ELEZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO: UN RESOCONTO A POSTERIORI DI 5 ARGOMENTI POPOLARI 

Articolo pubblicato il 23 agosto 2014
Articolo pubblicato il 23 agosto 2014

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Ora che i seggi elettorali sono tornati da tempo alle loro mansioni quotidiane, Jean-Claude Juncker è stato eletto presidente della Commissione Europea e una variopinta varietà di Euroscettici ha preso posto nel Parlamento Europeo, i tempi sono maturi per una breve valutazione di 5 argomenti mal indirizzati, eppure popolari, diretti contro il Parlamento Europeo.

Ora che i seggi elettorali sono tornati da tempo alle loro mansioni quotidiane, Jean-Claude Juncker è stato eletto presidente della Commissione Europea e una variopinta varietà di Euroscettici ha preso posto nel Parlamento Europeo, i tempi sono maturi per una breve valutazione di 5 argomenti mal indirizzati, eppure popolari, sul perché il Parlamento Europeo sia un'istituzione distante, che non da spiegazioni e lascia indifferenti e delusi tanto i votanti quanto coloro che prendono le decisioni.

1| I Membri del Parlamento Europeo svolgono attività poco chiare e detengono poteri eccessivi. I migliaia di lobbisti entrati in Parlamento ne sono una prova evidente.

Sin dall'introduzione del Registro per la trasparenza, sono stati compiuti sforzi ammirevoli per documentare come gli interessi organizzati (siano imprese o la società civile) interagiscono con le istituzioni europee - incluso il Parlamento Europeo. Contemporaneamente, il Parlamento Europeo ha introdotto nel 2012 il primo  codice di condotta  per i MEP (Membri del Parlamento Europeo), il quale incoraggia fortemente la divulgazione delle informazioni sugli incontri e le spese dei medesimi. Un esempio di come un MEP riveli questi dati può essere trovato qui. Dal momento che sia il registro sia il codice di condotta sono strumenti volontari, la responsabilità di divulgare informazioni ricade in effetti sui lobbisti e parlamentari stessi.

Guardando a dieci anni fa, comunque, le istituzioni europee stanno partecipando in prima persona alla condivisione di dati in un modo inimmaginabile prima. Dal registro per la trasparenza e il codice di condotta, all' osservatorio legislativo e gli account twitter dei responsabili alle decisioni, chiunque con accesso al web può vagliare le informazioni disponibili su questioni che riguardino lobbisti o MEP. Come il Corporate Europe Observatory evidenzia in molte occasioni, c'è ancora tanto da fare ma nessuno può negare gli sforzi che vengono compiuti per una divulgazione più trasparente dei modi in cui il Parlamento (e la Commissione Europea) tratta con gli interessi organizzati.

2| C'è una crescente insoddisfazione dei cittadini nei confronti dell'UE, evidente dalla scarsa affluenza alle urne. Ciò sta peggiorando ulteriormente nei paesi dove le liste bloccate sono in vigore.

Fin dalla notte delle elezioni tutti avevano già evidenziato come la vecchia tendenza di partecipazione calante al voto fosse stata invertita - anche se di un debole 0,09 %. Allo stesso tempo, guardando ai dati degli anni passati, si nota un'ondata di disinteresse verso la politica tutta, che attraversa l'intero il continente.

Come mostra un sondaggio del Parlamento Europeo, dal 2010 la partecipazione alle elezioni nazionali è calata in 17 stati membri su 28. In più, bisogna considerare che il voto è obbligatorio per legge a livello nazionale. Non esiste un rimedio unico per questo, ma una considerazione valida rimane: la responsabilità di chi è al potere (indipendentemente se in Europa o in una capitale nazionale)  ricade su ciascuno di noi. È ormai terreno comune che la crisi abbia colpito milioni di persone in tutta Europa e la tendenza si è infatti invertita nel 2014, quando i votanti hanno ripreso parte ai processi decisionali partecipativi anche solo per manifestare la loro insoddisfazione nei confronti dello status quo.

Un altro argomento popolare di cui si è molto discusso prima delle elezioni è quello dei paesi con le liste bloccate. In un paese dove le liste bloccate sono in vigore, i cittadini non possono scegliere i candidati che preferiscono e il voto è automaticamente assegnato ai candidati in cima alla lista elettorale. Si può dire con certezza che su 28 stati membri dell'UE, solo 7 di essi hanno impiegato le liste bloccate nei loro collegi elettorali, durante le elezioni europee del 2014.  In più, la legge elettorale di ciascuno stato membro è votata dai parlamenti nazionali e l'UE non ha voce in capitolo a riguardo. Incolpare l'UE per qualcosa di cui non ha controllo è un atto privo di validità.

3| L'idea degli Spitzenkandidaten progettata dal Parlamento Europeo per incitare i votanti, sta per fallire. Dei leader seri non proporrebbero mai la loro candidatura.

Per la prima volta in assoluto sulla strada delle elezioni europee di maggio 2014, abbiamo assistito alla nomina dei principali candidati di tutti i partiti pro europei. Il ruolo di questi candidati sarebbe quello di "mettere la faccia" alle politiche avanzate dai loro partiti e, pertanto, di coinvolgere maggiormente i cittadini nelle elezioni e nel complesso delle attività decisionali.

