Editoriale. Venerdì 13 novembre, è stata la gioventù europea a piangere

Articolo pubblicato il 17 novembre 2015
Articolo pubblicato il 17 novembre 2015

Con gli attentati del 13 novembre, è stata la nostra Parigi ad essere stata attaccata. Non la Parigi dei monumenti storici sgargianti, dei grandi magazzini costosi o delle vie turistiche, dove noi non andiamo mai. Ma la Parigi dei nostri quartieri in cui noi, giovani europei, viviamo, amiamo, trascorriamo le serate in compagnia di amici, in cui lavoriamo e abitiamo.

Più di 129 morti da piangere, lo stato di emergenza dichiarato in Francia, una classe politica che sostiene che la Francia è in "guerra", la vista inquietante del tricolore rosso, bianco e blu che inonda le nostre pagine Facebook. Questo lunedì mattina, nella redazione di cafébabel, le nostre teste sono pesanti dopo questo lungo e doloroso hangover del weekend. 

Perché la Parigi che è stata ferita, spaccata a metà, è la nostra Parigi, un po' della nostra Europa. È la Parigi babeliana, è la Parigi dei nostri reportage di Meet my hood. La Parigi di un bicchiere tra amici in estate lungo il Canal Saint-Martin, dei bar un po' antiquati lungo la rue de Charonne, la via che abbraccia una popolazione variegata, in cui si ritrovano sia i kebab che i più recenti ristoranti à la mode. La Parigi delle sale per concerti di place de la République, che attirano artisti e fan da tutto il mondo. È anche la Parigi dall'altro lato del périphérique, la tangenziale esterna, quella dello Stade de France, degli incontri sportivi e di altri grandi eventi. È la Parigi multiculturale, è la Parigi progressista, a volte irritante quando diventa troppo borghese e intellettuale, ma è una Parigi in continuo movimento, la Parigi di cafébabel che attira giovani da tutta l’Europa. È la Parigi che amiamo, e precisamente quella che detestano i terroristi islamisti.

Un attentato contro i giovani?

Allora, sicuramente, siamo stati colpiti dritti al cuore. Siamo rimasti con questo sentimento, macabro e angosciante, di essere stati l’obiettivo di questi attacchi. Quei giovani – perché molti di loro erano giovani – che sono morti sotto la raffica dei proiettili lo scorso venerdì, saremmo potuti essere noi, e quelli che sono morti erano spesso, ahimè, amici di amici. Questo attentato, che sarebbe potuto essere ancora più devastante se i terroristi fossero riusciti a entrare nello Stade du France a Saint-Denis, è diventato un attentato contro la nostra generazione.

Mirando a Charlie Hebdo nel gennaio 2015, i terroristi volevano "vendicare il profeta" e attaccare la libertà di stampa e la libertà di espressione. Volevano dividere la società tra musulmani e laici. Con l’attentato ai luoghi della vita quotidiana parigina, hanno mirato al nostro stile di vita. Sono riusciti a seminare il panico, a segnare i nostri animi, ma non riusciranno a farci rinunciare ai nostri valori o a spegnere la nostra energia vitale.

Dopo Londra, Beirut, Madrid, Tunisi, Oslo e Istanbul, Parigi diventerà un simbolo sempre più forte per i giovani europei che vivono in un mondo di pace, di spensieratezza, di creatività e di tolleranza.

cafébabel vogliamo illustrare la diversità di una generazione che non riconosce più le frontiere. Vogliamo sottolineare la sua apertura al mondo, la sua tolleranza, il suo desiderio di vivere insieme. Vogliamo opporre i nostri valori di apertura, di dialogo e di democrazia a quelli di violenza, al sangue e all’oscurantismo religioso. È a questi giovani europei che ci rivolgiamo e a cui diamo voce. Perché i terroristi non vinceranno. Non riusciranno a separarci. Non riusciranno a distruggere la nostra joie de vivre.

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Tradotto dalla redazione di cafébabel Torino.