Elezioni: E se qualcosa cambiasse veramente?

Articolo pubblicato il 23 marzo 2015
Articolo pubblicato il 23 marzo 2015

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Nel 2015 la Spagna si troverà un anno carico di elezioni regionali, comunali e generali, in pochi mesi il paese che ha sbalordito il mondo con la Spanish Revolution e i suoi "indignados" tornerà a votare, questa volta triplicata.

Quattro anni dopo la multitudinaria ribellione contro la classe politica, gli spagnoli si domandano: cambierà davvero qualcosa?

Questa domenica inizia la corsa verso le elezioni con le regionali in Andalusìa, prima prova del fuoco per gli emergenti Podemos e Ciudadanos. Inoltre, il partito socialista, che è sempre stato il sovrano di questa comunità dopo la "Transizione spagnola" vede abbassare i loro seguaci con una certa sfiducia e diffidenza. Dopo queste, arrivano le tanto attese municipali del 24 maggio e le regionali delle Comunità autonome di Madrid, Castiglia-León o delle isole Canarie. A settembre, la temuta Catalogna convoca  le elezioni sotto la leadership dell'indipendentismo; e finiamo l'anno con la ciliegina sulla torta delle generali. Chi ne ha di più?

Si sta benissimo prima delle lezioni; i giorni precedenti somigliano molto a quelli prima dell'estrazione della lotteria di Natale. Ogni volta che cammino per le strade della mia città e vedo le cose che non mi piacciono, vado a casa, accendo la tv e vedo una signora, un professore, oppure un'altro individuo che non conosco e dicono che sistemeranno tutto, addirittura, abbasseranno le tasse, incrementeranno le linee degli autobus, i bambini avranno altri spazi liberi per giocare e per passeggiare, non ci sarà più inquinamento e al posto delle macchine, in giro ci saranno le biciclette. La città sarà di nuovo pulita e splendente, i negozi apriranno la mattina presto per ricevere i numerosi clienti che arriveranno a valanga e avranno i soldi per acquistare e far girare l'economia grazie all'incremento di nuovi posti di lavoro. I bambini andranno felici a scuola, che sarà totalmente gratuita e i genitori potranno andare a lavoro molto più tranquilli sapendo che grazie al nuovo programma di conciliazione tra famiglia e lavoro avranno più tempo da spendere con i propri figli. Insomma, un futuro idiliaco.

Questo però è qualcosa che ho già vissuto prima, precisamente quattro, otto, dodici anni fa. Ogni volta che si avvicinano le elezioni. Mia nonna, il giorno prima della tanto attesa estrazione natalizia, andava a dormire presto, pronta per il giorno dopo e con l'unico centesimo in mano, accendeva la tv, guardava l'estrazione e sperava di essere baciata dalla fortuna. Mia nonna morì senza essere riuscita a vincere niente e ora capisco la delusione che provava: "un'altra volta la stessa storia" diceva. Credo di essermi stancata di aspettare che un colpo di fortuna (all'interno delle urne) sistemi tutto ciò che hanno rovinato coloro che adesso promettono una vita stupenda.

Non voglio più aspettare, con il mio centesimo (voto) in mano fino alla morte, perché contrariamente alla lotteria, nella quale non posso intervenire, qui posso scegliere e mi piacerebbe credere che ci siano molti altri come me che vogliono la verità ma sopratutto che pretendono l'adempimento delle promesse fatte. Non si dovrebbe votare per coloro che non rispettano gli impegni presi. Non mi piacerebbe sentirmi delusa per aver riposto la mia fiducia e anche i miei soldi su dei soggetti che si sono approfittati di entrambe le cose a puro scopo personale.

Sì, lo ammetto, ho vissuto in passato la delusione del giorno dopo, solo che il rinnovo delle illusioni non avviene ogni anno bensì ogni quattro. Vediamo se questa volta...