Elezioni in Mali, parla la diplomatica europea

Articolo pubblicato il 27 aprile 2007
Articolo pubblicato il 27 aprile 2007

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Il Paese subsahariano, a maggioranza musulmana, è un modello di democrazia in Africa occidentale.

Tredici milioni di abitanti, una superficie pari a tre volte quella della Germania: il Mali, paese a maggioranza musulmana, va alle urne il 27 aprile per la prima tornata elettorale delle presidenziali. Irene Horejs, Capo della Delegazione della Commissione Europea in Mali, parla della campagna elettorale in questo Paese sub-sahariano che confina con il Senegal.

Paragonandole alle elezioni in un paese europeo, quali sono i punti di forza e di debolezza nel caso del Mali?

Il Mali è un paese immenso con serie carenze tra le infrastrutture. Questo rende molto difficile l’organizzazione di qualsiasi evento su scala nazionale come le elezioni. Inoltre la grande diversità linguistica (sono ben 15 le lingue parlate) ed il carattere nomade di una parte della popolazione, complicano tutto. Esistono difficoltà nel formare il registro dei votanti e nel consegnare i certificati elettorali in tempo, nel formare il personale, nella distribuzione di centinaia di urne, eccetera. Si deve poi tener presente che il budget elettorale è molto limitato. Un altro fattore inesistente in Europa che qui è molto forte è il sentirsi appartenenti ad un dato gruppo etnico, un fattore cruciale al momento del voto. Da un punto di vista più tecnico, poi, il fatto che il Mali sia stata una colonia francese fino al 1960 fa sì che il modello elettorale e la struttura dei partiti siano molto simili a quelli della Francia. Qusto a livello nazionale. A livello locale, invece, che poi è quello del contatto con la gente, l’organizzazione delle elezioni mantiene caratteristiche più malinesi.

Che tipo di aiuti ha dato l’Unione Europea al processo elettorale?

Il nostro ruolo si è limitato al finanziamento di progetti locali di educazione elettorale. Si tratta di fare in modo che la popolazione eserciti il diritto di voto e che lo faccia in libertà, ed anche dell’integrazione delle regole di comportamento per il giorno delle elezioni.

Il Mali è uno dei paesi più poveri della terra (è al 175° posto su 177 nell’indice di sviluppo dell’Onu). La popolazione spera che il risultato di queste elezioni possa migliorare, in qualche maniera, le dure condizioni di vita?

La percentuale dei votanti alle scorse elezioni presidenziali del 2002 è stata inferiore al 40%. Dunque uno dei principali obiettivi è aumentare la partecipazione al voto. Bamako, la capitale, ed il governo vengono percepiti molto distanti da gran parte del popolazione. Inoltre, l’elevato grado di decentralizzazione accentua una relativa disconnessione tra la popolazione e l’amministrazione dello stato.

Quante sono le possibilità che Touré, presidente dal 2002, lasci il suo incarico?

Per essere sincera molto poche. Tutto ciò non deve far dubitare della maturità del gioco democratico in Mali: ha invece a che vedere con l’enorme appoggio popolare di cui gode il presidente che non è iscritto a nessun partito. Di fatto, lo scenario politico malinese è formato da oltre centro partiti, sebbene solo 4 siano quelli che contano in queste elezioni e che, con ogni probabilità, daranno luogo ad un altro governo di coalizione.

La stessa pluralità si trova anche nei mezzi si comunicazione. Se è vero che, durante la campagna elettorale, il Governo ha un po’ approfittato del suo controllo sulla televisione di stato, alla radio i candidati hanno l'opportunità di esprimersi. Dato il minor costo, la maggiore copertura ed il numero delle emittenti è col mezzo radiofonico che i candidati entrano in tutte le case del Mali.

Le foto sono di Ángela Corbalán