Elezioni in Turchia: volti noti, nuove sfide

Articolo pubblicato il 22 agosto 2014
Articolo pubblicato il 22 agosto 2014

Dopo la rielezione di Erdogan, i giovani turchi riflettono sul futuro della loro nazione e sulla sua controversa relazione con l'Unione Europea

Recep Tayyip Erdoğan ha vinto le prime elezioni presidenziali della recente era repubblicana turca. Ancora una volta ha dimostrato di essere un leader capace e carismatico, decisamente apprezzato per la sua risolutezza nel guidare la nazione. Uno dei politici più influenti dopo Mustafa “Atatürk” Kemal (“Padre dei turchi”), primo ministro per ben dodici anni senza interruzione, Erdoğan è guardato come colui che ha permesso alla Turchia di svilupparsi dal punto di vista economico, fino a diventare la 17esima potenza del mondo e, pertanto, per la prima volta, membro del G20.

Secondo le regole del  Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP) Erdoğan non avrebbe potuto candidarsi una quarta volta come primo ministro, così ha optato per la presidenza della nazione. Il neopresidente, che aveva già conquistato circa il 52% dell'elettorato nel primo round delle elezioni (svoltosi il 10 di agosto), ha intenzione di condurre la nazione verso un sistema maggiormente improntato al presidenzialismo, nel quale il presidente, rimpiazzando il primo ministro, ricoprirà il ruolo più influente.

Prima delle elezioni abbiamo intervistato due giovani turchi. Sia Efehan sia Ismail sono attivi sul fronte sociale presso l'organizzazione YASOM (Informal Education Youth Centre) a Istanbul. In particolare abbiamo chiesto loro quali siano le sfide più importanti che la Turchia dovrà affrontare in futuro. 

CB: Pensate che i giovani si sentano in qualche modo impotenti dopo le proteste che hanno avuto luogo in Turchia nel 2013 e nel 2014?

Efehan: la Turchia ha una delle popolazioni più giovani al mondo e qui i giovani sono molto diversi tra loro. Una parte è soddisfatta del percorso che la nazione ha intrapreso e dei recenti miglioramenti in termini di qualità della vita: alcuni pensano che la Turchia stia crescendo.  Dall'altra parte, c'è un gruppo di giovani particolarmente insoddisfatto, soprattutto a causa del crescente autoritarismo. Penso però che sia difficile ritenere che siano scoraggiati. Lo si è potuto vedere nelle recenti proteste di Gezi Park o in occasione di altre iniziative civili, come 'Vote and Beyond', introdotta  alle elezioni dello scorso marzo, quando sono stati reclutati e istruiti volontari imparziali per monitorare le procedure elettorali. A Istanbul, l'iniziativa è stata supportata da  30mila volontari.

Ismail: A dire il vero, le proteste hanno generato una nuova speranza nei giovani che si sentivano oppressi dal governo. La maggior parte delle persone che ha scelto di sostenere il governo, lo ha fatto per ignoranza e per mancanza di educazione, o semplicemente per fini economici. 

CB: Secondo il più recente Eurobarometro (luglio 2014), la disoccupazione, soprattutto per quanto riguarda i giovani sotto i 25 anni, è la seconda maggiore fonte di preoccupazione per i cittadini europei: qual è la situazione in Turchia? 

E: La disoccupazione giovanile è un questione rilevante in Turchia (17% nel 2013, secondo Eurostat), ma non è così preoccupante come negli altri paesi dell'Europa mediterranea. Naturalmente, la disoccupazione e le prospettive future sono il problema principale delle giovani generazioni, ma la recente crescita economica ha relativamente abbassato i livelli della disoccupazione. 

I: Le persone sono prive di speranza e non sono interessate a un'educazione; molti tentano piuttosto di lavorare per il governo (come funzionari di basso livello, ecc...), perché credono che questo rappresenti una garanzia di stabilità. Nel settore privato, le condizioni di lavoro sono decisamente precarie e i salari così bassi che molti giovani sono convinti che non avranno reali prospettive di carriera. 

CB: Cosa pensate dell'attuale situazione delle relazioni internazionali della Turchia? Potrebbe diventare uno stato membro dell'UE, oppure è più orientata verso l'Asia? 

E: La politica estera "no-problem con i vicini" di Davutoglu (Ministro degli esteri turco - ndr) è iniziata con grandi ambizioni, ma al momento è impantanata a causa di alcuni problemi di sicurezza nel più ampio vicinato, in Ucraina e Iraq. Recentemente, 49 tra diplomatici e cittadini turchi sono stati presi in ostaggio dall'ISIS  e si trovano da metà giugno a Mosul: questa è sicuramente la questione più urgente da risolvere. Vedo la Turchia come un membro dell'UE soltanto in una prospettiva a lungo termine. Secondo me, entrambe le parti non sono ancora pronte per considerarsi vicendevolmente membri. 

I: Questo è il dilemma più grande. La nostra economia è sull'orlo del collasso e la nostra gente si rifiuta di migliorare. Una parte vuole entrare nell'Unione e un'altra parte no.  Quindi, a meno che non si verifichi un cambio radicale nel Paese, sembra che la situazione debba rimanere la stessa per i prossimi 20 o 30 anni.

La sfida più grande del prossimo futuro potrebbe essere quella di equilibrare armoniosamente le proprie ambizioni. Sebbene il Paese abbia di fatto migliorato la propria situazione economica, c'è ancora molto da fare sul piano dello sviluppo democratico. Se la nazione vuole diventare un membro dell'UE, questo ulteriore passo è assolutamente necessario, ma lo stato stesso dovrà dimostrarsi maggiormente ricettivo ed "empatico" nei confronti dell'intera popolazione.