Elezioni 26-J: bisogna parlare del sistema elettorale spagnolo

Articolo pubblicato il 19 maggio 2017
Articolo pubblicato il 19 maggio 2017

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Se anche tu sei tra quelli che andrá a votare senza sapere bene come funziona il sistema elettorale e non sei riuscito mai a capire perché un voto non è uguale in tutte le province o perché la legge elettorale danneggia alcune formazioni politiche, questo articolo é proprio per te

Indipendentemente da ció che possiate pensare, il prossimo 26 giugno gli spagnoli non andranno a scegliere il nuovo Presidente del governo ma i rappresentanti del nuovo Parlamento. Ció che viene conosciuto con il termine spagnolo di Cortes Generales, ovvero Parlamento spagnolo, é formato da due camere:  Camera dei Deputati (Congreso de los Diputados)  e  il Senato (Senado). Solo una parte dei parlamentari , i deputati del Congresso, sono coloro che scelgono il leader del potere esecutivo.

Il Congresso é formato da 350 deputati, scelti in ognuna delle 50 province [insieme alle due cittá autonome di Ceuta e Melilla] in cui é divisa la Spagna. Per rendere tutto piú chiaro, una provincia é una estensione territoriale inferiore a quella  della comunitá autonoma (Comunidad Autónoma) – quest'ultima corrisponde al concetto tedesco di Land o a quello italiano di regione seppur con sfumature diverse. La estensione di alcune di queste Comunità Autonome (Comunidades Autónomas) como le Asturie, la Navarra, La Rioja, Murcia o Madrid- coincide a volte con quello di una sola provincia. In ognuna di queste comunità, i seggi vengono divisi basandosi su una formula abbastanza proporzionale che si chiama formula D´Hondt, che tuttavia per la maggior parte degli spagnoli é tutto tranne che un  sistema proporzionale. 

Se si considera che la Spagna é un paese dove la popolazione viene suddivisa territorialmente in maniera irregolare e i seggi vengono assegnati a ogni provincia principalmente in funzione al numero dei suoi abitanti, il numero dei deputati eletti in ogni circoscrizione varia in maniera consistente da una provincia ad un'altra. Il caso della provincia di Soria che sceglie solo 2 deputati e Madrid 36, ci obbliga a porre delle differenze tra province che rientrano nel sistema utilizzato per l'elezione dei deputati. 

Nelle grandi circoscrizioni come Madrid (36 deputati) o Barcelona (31 deputati), l'utilizzo della formula D’Hondt provoca  delle differenze percettibili tra la percentuale di voti e i seggi, e per questo motivo risulta facile ottenere una rappresentazioneper tutti i partiti. Tuttavia, se la dimensione della circoscrizione diminuisce, la differenza tra un seggio e un altro aumenta.  Un effetto che si percepisce maggiormente in quei luoghi dove avviene la ripartizione di meno di 5 seggi. Prendete in considerazione la provincia di Soria dove solo i due partiti piú votati otterranno una rappresentazione. In questa provincia, nelle elezioni passate, il 37,52% dei voti non hanno prodotto alcun effetto, ovvero non risultarono sufficienti per eleggere un deputato. In questa percentuale rientravano i voti ottenuti da Podemos (16%), Ciudadanos (15%)e la coalizione de Unidad Popular che incorpora la Izquierda Unida (3,5%). E tutto ció, malgrado molti dei cittadini  al momento di votare abbiano possibilmente adattato il loro comportamento elettorale in base alle regole del gioco, orientandosi verso la forza politica che non li soddisfaceva  cosí come altre. Questo comportamento é noto con il nome di 'il voto utile' ('voto útil'). 

Un sistema che favorisce i grandi partiti?

Da un lato, le forze politiche che si vedono assegnare una percentuale minore di seggi e di voti dal sistema elettorale e che quindi si trovano in una posizione di svantaggio per via del sistema, hanno preteso una maggiore proporzionalità. Questo é il caso della Izquierda Unida (IU) o del partito che oggi é praticamente scomparso, la Unión Progreso  y Democracia (UPyD). Dall'altro lato, quelle forze politiche che sono state avvantaggiate dal sistema (Partido Popular y Partido Socialista) ricordano che se si dovesse optare per un sistema elettorale che possa frammentare molto la divisione dei seggi, renderebbe ulteriormente difficile la formazione del Governo. Per buona parte dell'opinione pubblica questo argomento nascondeva la volontá di mantenere lo statu quo esistente da parte dei partiti politici piú forti. E anche se qualcosa di vero c'é, non possiamo dimenticare che a causa di questo sistema elettorale massacrante che da prioritá alla governabilitá, gli spagnoli devono tornare alle urne il 26 giugno proprio perché é stato impossibile formare un governo durante le elezioni di dicembre.  

é noto che il nostro sistema elettorale, in quanto formalmente ‘proporzionale’, é uno dei sistemi meno proporzionali che esista. Ma ció che non puó essere accettato é difenedere la proporzionalità solo perché avvantaggia la forza politica che appoggiamo, dimenticandoci di tutte le altre funzioni che hanno un ruolo nel sistema elettorale. Ció che mi sembra sia stata la tendenza negli ultimi anni.

Uno non puó non chiedersi se gli interessi degli elettori, ovvero ció che ci dovrebbe preoccupare, siano maggiormente difesi in un Parlamento dove vengano rappresentate diverse forze politiche. O  se la cosiddetta difesa si inserisca  dentro del sistema elettorale con un numero ridotto di partiti ma piú presenti e il loro funzionamento interno sia realmente democratico. ¿E se stessimo dando la colpa in maniera eccessiva al sistema elettorale della crisi di rappresentazione che siamo vivendo?