Elezioni in Romania: a picco come il Titanic

Articolo pubblicato il 28 novembre 2008
Articolo pubblicato il 28 novembre 2008

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All’ombra della crisi finanziaria domenica 30 novembre i rumeni si recheranno alle urne per eleggere un nuovo Governo. Le elezioni si svolgeranno, per la prima volta, con il sistema uninominale.

La crisi finanziaria mostra il suo volto spiacevole negli Usa. L'Europa guarda un po' incuriosita e un po' impaurita oltre l'Atlantico e aspetta. Nello stesso momento, a Bucarest, il Presidente rumeno Traian Băsescu dichiara sicuro che «la crisi finanziaria nata negli Usa non raggiungerà la Romania». Si è, infatti, appena incontrato con il governatore della Banca Centrale di Bucarest ed ha ricevuto rassicurazioni: non ci sarebbero filiali di banche americane nel mercato finanziario rumeno. Nemmeno il tasso di crescita per il 2009 dovrebbe essere minacciato, aggiunge Băsescu, e si dovrebbe attestare, per il prossimo anno, fra il 5 e il 7 %.

Crisi economica, non finanziaria

Nel frattempo cadono le prime banche. I Governi salvano gli istituti finanziari con ingenti iniezioni di denaro. La Germania, l'Olanda, il Belgio, il Lussemburgo, tra gli altri, sembrano chiedersi da dove provenga tutto questo. A Bucarest invece restano tutti tranquilli, visto che il pericolo dista ancora duemila chilometri. Appena prima che la crisi raggiunga il suo apice nell'Unione europea il Presidente e il Premier Calin Popescu Tariceanu riconoscono che sì, la crisi finanziaria potrebbe r©pixelconscious/flickrisparmiare la Romania, ma potrebbe essercene una economica alle porte. Il primo segno è stato il rinvio degli investimenti del colosso siderurgico tedesco Voestalpine in Romania.Quando è diventato sempre più chiaro che il Paese stava sprofondando in una crisi economica, le elezioni erano oramai alle porte. E il Capo di Stato Băsescu ha scioccato tutti affermando che «la crisi finanziaria è colpa della corruzione», quando proprio la corruzione è il grande difetto che Bruxelles rimprovera ai politici rumeni. E improvvisamente la crisi era arrivata: la fabbrica d'automobili Dacia, parte del gruppo Renault, ha fermato le catene di montaggio per sei giorni. Per la prima volta in ottanta anni anche il colosso dell'acciaio Arcelor Mittal di Hunedoara – storico distretto metallurgico rumeno – ha fermato la produzione per potersi adattare alla ormai calante domanda. In tutto il Paese ci sono migliaia di posti di lavoro a rischio. Le banche non danno più crediti e, quando lo fanno, le condizioni di rimborso sono quasi impossibili.

Più soldi per tutti

I politici rumeni non si preoccupano. Il Presidente ha rivolto un appello all'intero apparato statale per ridurre le spese. Di questi tempi, bisogna risparmiare. Il Premier Taricenau ha paragonato l'economia del Paese al Titanic: la nave era stata colpita, ma ai piani più alti si suonava la musica e si ballava. Non male come avvertimento. Il Parlamento ha subito collaborato. Ha pensato alle elezioni ormai prossime e ha voluto salvare l'economia: ha varato una legge per l'aumento degli stipendi degli insegnanti di un buon 50%. Il Premier Tariceanu disperato, ha descritto la legge come un «suicidio economico» e ha cercato di bloccarla attraverso un decreto governativo. Persino la vicepresidentessa del Parlamento tedesco, Susanne Kastner (Spd), ha descritto questa decisione come populista. Nel frattempo tutte le sigle sindacali rumene hanno indetto uno sciopero. Se gli insegnanti ottengono un aumento degli stipendi, allora lo vogliono anche loro. La crisi ha provocato caos in tutta la Romania. Il Presidente Basescu ha avuto gioco facile per attaccare il suo più grande rivale, il Premier Tariceanu. Gli ha rinfacciato che lo Stato ha soldi a sufficienza per gli insegnanti, ma che il Governo dovrebbe soltanto dividerli adeguatamente. Dopo un convulso scaricabarile del decreto governativo fra il parlamento e la corte costituzionale, l'esecutivo ha dovuto ammettere la sua sconfitta. Gli insegnanti riceveranno ora un aumento del 28%. Lo stesso dovrebbe andare agli altri funzionari pubblici. E visto che il Premier stesso si è candidato per un seggio in Parlamento, anche lui si è dovuto incomodare a distribuire regali elettorali. Calin Popescu Tariceanu ha annunciato che ogni datore di lavoro che impieghi un disoccupato riceverà un premio dallo stato di mille euro. L'agricoltura riceverà più sussidi, in totale 250 milioni di euro. In questo modo il Premier ha già deciso il bilancio (che il parlamento deve ancora promulgare) per il prossimo Governo.

Le elezioni per il Parlamento avranno luogo il prossimo 30 novembre. Per la prima volta è stato introdotto il maggioritario e quindi per un posto da deputato non si combattono solo i partiti, ma innumerevoli candidati. Ai piani alti della politica nessuno sembra preoccuparsi del fatto che già 30mila persone hanno perso il loro posto di lavoro. La prognosi per il prossimo anno è fosca. Ma nessun politico cerca un'uscita dalla crisi, l'obbiettivo è solo quello di avere un posto in parlamento.