Dalla riluttanza iniziale di Angela Merker nel dare la sua benedizione al sistema, ai silenzi imbarazzanti di Van Rompuy, all'infantile campagna anti-Juncker di David Cameron (per una volta il Partito Popolare Europeo ha preso la maggioranza dei voti), abbiamo visto tutte le reazioni possibili al sistema dei candidati principali. Oggi i dati di fatto sono, tuttavia, questi: Jean-Claude Juncker sarà il prossimo Presidente eletto della Commissione Europea (il ramo esecutivo del sistema decisionale europeo) come candidato principale del partito che ha vinto le elezioni europee.

Per quanto riguarda il futuro di questo procedimento, resta da provare, come già accade, insieme alla riluttanza dei capi di stato e di governo per la nomina di un collegio di Commissari e per la scelta del prossimo Alto Rappresentante del Servizio europeo per l'azione esterna.

Abbiamo infatti bisogno di leader coraggiosi che guardino oltre il mandato del loro paese. Nel frattempo non dimentichiamo che le stesse persone (ovvero i Capi di stato e di governo) che scelgono i candidati principali alla carica di Presidente di Commissione all'interno dei partiti europei, sono anche quelli che nominano nel Consiglio la persona che sarà votata dal Parlamento per assumere quel ruolo tanto controverso. Dipende da loro la nomina di candidati seri, e dai votanti la scelta di un governo nazionale che sia in grado di farlo.

4| L'entrata di MEP populisti e dell'estrema destra nel Parlamento Europeo polarizzerà i dibattiti e rinforzerà ulteriormente la "solita minestra" delle attività decisionali a porte chiuse.

Abbiamo infatti assistito, dopo le elezioni, a una coalizione degli stessi gruppi parlamentari - come nella precedente legislatura - (EPP, S&D, ALDE) che fisserà i trialoghi sulla legislazione europea con la Commissione e il Consiglio. Ridurre, tuttavia, il sistema di controlli ed equilibri del processo legislativo al potere di due gruppi maggioritari e del loro artefice di nomine, equivale a screditare gli elementi costitutivi del Consiglio e il know how della Commissione.

I partiti euroscettici e anti europei all'estrema destra dell'emiciclo (Alba Dorata, Jobbik, PVV, Front National, Movimento 5 Stelle) si dimostrano incapaci di coordinare e/o formare un gruppo come evidenzia la maggior parte dei commenti e delle analisi. Un'eccezione è l'EFDD recentemente rinnovato dall'UKIP e dal Movimento 5 Stelle; sono riusciti a formare un gruppo quando hanno raggiunto la soglia necessaria, includendo nei loro ranghi un MEP che ha disertato il Front National giorni dopo che il leader del gruppo EFDD, Nigel Farage, affermò che il suo partito non ha niente a che fare con quello di Marie Lepen.

Ci sono differenze storiche, strutturali e organizzative tra i partiti populisti e/o quelli di estrema destra. C'è un solo comune denominatore, che ha comportato la loro affermazione nel Parlamento Europeo: l'insoddisfazione dei cittadini in tutti i paesi europei.  Le ragioni, tuttavia, che permettono loro di avere ruoli politici nei rispettivi paesi variano, portando fondamentalmente a una retorica confusa a livello europeo che in questa misura non mette alla prova il funzionamento sostanziale delle attività decisionali europee.

È infatti disturbante e amaro guardare un MEP del partito di estrema destra Alba Dorata incitare il Parlamento a difendere i diritti delle minoranze in Ucraina quando la leadership del suo partito è perseguita dalla legge per l'organizzazione di violenti pogrom contro le minoranze, nella capitale del suo paese. L'esatta portata dell'influenza che hanno questi esempi sul complessivo dibattito politico rimane da vedere.

5| La crisi dell'euro ha autorizzato Bruxelles a intromettersi ulteriormente negli affari degli stati membri, vagliando e applicando leggi che non hanno legittimità.

La crisi che affronta l'Europa è strutturale e locale. Confinarla alle deficienze della moneta comune europea non prende in considerazione gli effetti della crisi sugli stati membri esterni dall'Eurozona e viceversa. A seconda della misura impiegata, la responsabilità per l'ideazione, il vaglio e l'attuazione ricade su piani diversi che non possono essere ridotti alle istituzioni di Bruxelles, Lussemburgo o Francoforte. La cosa più importante, comunque, è che i rappresentanti eletti a livello nazionale (cioè Capi di stato e di governo o membri dei parlamenti nazionali) hanno preso parte alla costruzione e al monitoraggio di risposte dirette alla gestione della crisi.

Membri del Parlamento dell'Eurogruppo idearono l'EFSF, il fondo salva stati dei membri dell'Eurozona che ha prestato aiuto al Portogallo, alla Spagna e alla Grecia. Capi di stato e di governo disposero le priorità della politica economica della Commissione per valutare le strategie economiche e di bilancio a medio termine degli stati membri insieme alle misure del Semestre europeo. Infine i capi di stato e di governo avviarono, nel 2009, il quadro finanziario unico, ora realizzato nell' Unione Bancaria , iniziativa recentemente adottata che permette la supervisione (Meccanismo di Vigilanza Unico) e la risoluzione (Meccanismo di Risoluzione Unico) delle banche fallite sotto la sua sorveglianza. Il Parlamento Europeo e, in particolare, il suo comitato ECON hanno fatto molto per modellare le norme dell'Unione Bancaria e del Semestre europeo, ma non dimentichiamo che si tratta di una responsabilità condivisa tanto dai rappresentanti eletti al Consiglio a livello nazionale quanto dai rappresentati europei eletti al Parlamento Europeo.