El Chorro, la via ferrata che porta alla vetta

Articolo pubblicato il 12 gennaio 2010
Articolo pubblicato il 12 gennaio 2010
Gli arrampicatori dell’Europa del Nord si danno appuntamento ogni inverno nel Sud della Spagna, dove si trova uno dei migliori luoghi al mondo per scalare durante la stagione invernale. A El Chorro si possono incontrare anche degli hippies, in un’oasi verde annidata in pieno deserto andaluso.

El Chorro. Latitudine: 36°49'27",804 Nord; longitudine 4°42'21'',816 Ovest. Una doppia fila di furgoni lungo l’unica strada del villaggio. Le targhe indicano la provenienza dei visitatori: Danimarca, Germania, Inghilterra e Francia. Se ci si arriva di sera gli arrampicatori saranno nel loro feudo: il rifugio, che è anche il solo bar di El Chorro. Nell’ingresso, un pappagallo dà il benvenuto ai viaggiatori. Intorno alla sua gabbietta sono attaccati sui muri alcuni poster di star dell’arrampicata, ingialliti e increspati dal tempo. Delle voci invitano a entrare: con un inglese internazionale, ognuno racconta la propria giornata. Un chitarrista crea l’atmosfera, accompagnato da uno djambé (tamburo dell’Africa occidenatale, ndr) indiavolato. In stile flamenco, ognuno batte le mani. Incoraggiati dal pubblico, i dreadlocks del musicista si agitano alla stessa velocità della sua mano sinistra sulle corde.

In un angolo, il discreto Andrés, il più anziano della sala, ostenta un sorriso seducente. Parlargli significa scoprire un pezzo della storia di El Chorro. È come viaggiarci prima ancora di averci messo piede. Seduto su una sedia, con un bastone in mano e due rametti di rosmarino in una tasca della camicia cucita sul cuore, l’uomo racconta, a chi è interessato, i suoi sessant'anni vissuti nelle grotte del posto: «Avevamo anche la televisione», insiste fiero, continuando il racconto di quei tempi passati con il suo gregge sulle montagne. Molto velocemente, scoprendo il sentiero lungo le case addossate alla collina, si capisce la sua vita da pastore.

Tra il ticchettio dei moschettoni

I tre chilometri del sopraelevato Camino del Rey furono costruiti all’inizio del secolo, dal 1901 al 1905, per permettere la manutenzione delle canalizzazioni di Malaga, che si trova a 50 Km a Sud. Andate in disuso dopo la nuova istallazione idroelettrica, il percorso è stato chiuso nel 2000. I buchi di cui è disseminata tutta la passerella, lasciano intravedere il vuoto che la separa dall’acqua. Nel cammino una tenda sembra essere annidata in un paesaggio lunare. Improvvisamente, un rumore assordante.  Il treno della RENFE bianco e rosso s’infila nelle gole alla velocità della luce, in direzione di Malaga. Alla fine del cammino, ecco apparire una vista incredibile su una pianura verdeggiante. Le gole nascondono egoisticamente questa vista dal villaggio. In mezzo, un ovile di pietra. Chi avrà mai potuto viverci? Un amico di Andrés? Qui dei graffiti hanno rimpiazzato le pecore.

Delle abitazioni troglodite sono state risistemate dai primi venuti, a furia e a misura degli anni. I muri si distinguono dalla roccia grazie allo scintillio di piccoli specchi che incorniciano le porte. Sulla terrazza, alcune birre della scorsa notte attestano l’occupazione effimera delle case. Qualche vestito colorato asciuga al sole. Certi arrampicatori che si fermano per un lungo soggiorno coltivano i loro orti. In questo periodo, le grotte abitabili sono tutte occupate. I racconti del rifugio invitano gli spiriti avventurieri a lanciarsi sulla via ferrata (l’itinerario sportivo situato su una parete rocciosa, ndr) dove Alfonso XIII venne nel 1921 lasciando le sue lettere regali lungo il cammino. Prodezza dopo prodezza, il ticchettio dei moschettoni che dondolano da un punto di appiglio all’altro, risuona nelle gole.I tre chilometri del sopraelevato Camino del Rey furono costruiti all’inizio del secolo, dal 1901 al 1905, per permettere la manutenzione delle canalizzazioni di Malaga, che si trova a 50 Km a Sud. Andate in disuso dopo la nuova istallazione idroelettrica, il percorso è stato chiuso nel 2000. I buchi di cui è disseminata tutta la passerella, lasciano intravedere il vuoto che la separa dall’acqua. Nel cammino una tenda sembra essere annidata in un paesaggio lunare. Improvvisamente, un rumore assordante. Il treno della RENFE bianco e rosso s’infila nelle gole alla velocità della luce, in direzione di Malaga. Alla fine del cammino, ecco apparire una vista incredibile su una pianura verdeggiante. Le gole nascondono egoisticamente questa vista dal villaggio. In mezzo, un ovile di pietra. Chi avrà mai potuto viverci? Un amico di Andrés? Qui dei graffiti hanno rimpiazzato le pecore.

L’arrampicata è solo un pretesto per ridere, cantare, incontrarsi e condividere delle storie. L’arrampicata non è altro che una scusa per sperimentare un modo di vivere diverso, perduti ai piedi dell’Europa. Una vita in cui ci si arrampica per raggiungere una sensazione indefinibile di libertà.

Foto di: omad/flickr; shwechen/flickr; gabirulo/flickr