... ed è finalmente PINOCCHIO

Articolo pubblicato il 19 ottobre 2002
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Articolo pubblicato il 19 ottobre 2002

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Il Pinocchio-burattino è quanto di più lontano ci sia dallessere umano: è vitale, instancabile, felice delle semplici cose, libero dalle costrizioni sociali e, soprattutto, infinitamente buono.

8 mesi di pre-produzione, 28 settimane per girare il film, 8 settimane di post-produzione ...ed è finalmente Pinocchio. Astuto, intelligente, sfacciato, insolente, bugiardo, briccone, incontenibile, divertente, allegro, sentimentale e infinitamente libero il burattino di legno è Roberto Benigni che sembra recitare un personaggio costruito a immagine e somiglianza del suo carattere. Aveva visto giusto Federico Fellini che lo chiamava pinocchietto e ogni anno gli diceva: Robertino, ora si fa Pinocchio, lultima volta che si videro gli disse lo farai tu, come se glielo avesse lasciato in eredità.

Dopo un capolavoro come La vita è bella rimettersi dietro la macchina da presa non è stato sicuramente facile, perché tutti si aspettavano da Benigni ancora emozioni, riflessione, bellezza, risate e lacrime, che sono puntualmente arrivate con la versione cinematografica del libro di Carlo Collodi.

La sceneggiatura, scritta a 4 mani da Benigni e Cerami, è, al contrario del Pinocchio di Walt Disney, molto fedele al testo del romanzo e ci restituisce un personaggio mitico inventato nel 1880 da un conterraneo dello stesso Benigni. Suggestive, come sempre, le musiche del maestro Nicola Piovani (Oscar per la colonna sonora de La vita è bella) che, spaziando dalla fisarmonica malinconica per la morte di Lucignolo alle allegre note della banda da festa popolare nel Paese dei Balocchi, si adeguano sensibilmente ai diversi momenti del film. Magnifiche le scenografie dello scomparso Danilo Donati, a cui è dedicato il film. Splendidi sono anche i paesaggi toscani e del ternano, un susseguirsi di colline, pianure, raccolti, dove il pinocchio nostrano corre, salta e gioca; solo questi luoghi senza tempo avrebbero potuto dare giusta ambientazione alla storia del mitico burattino. Tra i personaggi, particolare menzione credo meritino la Fata Turchina (Nicoletta Braschi), che sembra finalmente ricordare il ruolo enigmatico (alcuni lo ricollegano a un complesso edipico di Collodi) che la donna dai capelli turchini ha nel libro: madre dolce, maestra di vita, amica fidata, signora della natura e regina delle metamorfosi, e Mastro Geppetto (Carlo Giuffrè), che è larchetipo del buon genitore -completamente lontano dalle spaventose vicende della cronaca italiana- sempre pronto a sacrificarsi per il figlio e che continua a volergli bene nonostante le sue malefatte.

Le varianti del Pinocchio secondo Benigni sono essenzialmente due: la farfalla turchina e il distaccamento dellombra del burattino dal bambino. La farfalla turchina rappresenta il logos della Fata e appare 3 volte in tutto il film: allinizio e alla fine illumina la strada buia che doveva percorrere la carrozza fatata; risveglia Pinocchio dal tronco dove dormiva, lanima del burattino, infatti, già esisteva -Geppetto la libera solo dalla materia- e già sapeva cosera la scuola, il lavoro e il divertimento; infine corre in aiuto del burattino liberandolo dalla prigione del paese di Acchiappacitrulli. Il distaccamento dellombra del burattino dal bambino in carne ed ossa credo sia lelemento più originale e felice dellinterpretazione di Benigni. Le avventure di Pinocchio troppo spesso sono state viste come una semplice fiaba, dove il burattino di legno impara, attraverso le mille peripezie (quante me nè successe!), che conviene sempre dire la verità e solo trovando la retta via potrà diventare un bambino come gli altri; la storia, però, non finisce come tutte le favole e visse felice e contento ma con unultima bugia come ero buffo quandero burattino e come sono contento di essere diventato un ragazzo per bene. Il Pinocchio-burattino, infatti, è quanto di più lontano ci sia dallessere umano: è vitale, instancabile, felice delle semplici cose, libero dalle costrizioni sociali e, soprattutto, infinitamente buono, ma per entrare nella società (trasformandosi in un bambino in carne ed ossa) deve pagare il prezzo della libertà assoluta; è questo che Benigni non accetta: il burattino non muore, non resta un pezzo di legno con le gambe e le braccia penzoloni, la sua ombra, quando si stacca dal bravo bambino, va, invece, alla ricerca delleterna felicità.

Nonostante lottima prova degli attori, la grande passione del regista e i 40 milioni di euro investiti (cifra titanica per il nostro cinema), i consensi non sono stati unanimi e le critiche sono arrivate, come sempre. Cè chi dice che il film è troppo fedele al testo del romanzo e manca di un significato attuale, ma il personaggio di Pinocchio, come ogni mito, è eterno e non ha bisogno dessere attualizzato. A chi invece contesta i troppi effetti speciali la risposta la dà lo stesso artista toscano, più comico e surreale che mai: Gli effetti specialima come si fa a fare un film senza quelli? Per esempio, un pescecane grande settanta metri non lho trovato. Io ero disposto a pagarlo, ero pronto ad andare al mercato ittico qui a Terni: scusate, avete un pesce, fresco, vivo, di 70 metri, che sappia anche un po recitare?. Purtroppo molte delle critiche a Benigni non hanno niente a che fare con i suoi lavori, come quelle che contestano che la distribuzione del film sia stata affidata alla Medusa -società che fa capo a Silvio Berlusconi, con cui il regista ha spesso polemizzato in passato- ma essendo polemiche politicizzate non meritano risposta. Lunico appunto che dovrebbe essere fatto al regista è sui tagli che ha effettuato alla prima stesura del film, infatti Pinocchio per essere distribuito sul mercato statunitense ha dovuto adeguarsi allobbligo di non superare le due ore di durata, così è stata tagliata più di unora e alcune scene sono state accorpate (per esempio, Pinocchio incontra per la prima volta Lucignolo in prigione, dove doveva essere solo), penso che ciò abbia fatto perdere un po dellintelligenza narrativa del film. Sono sicuro che saranno ancora tante altre le critiche a Pinocchio, più disparate e incongruenti che mai, perché Benigni è uno di quei personaggi che o si amano o si odiano e scusate tanto se io lo amo.