Elezioni Parlamento europeo 2014: Poker face

Articolo pubblicato il 18 marzo 2014
Articolo pubblicato il 18 marzo 2014

Eu­ro­scet­ti­ci, asten­sio­ni­smo e crisi di­plo­ma­ti­che in­ter­na­zio­na­li. Mentre le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri europee di mag­gio 2014 si avvicinano, il contesto sembra apocalittico. L'Italia potrebbe giocare un ruolo importante per cambiare le politiche dell'Ue, ma il ri­schio è che il de­sti­no del con­ti­nen­te venga af­fi­da­to al caso, come in una par­ti­ta di poker.

Il fu­tu­ro del­l’Eu­ro­pa sem­bra di­pen­de­re dalle ele­zio­ni par­la­men­ta­ri eu­ro­pee che si svol­ge­ran­no a mag­gio 2014. Il loro ri­sul­ta­to tut­ta­via sarà in­fluen­za­to da di­ver­si ele­men­ti. In real­tà, la par­ti­ta eu­ro­pea so­mi­glia piut­to­sto a una mano di poker con tanto di carte co­per­te, crou­pier e gio­ca­to­ri dif­fi­den­ti di di­ver­se na­zio­na­li­tà. Come andrà a fi­ni­re? È una que­stio­ne di co­rag­gio e for­tu­na. 

La prima carta: asten­sio­ni­smo

Sulla base di una ri­cer­ca sulle ele­zio­ni par­la­men­ta­ri eu­ro­pee del 2009, l’I­ta­lia rien­tre­reb­be oggi nel grup­po di Paesi in cui l’af­fluen­za alle urne di­mi­nui­rà, in­sie­me ai vi­ci­ni del­l’a­rea me­di­ter­ra­nea e alla Fran­cia. Il dato più si­gni­fi­ca­ti­vo ri­guar­da però il pro­fi­lo so­cio-de­mo­gra­fi­co del­l’a­sten­sio­ni­sta: gio­va­ne, tra i 18 ed i 24 anni, stu­den­te o da poco lau­rea­to, po­ten­zia­le­men­te parte dei 5,5 mi­lio­ni dei di­soc­cu­pa­ti under 25 del­l’Ue. Que­sti dati for­ni­sco­no un’ul­te­rio­re in­for­ma­zio­ne: la mag­gio­ran­za non an­dreb­be a vo­ta­re “per ra­gio­ni di na­tu­ra po­li­ti­ca in senso ampio”, un sin­to­mo del di­sa­gio e della sfi­du­cia nei con­fron­ti della po­li­ti­ca eu­ro­pea. Si trat­ta di un sen­ti­men­to che po­treb­be ge­ne­ra­re un vuoto rap­pre­sen­ta­ti­vo e crea­re una spi­ra­le ne­ga­ti­va in­fluen­zan­do anche le pros­si­me ge­ne­ra­zio­ni di elet­to­ri. Gli asten­sio­ni­sti sono quei gio­va­ni che, a causa della crisi eco­no­mi­ca e del “re­gi­me di au­ste­ri­tà”, si sono al­lon­ta­na­ti dalla po­li­ti­ca.

