Educazione sessuale nell'era digitale: Farlo in maniera intelligente

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 03 ottobre 2014

I rapporti sull’aumento dei casi di molestie sessuali fra i giovani nel Regno Unito sono legati a un’istruzione carente. Così come cambiano le dinamiche del sesso, cambiano anche i bisogni educativi. Come si dovrebbero migliorare i programmi di insegnanti imbarazzati per superare il pericolo di gravidanze indesiderate e infezioni sessualmente trasmissibili?

Là dove le vecchie generazioni ricordano le prime incursioni nel misterioso mondo del sesso passando per il ritaglio di una rivista osè e leggendo ad occhi spalancati il diario di un fratello maggiore, la stessa curiosità dei ragazzi di oggi è saziata dalla pornografia online – un mezzo che è sempre irreale e spesso brutale. La preoccupazione è che senza un’istruzione in campo per spiegare il meccanismo, i ragazzi rischiano di sviluppare aspettative pericolose e deludenti sul sesso.

Guardare porno e stupri al settimo anno di scuola

Secondo Molly, un’insegnante di sostegno di una scuola superiore britannica, i ragazzi della settima classe (10 e 11 anni) già si scambiano e guardano materiale pornografico sui loro smartphone. “Non solo il porno che guardano influenza le loro aspettative sul sesso e sul corpo degli altri” afferma. “Glorifica anche lo stupro e le donne sottoposte a pratiche sessuali spiacevoli. Le scuole devono spiegare che, ad esempio, l'industria pornografica è creata dagli uomini per gli uomini per fare soldi, che il sesso non è così nella vita reale e che nessuno dovrebbe sentirsi forzato a praticare atti sessuali solo perché il partner li ha visti online”.  

Il sexting è un’altra tendenza diventata onnipresente sebbene non se ne parli a scuola. La combinazione fra la curiosità dei ragazzi e l’accessibilità di cellulari con fotocamera implica inevitabilmente che vengano inviate immagini intime. “Quello che succede,” dice Molly “è che quando una relazione finisce, quelle foto vengono spesso inviate ad altre persone per una sorta di vendetta, etichettando la ragazza come una sgualdrina e il ragazzo come mandrillo, con commenti negativi sui loro corpi”. Nel Regno Unito, è stata di recente adottata una nuova “politica di sicurezza elettronica” al fine di combattere i pericoli della rete. Apparentemente, protegge i ragazzi attraverso programmi che controllano i siti web e regole contro il bullismo, ma il problema in questo caso è che mentre le scuole, tremanti alla presenza dell’Ofsted, devono mostrare una politica adeguata, non vuol dire che stiano effettivamente insegnando sicurezza elettronica. Una scuola può proibire l’uso di smartphone, ma non fermerà gli alunni dal guardare porno da qualche altra parte, mentre il fatto che genitori e insegnanti possano scegliere di evitare di occuparsi di certi aspetti, nella futile speranza di preservare l’innocenza di un bambino, lasciandolo da solo a educarsi online in autonomia, è molto più dannoso.

Cambiare l'educazione sessuale per aiutare le ragazze

Questo effetto nocivo si riflette in casi scioccanti come quello dello stupro di Steubenville, in cui un gruppo di sedicenni negli Stati Uniti ha filmato una ragazza che veniva violentata e ha poi fatto girare il filmato fra gli amici e sui social media, definendolo uno “scherzo” divertente. Purtroppo questo non è un caso isolato, a sottolineare la normalizzazione dello stupro nella cultura odierna. Molly ritiene che le scuole debbano parlare di casi come questo, aprire discussioni al riguardo e applicare teorie. “Al momento, le scuole insegnano solo l’essenziale circa i meccanismi del sesso, delle malattie infettive e della gravidanza senza discutere di relazioni e delle dinamiche del sesso”. Invece, lei pensa che si debbano aprire discussioni riguardanti il consenso a qualunque forma di interazione sessuale. “Per esempio, le teorie di base del femminismo potrebbero essere usate per illustrare le molestie sessuali. Spiegare che dire a una donna che ha delle “belle tette” o suonare il clacson dalla propria auto può farla sentire vulnerabile, sottovalutata e imbarazzata”. Secondo Molly, bisogna evitare il freddo approccio da manuale, e piuttosto discutere – coprendo tutti gli aspetti del sesso, che siano sexting, fotografie, porno, masturbazione, sesso anale, consenso al rapporto e contatti in generale. “Queste sessioni sono importanti anche per aiutare le ragazze a prendere il controllo della propria sessualità e delle proprie relazioni – non devi fare quello che ti dicono i ragazzi”.

"Where Did I Come From?" Un classico dell'educazione sessuale degli anni 80, narrato da Howie Mandel. 

Un altro suggerimento per migliorare l’educazione sessuale è iniziare prima. I Liberal Democratici hanno di recente proposto di avviare un’appropriata educazione sessuale dai sette anni con uno sguardo all’informazione e alla protezione dei bambini contro i pericoli della rete. Sebbene la proposta si sia scontrata con delle controversie e col silenzio dell’attuale Partito Conservatore, ha senso appoggiare l’idea. Questo approccio è stato adottato in Germania e nella regione di Berlino, dove l’educazione sessuale inizia dall’età di cinque anni. L’avvio di questo programma è stato inizialmente controverso, specialmente attorno a un libro di testo intitolato Da dove vieni?, nel quale i personaggi Lisa e Lars mostrano come indossare profilattici e spiegano cosa sono gli orgasmi.

Dopo le lamentele dei genitori e l’entusiasmo dei media, il libro è stato rimosso dal programma, giudicato in qualche modo prematuro per i bisogni educativi dei bambini di cinque anni. Il programma introduce ora anatomia, omosessualità e comportamenti sessuali inappropriati nella speranza di fornire ai bambini le abilità essenziali per occuparsi del proprio corpo, per comprendere la sessualità e riconoscere l’abuso. Florian e Pia, che vivono in Gran Bretagna con i loro due bambini, sono a favore dell’introduzione dell’educazione sessuale prematura. Concordano, tuttavia, che debba essere condotta in maniera adeguata all’età. Per come la vede Pia, “non c’è logica nell’ignorare un argomento che è molto presente nella mente dei bambini”.