ecco la sfida che accompagna le elezioni presidenziali e legislative del 2012. Bisognerà però convincere una parte della perfida Gran Bretagna. D'accordo?

Foto di copertina: (cc) jiuck/flickr; testo: Sarkozy e Cameron (cc) conservativeparty/YouTube, Hollande, Lemaire e Moscovici © pagina Facebook di Axelle Lemaire; video: (cc) Eurocircle/YouTube.