La se­con­da carta: lo scacchiere internazionale

La se­con­da carta sul ta­vo­lo è quel­la della crisi Ucrai­na. Il Paese è sul­l’or­lo di una guer­ra ci­vi­le che po­treb­be coin­vol­ge­re la Rus­sia. Que­st’ul­ti­ma ha in­cas­sa­to la fi­du­cia degli abi­tan­ti della pe­ni­so­la della Cri­mea con il re­fe­ren­dum del 15-16 marzo scor­so. Se l’U­nio­ne eu­ro­pea ha fi­no­ra man­te­nu­to un pro­fi­lo basso, i re­cen­ti svi­lup­pi spin­go­no le isti­tu­zio­ni eu­ro­pee ad as­su­me­re una po­si­zio­ne chia­ra ed espli­ci­ta: il tempo sta sca­den­do. Fi­no­ra sono state adot­ta­te mi­su­re blan­de e inef­fi­ca­ci; sem­bra che la ri­chie­sta del mi­ni­stro del­l’Eco­no­mia ucrai­no, Iuri Ko­lo­bov, – aiuti eco­no­mi­ci pari a 35 mi­lio­ni di dol­la­ri –  sia stata (sem­pli­ce­men­te) di­men­ti­ca­ta.  Que­ste di­sat­ten­zio­ni e gli er­ro­ri com­mes­si rap­pre­sen­ta­no l’en­ne­si­mo fal­li­men­to della di­plo­ma­zia in­ter­na­zio­na­le, in par­ti­co­lar modo del­l’U­nio­ne eu­ro­pea. Vi è un altro Paese che rap­pre­sen­ta un rebus: la Croa­zia. Il pro­ces­so d’in­te­gra­zio­ne è tec­ni­ca­men­te con­clu­so, ma le per­ples­si­tà della po­po­la­zio­ne sono nu­me­ro­se.  Nella tor­na­ta elet­to­ra­le del 2013, va­li­da per l’e­le­zio­ne di 12 eu­ro­de­pu­ta­ti croa­ti, solo il 20,67% degli aven­ti di­rit­to di voto si è re­ca­to alle urne. A que­sto si ag­giun­go­no i pro­ble­mi cau­sa­ti dalla crisi eco­no­mi­ca che af­flig­ge anche i suoi prin­ci­pa­li part­ner com­mer­cia­li: le pre­vi­sio­ni del­l’U­nio­ne eu­ro­pea sot­to­li­nea­no il ri­schio di un de­fi­cit fi­sca­le per il 2014 e l’au­men­to del de­bi­to pub­bli­co. Il pe­ri­co­lo di di­ser­zio­ne alle urne è ele­va­to e, anche in que­sto caso, si ri­schia un voto “fal­sa­to”.

La terza carta: eu­ro­scet­ti­ci

Se­con­do Poll­Wat­ch 2014, i So­cial-de­mo­cra­ti­ci su­pe­re­ran­no i Po­po­la­ri eu­ro­pei nel­l'as­se­gna­zio­ne dei seggi del Par­la­men­to eu­ro­peo. Il dato più in­te­res­san­te ri­guar­da però i par­ti­ti non al­li­nea­ti, la cui pre­sen­za do­vreb­be­ au­men­ta­re no­te­vol­men­te. È un’i­po­te­si av­va­lo­ra­ta dai ri­sul­ta­ti fran­ce­si che ve­dreb­be­ro in testa il Front Na­tio­nal in Fran­cia; un au­men­to è pre­vi­sto anche per il GUE-NGL (Grup­po Con­fe­de­ra­le della Si­ni­stra Uni­ta­ria Eu­ro­pea/Si­ni­stra Verde Nor­di­ca, ndr.). Se il ri­sul­ta­to delle pro­ie­zio­ni do­ves­se es­se­re con­fer­ma­to, l’Ue si ri­tro­ve­reb­be con un par­la­men­to ete­ro­ge­neo, in cui sa­reb­be ine­vi­ta­bi­le il ri­cor­so alle lar­ghe in­te­se. Le stes­se al­lean­ze che da circa 3 anni non rie­sco­no a ri­sol­ve­re i pro­ble­mi eco­no­mi­ci e so­cia­li del Paese che de­ter­rà la pre­si­den­za del Con­si­glio europeo nel se­me­stre dopo le ele­zio­ni: l’I­ta­lia.

Il Crou­pier

La pre­si­den­za ita­lia­na ar­ri­va in un mo­men­to di forti dubbi e crisi e rap­pre­sen­ta il più gran­de punto in­ter­ro­ga­ti­vo del­l’in­te­ra par­ti­ta. Se è vero che serve un cam­bia­men­to delle isti­tu­zio­ni eu­ro­pee non è chia­ro quale debba es­se­re il ruolo del Bel­pae­se. Ne­ces­si­ta di un so­ste­gno eco­no­mi­co da parte del­l’U­nio­ne eu­ro­pea? È lo Stato forte del­l’a­rea me­di­ter­ra­nea che può cam­bia­re gli equi­li­bri eu­ro­pei? Op­pu­re, rap­pre­sen­ta una cri­ti­ca al si­ste­ma con i suoi mo­vi­men­ti eu­ro­scet­ti­ci sia di de­stra che di si­ni­stra? Nella par­ti­ta di poker im­ma­gi­na­ta po­treb­be es­se­re l’ul­ti­mo uomo se­du­to al ta­vo­lo, spet­ta­to­re e gio­ca­to­re al con­tem­po: il crou­pier.