Elephant's dream: il nostro sogno

Articolo pubblicato il 08 marzo 2015
Articolo pubblicato il 08 marzo 2015

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Congolisation Festival: non è un caso che le parole Congo e colonizzazione si siano fuse nel titolo di questo evento culturale tenutosi a Bruxelles dal 17 gennaio al 17 febbraio 2015. Si è trattato di un evento multidisciplinare ideato dall'artista Pitcho Womba Konga e realizzato grazie al supporto dell'associazione non profit Skinfama.

Il Congolisation festival è nato con l'obiettivo di associare al Congo il concetto di diaspora attraverso il prisma dell'arte, in tutte le sue sfaccettature. Gli straordinari luoghi di espressione artistica di Bruxelles come il Bozar, il Pianofabriek, il KVS e il National Theatre hanno ospitato numerosi spettacoli teatrali e di danza, incontri letterari, seminari e presentazioni con scene tratte da film, tutti eventi realizzati da vari artisti, affermati e non.

Un ritratto poetico di un Congo in transizione

Presentato come film ospite del festival, il documentario Elephant's dream, diretto da Kristov Bilsaen e prodotto nelle Fiandre, è stato definito “un ritratto poetico di un Congo in fase di transizione, visto dalla prospettiva di tre cittadini della metropoli di Kinshasa”.

La Repubblica Democratica del Congo è un paese dilaniato da strazianti storie di violenza, stupri, ribellioni , crimini e morti ingiuste. Tuttavia in Elephant's dream, Bilsaen conduce lo spettatore oltre questi stereotipi, offrendo una profonda analisi di un paese che sta subendo importanti trasformazioni; si tratta di uno sguardo empatico su uno Stato in declino. E' lo stesso regista a definire il suo film un'opera “né di finzione né di realtà”.

Un lato dell'Africa mai visto prima

Si tratta della storia dell'Africa, raccontata però da una prospettiva totalmente diversa da quella che di solito impieghiamo per avvicinarci alla conoscenza di queste terre. Nessuna descrizione di eventi strazianti e dolorosi, nessuna immagine di crudeltà e spargimenti di sangue; questo è al contrario, un documentario “sull'attesa”, l'attesa delle persone dopo aver chiamato i pompieri, l'attesa che una lettera giunga a destinazione, l'attesa di un treno in stazione, in un paese dalle infrastrutture fatiscenti. Un ufficio postale, una stazione ed una caserma dei pompieri; sono esattamente questi tre i luoghi attorno ai quali si snoda l'intera narrazione del cortometraggio.

Il passaggio da una sequenza all'altra è così lento che a tratti si viene assaliti da una forte stato di ansia provocato proprio dalla sensazione del nulla che (non) accade.

Un pompiere seduto sulla sue sedia dice “In Francia di dice salva o muori. Qui diciamo salva e muori. Se un uomo o una donna muoiono, non potranno fare nulla per le loro famiglie ed amici e mentre in Francia questi stessi uomini e donne verrebbero considerati martiri, eroi, in Africa le cose stanno diversamente”.

L'idea generalmente diffusa, soprattutto in occidente, di un'Africa come eterna sfavorita, quasi come fosse una legge della storia universale, è ancora molto radicata.

Perché Elephant's dream è il sogno di tutti noi?

Colonne sonore straordinarie fanno da sfondo all'intero film. Kinshasa, metropoli dal clima torrido, in cui gli africani indossano ancora i loro abiti tradizionali, assume i tratti di una città in via di sviluppo. In paesaggi dominati da una natura lussureggiante, verde e rigoliosa, le persone osservano le loro vite scorrere, seduti ed inermi perché nulla cambia ed il presente non è altro che una ripetizione infinita del giorno precedente.

Il nostro sogno è quello di poter vedere che le cose in Africa inizino a cambiare davvero e che questo senso del nulla, di un cambiamento che non giunge mai al termine, possa davvero diventare il motivo di una trasformazione concreta, un movimento progressivo verso un futuro più democratico.

Discover the teaser of the film here.

Proofread by Sarah Batterton