E' Washington che divide l’Europa?

Articolo pubblicato il 02 febbraio 2004
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Articolo pubblicato il 02 febbraio 2004

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La mancanza di un’unità politica nell’Unione europea è un dato di fatto. Aznar, Blair e Kwasniewski camminano mano nella mano con gli americani. E gli Stati Uniti?

Il presidente Aznar conluderà il suo mandato di otto anni con una visita (l’ennesima) a George W. Bush. Nello stesso tempo, il conservatore Mariano Rajoy, il suo successore politico, fa colazione con Blair a Downing Street, che ha voluto riceverlo curioso di conoscere il futuro presidente spagnolo, e, possibilmente, il prossimo alleato internazionale in un contesto di nuove ed inedite alleanze. Mentre Aznar negli USA spiegava, per la gioia dei falchi, come il riferimento francese, tradizionale per la Spagna in termini di politica internazionale, fosse stato rinmpiazzato nettamente dall’alternativa atlantica, Mariano Rajoy tranquillizzava Blair assicurandogli che le “linee guida” del suo governo avrebbero fortemente ricercato la Gran Bretagna e gli USA. Jospin, per parte sua, tornava a riproporre un’idea di Europa delle diversità, all’interno di un’Europa plurale e differenziata in tematiche sociali e culturali rispetto agli USA, e con uno standard di politica internazionale basato sul diritto internazionale.

Servilismo o indipendenza a ogni costo?

Spagna e Polonia, alleate degli USA nel conflitto irakeno, hanno bloccato la Costituzione europea. Aznar è stato ricevuto e decorato dagli industriali polacchi. Dal canto loro, Francia a Germania escono dal Patto di Stabilità e la Spagna attacca duramente questa procedura di bilancio. Oltre all’Europa a due velocità, l’Europa ricca e l’Europa mediterranea, quella che paga e quella che incassa, c’è l’Europa atlantista e l’Europa europeista. L’Europa neoliberale, quella che ammira lo sviluppo economico e militare degli USA fondata su un’interpretazione imperialistica della Realpolitik, e l’Europa dalle radici sociali, moderata e a favore del diritto internazionale. Due Europe in una. Gli USA lo sanno e per questo parlano in modo radicale, rendendo difficile il consenso europeo in materia di politica estera. La stupidità dell’UE sta nel fatto che essa stessa si presta a a questo gioco di estremizzazione per reggere il ritmo imposto dalla Casa Bianca. L’esistenza dei “falchi affiliati” ovvero leali a Washington, permette ai falchi di giocare al manicheismo e d’infuocare la dialettica interna all’UE.

L’Europa, purtroppo, raccoglie queste provocazioni e finisce per polarizzarsi sulla base di concetti assurdi come “vecchia e nuova Europa”. La questione diviene così meramente strategica e i dirigenti della “vecchia Europa” si arroccano su fittizie posizioni “romantiche” che si basano sull’identità del cittadino europeo e il modo di sentire degli europei in opposizione politica a Washington. In Francia e Spagna questo dibattito provoca lauti dividendi elettorali in un contesto economico sfavorevole, che sta dando orgine a politiche liberali che potrebbero esser sottoscritte dagli adepti di Margaret Thatcher.

La necessaria unità politica per superare Nizza

Javier Solana cerca di mantenere l’equilibrio fra le due posizioni cercando di capire cosa possa essere un superministro degli esteri. Sa bene che l’unificazione delle politiche estere europee non è facile e che sono parecchi i fattori decisivi come la creazione di un esercito europeo o l’impulso definitivo verso la costituzione europea. Tutto ciò richiederà, da parte degli stati membri, la cessione di un ruolo privilegiato in termini di politica estera a Bruxelles. E tuttavia gli stati non vogliono cedere la loro politica estera, così strategica in un contesto di economia globalizzata in cambio di nulla. Il consenso e la pianificazione strategica dell’unità di azione è imprenscindibile se non vogliamo che le conseguenze di di questa divisione cominci a riguardare gli aspetti economici.

Non son gli USA a dividere gli europei

Non sono gli Stati Uniti a dividere gli europei: tutt’al più tirano la corda e lasciano che gli europei si dividan da soli. Aznar e Blair (Blair per tradizione politica e Aznar per un entusiastico protagonismo internazionale e per interessi economici) sembrano aiutare gli USA a tirar la corda, e questo atteggiamento rende arduo trovare il consenso generale. Spagna e Polonia, vicine a Bush, suonano lo stesso spartito politico, bloccando la costituzione europea e impedendo, così, un trattato che urge a diversi livelli per dare impulso a un nuovo stadio politico dell’UE. Sull’altro versante l’asse franco-tedesco deve ricalibrare la propria politica di bilancio in un’Europa che destinerà sempre meno fondi ai vecchi beneficiari e che deve rivedere la sua politica intenazionale, comprendendo che in un momento difficile per le finanze della Spagna e degli altri paesi, è naturale che questi ultimi cerchino dei vantaggi economici attraverso alleanze con gli USA. Bruxelles deve cercare di compensare questo squilibrio e deve creare un contesto economico che faciliti la coesione intorno ad una politica estera propria e indipendente dagli USA. E per questo non deve lasciare che alcun paese tragga beneficio da un’alleanza atlantista, costi quel che costi.

La politica estera è sottoposta a quella economica. L’UE paga un prezzo economico dalla mancanza d’unità sotto questo profilo e gli Stati Uniti se ne traggono un vantaggio. L’assenza di competenze europee in materia di politica estera e la situazione attuale sulle politiche di bilancio europee fa sì che alcuni stati vedano più conveniente l'alleanza con gli USA, rendendo impossibile una politica estera europea univoca.