Elezioni in Romania: l'ombra dell'euroscetticismo

Articolo pubblicato il 23 novembre 2007
Articolo pubblicato il 23 novembre 2007

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Il 25 novembre 2007 i rumeni si recano alle urne per scegliere i propri rappresentanti al Parlamento europeo. Durante le europee nel maggio scorso nella vicina Bulgaria, l'altro Paese entrato nell'Ue nel gennaio 2007, l'affluenza era stata del 28,6%.

Sulle Elezioni europee di domenica 25 novembre in Romania cala l'ombra dell'euroscetticismo. A pochi mesi di distanza dall’adesione all'Ue, avvenuta nel gennaio 2007 insieme alla vicina Bulgaria, l’entusiasmo europeista sembra già drasticamente in calo. La disillusione si aggiunge ad un momento particolarmente delicato per Sofia e Bucarest. Scandali di corruzione e giochi di potere hanno aumentato la sfiducia tra la popolazione. Una prova? Durante le Europee in Bulgaria del maggio del 2007 l'affluenza alle urne raggiunse solo il 28,6%.

Tra euroscetticismo e giochi di potere

Per Martin Ivanov, politologo bulgaro, il poco interesse è da ricondurre alla visione troppo semplicistica proposta dai media che sembrano aver alimentato false speranze. Ivanov, che lavora per la fondazione Elias Canetti, non ha dubbi: «C’è stato il tentativo di costruire un’immagine nemica: la burocrazia europea tutela solo gli interessi delle superpotenze, noi veniamo declassati», questo il messaggio trasmesso. Sembra che vengano percepiti solo gli aspetti negativi dell’adesione all’Ue, come racconta Strahil Karapchanski, uno studente del Centro Interuniversitario bulgaro-rumeno. «L’Ue viene associata prima di tutto agli aspetti economici e viene dipinta come la responsabile dell’aumento dei prezzi e delle tasse», sostiene lo studente. Per questo sembra imperversare l’euroscetticismo.

In Romania dilagano problemi simili a quelli dello Stato vicino. Anche se l’interesse politico è più alto. Alle prossime Europee ci si attende una partecipazione di votanti del 50%. Se ciò avvenisse si supererebbe il 44,2% del 2004. L’interesse maggiore sembra risiedere nelle dispute politiche interne: lo scontro tra il Presidente Basescu e il Governo sta creando una scissione all’interno della popolazione. Il tentativo di ribaltare il Presidente ha portato un anno fa al rinvio delle elezioni, che avrebbero dovuto aver luogo il 13 maggio 2007. Da quando Basescu il 19 maggio 2007 è stato riconfermato alla carica di Presidente per via referendaria l’atmosfera tra lui e il suo nemico, il premier Popescu-Taricenau si è fatta ancora più elettrica.

Un referendum sul sistema elettorale

Il Presidente rumeno ha proposto, parallelamente alle elezioni europee, un referendum sul sistema elettorale. Basescu propone un maggioritario sul modello francese. I cittadini sembrano d'accordo ma il Premier è invece a favore di un sistema proporzionale alla tedesca. Gli esperti si attendono un esito positivo dal referendum, ma mettono in guardia da una compartimentazione crescente all’interno del panorama politico del Paese. Per le elezioni europee i 13 partiti rumeni hanno proposto una rosa di 531 candidati, che concorrono per i 35 seggi della Romania in seno all’Europarlamento. I partiti, sette dei quali non rappresentati in Parlamento, sono uno spaccato della scena politica del Paese. E date le profonde linee di demarcazione tra questi, c’è da attendersi un risultato poco unitario.

D'obbligo un confronto con la Bulgaria dove le elezioni europee hanno dimostrato un sorprendente equilibrio di forze. Il Partito socialista del Premier Stanishev è riuscito ad assicurarsi solo il 21,41% dei voti, nettamente al di sotto delle attese. L'inaspettato vincitore fu il nuovo partito di centrodestra Cittadini per uno sviluppo europeo in Bulgaria (Gerb), che con il 21,69% ha superato di poco i socialisti. Con questi risultati entrambi i partiti hanno inviato a Bruxelles 18 dei loro deputati. La rappresentanza della minoranza turca del Partito per diritti e libertà (Dps) ha sorpreso aggiudicandosi il 20,26% dei voti e quattro deputati all’Europarlamento.

Nel panorama dei partiti rumeni si fronteggiano anche il Partito Nazionale Liberale, il Partito Social Democratico e il Partito Democratico, altri tre grandi gruppi in lizza per raccogliere consensi. Che le previsioni possano sbagliare lo ha dimostrato l’esempio bulgaro in seguito ad uno scandalo dei sondaggi d’opinione che avevano dato per certa una partecipazione del 45%. L'affluenza alle urne non avrebbe poi superato il 28,6%.