Elezioni in Romania: il risveglio della bella addormentata

Articolo pubblicato il 19 novembre 2014
Articolo pubblicato il 19 novembre 2014

Sono state due settimane intense per la Romania. Le elezioni presidenziali hanno portato novità, emozioni forti e proteste oltre a un colpo di scena. Klaus Iohannis, un perfetto sconosciuto proveniente dalla minoranza, è alla guida del paese. Dopo aver cambiato presidente, la Romania è pronta a cambiare rotta. Quale sarà il suo destino?

Lo scorso settembre, quando visitai Bucarest, le vie erano tappezzate di cartelloni e manifesti giganti che mostravano i volti sorridenti dei candidati alla presidenza. I manifesti di Victor Ponta, l'attuale primo ministro, campeggiavano ovunque. I giovani, non sapendo per chi votare, brancolavano nel buio. Ad ogni modo, nessuno aveva intenzione di votare per Ponta. I miei amici rumeni temevano l'ascesa di un uomo come lui al timone del paese, ma era difficile immaginare uno scenario diverso. «Il Partito Social-democratico ha una struttura capillare, con portavoce attivi in molte città», spiega Madalina Alexe membro dell’associazione Café Des Roumains che ha sede a Parigi. «Applicano i metodi di un tempo come la manipolazione e la disinformazione, ma fanno anche pressione su una popolazione fiaccata dall'indigenza, soprattutto nei piccoli paesi. »

Cambiano le carte in tavola

Prima della tornata iniziale, nessuno aveva dubbi sull'esito delle elezioni. Tutti i sondaggi davano Victor Ponta come vincitore. La miccia che ha scatenato il fuoco non si è innescata in Romania ma in altre città europee. A Parigi, Londra e Bruxelles, migliaia di rumeni della diaspora hanno dovuto aspettare parecchie ore prima di poter votare. Alcuni non sono nemmeno riusciti a raggiungere le urne.  

La loro rabbia di fronte al caos elettorale è diventata virale sui social network e poco dopo è esplosa in strada. Le manifestazioni si sono allargate a macchia d'olio a Bucarest, Cluj e Sibiu, tanto da spingere alle dimissioni il ministro degli Affari Esteri. L’"autunno rumeno" ha acquistato forza e i manifestanti hanno espresso il loro dissenso al governo e alla corruzione. Nonostante tutto, "le autorità hanno rifiutato di aprire altri uffici elettorali», racconta Madalina. "I Rumeni all'estero erano in maggiornanza contrari a Ponta e convinti che solo i concittadini del paese avrebbero potuto cambiare le carte in tavola; per questo li hanno supplicati di recarsi al voto. Grazie a questo, la Romania ha registrato il suo più alto record di presenze alle urne (62%)".

Ma la situazione non è di certo migliorata dopo la seconda tornata elettorale. La pagina Facebook del Café des Roumains mostrava le code spaventose di persone in fila da mattina a sera, la folla che gridava "Libertate!" (Libertà!) o "Vrem sa votam" (Vogliamo votare!). Il nuovo ministro degli Affari Esteri, in visita a Parigi,  ha calcato la mano. Stando al quotidiano "Gandul.info", infatti, avrebbe dichiarato: «L'ufficio elettorale più vicino è a Nancy e in questo momento non ci sono persone in coda. Quindi, chi vuole veramente votare ne ha la possibilità. È una città splendida, la culla dell'art nouveau". È qui che si comprende l'esasperazione dei Rumeni di fronte all'attuale governo...

«La vittoria dei giovani e dell'Europa»

In serata, i manifestanti si sono riuniti al centro di Bucarest a sostegno della diaspora. Alle 21, si diffondono i primi esiti: Klaus Iohannis, proveniente dalla minoranza tedesca, è il nuovo presidente della Romania. Circa 10mila rumeni, in gran parte giovani, hanno marciato fino alla sede del governo a Piata Victoriei (Piazza della Vittoria), chiedendo le dimissioni di Ponta e stracciando i manifesti elettorali che lo ritraevano. La mia amica Raluca era in strada. «Ancora non ci credo» mi scrive su Facebook. «Avevo la pelle d'oca vedendo tutta quella gente ammassata intorno a me. Fino a ieri, ero delusa da esprimeva la propria preferenza per Ponta permettendo tutte quelle cose vergognose in Romania. Là ho visto altre cose, altre persone, le stesse che mi spingono a restare in questo paese». Raluca confessa che molti hanno votato contro Ponta più che per Iohannis, ma questo è il sintomo rivelatore di «una volontà di cambiamento». «Come molti altri, non conoscevo Iohannis prima delle elezioni, ma sembra una persona seria. Ciò che vedo è principalmente la vittoria della società civile. Abbiamo dimostrato che insieme possiamo cambiare le cose».

Klaus Iohannis, piuttosto eurofilo, rappresenta una speranza per il paese, per i suoi giovani e per le sue minoranze, spesso abbandonate a sé stesse. Per la prima volta la Romania elegge un Presidente proveniente da una minoranza etnica. Per Madalina, «è la vittoria dei giovani e del multiculturalismo, quindi dell'Europa». Anche se Klaus non dovesse mantenere le promesse, la bella addormentata dei Carpazi ha finalmente aperto gli occhi.