e' TEMPO DI UN RISVEGLIO GENERAZIONALE

Articolo pubblicato il 24 aprile 2014
Articolo pubblicato il 24 aprile 2014

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Piuttosto che voltare le spalle al sistema democratico, i giovani devono partecipare ed andare a votare, ora più che mai, per proteggere i loro interessi, combattere la discriminazione, e salvaguardare la democrazia dall'assalto delle destre estreme.

Man­ca­no meno di due mesi alle ele­zio­ni Eu­ro­pee e l'UE si trova in un fran­gen­te cri­ti­co. Le ine­gua­glian­ze sono cre­sciu­te ra­pi­da­men­te negli ul­ti­mi cin­que anni e la par­te­ci­pa­zio­ne po­li­ti­ca è ai mi­ni­mi sto­ri­ci, con Eu­ro­pei sem­pre più esa­spe­ra­ti dalle po­li­ti­che di au­ste­ri­tà, e forze po­li­ti­che prive di im­ma­gi­na­zio­ne. Tale senso di di­spe­ra­zio­ne viene av­ver­ti­to so­prat­tut­to dai gio­va­ni, visto che oltre 5 mi­lio­ni di per­so­ne sotto i 25 anni in giro per l'UE sono senza la­vo­ro.

Quan­do il co­mi­co Bri­tan­ni­co Rus­sel Brand af­fer­mò l'an­no scor­so di non aver mai vo­ta­to e che “il si­ste­ma po­li­ti­co at­tua­le non è altro che uno stru­men­to bu­ro­cra­ti­co al ser­vi­zio delle eli­tes eco­no­mi­che” non si è so­la­men­te ag­giu­di­ca­to le prime pa­gi­ne dei quo­ti­dia­ni, ma ha anche at­ti­ra­to l'at­ten­zio­ne dei tanti gio­va­ni stan­chi delle cian­ce pa­ter­na­li­sti­che che trop­pi po­li­ti­ci at­tem­pa­ti ti­ra­no fuori in tempo di ele­zio­ni. In sei mesi il video della sua in­ter­vi­sta ha rag­giun­to quasi 10 mi­lio­ni di vi­sua­liz­za­zio­ni sul ca­na­le you­tu­be della BBC's New­slight, superando di oltre nove mi­lio­ni le visualizzazioni di qual­sia­si altro video.

In ef­fet­ti la re­to­ri­ca di Brand po­treb­be far brec­cia in quel­la ver­sio­ne sciat­ta ed anar­chi­co-sin­da­ca­li­sta di ognu­no di noi, ma si trat­ta pur sem­pre di una re­to­ri­ca fon­da­men­tal­men­te fal­la­ce: da quan­do i gio­va­ni hanno la­scia­to il si­ste­ma de­mo­cra­ti­co, i loro in­te­res­si sono stati sem­pre più mar­gi­na­liz­za­ti. Fatta ec­ce­zio­ne per pro­te­ste, grup­pi di azio­ne co­mu­ne o cir­co­li di cu­ci­to in­cen­tra­ti su temi po­li­ti­ci, tutte le forme di vera espres­sio­ne po­li­ti­ca sono in de­cli­no tra i gio­va­ni. Come ri­sul­ta­to ab­bia­mo go­ver­ni che fi­ni­sco­no per ser­vi­re gente an­zia­na; che sem­pre più equi­va­le a dire gente ricca.

Per avere un esem­pio di cosa ac­ca­da quan­do i gio­va­ni non vo­ta­no non oc­cor­re guar­da­re più lon­ta­no che al Regno Unito. I gio­va­ni Bri­tan­ni­ci con meno di 30 anni sono quel­li con la più bassa af­fluen­za alle urne in tutta l'UE, e sono anche quel­li che hanno sof­fer­to per le mi­su­re più ar­bi­tra­rie. Tasse uni­ver­si­ta­rie per oltre €10,000 l'an­no sa­reb­be­ro im­pen­sa­bi­li in altri stati mem­bri con gio­va­ni più pro­pen­si ad espri­me­re la loro in­sod­di­sfa­zio­ne nelle ele­zio­ni. Il go­ver­no ha già an­nun­cia­to di voler pri­va­re i gio­va­ni sotto i 25 anni del loro di­rit­to a sus­si­di di di­soc­cu­pa­zio­ne se rie­let­to. Per con­tro, i più an­zia­ni sono stati lar­ga­men­te pro­tet­ti, ot­te­nen­do la gra­tui­tà dei tra­spor­ti pub­bli­ci e dei ca­no­ni te­le­vi­si­vi. Tutto ciò mal­gra­do la si­tua­zio­ne eco­no­mi­ca dei pen­sio­na­ti sia re­la­ti­va­men­te mi­glio­ra­ta, men­tre la po­ver­tà tra gio­va­ni e bam­bi­ni è au­men­ta­ta. 

Que­sta è la tri­ste real­tà: per i Mi­ni­stri delle fi­nan­ze in­di­riz­za­re mi­su­re di au­ste­ri­tà agli an­zia­ni equi­va­le a sui­ci­dar­si po­li­ti­ca­men­te, men­tre in­di­riz­zar­le ai gio­va­ni può al mas­si­mo co­star­gli qual­che pa­ro­la dura su Twit­ter.

Ma qual­co­sa di ancor più scon­cer­tan­te sta ac­ca­den­do, oltre che verso una so­cie­tà meno ega­li­ta­ria, stia­mo anche an­dan­do verso un'Eu­ro­pa mag­gior­men­te xe­no­fo­ba e na­zio­na­li­sta, con le de­stre estre­me che len­ta­men­te cre­sco­no du­ran­te la crisi, nu­tren­do­si della ge­ne­ra­le in­sod­di­sfa­zio­ne crea­ta dal­l'in­sta­bi­li­tà eco­no­mi­ca ed allo stes­so tempo rac­co­glien­do le ten­sio­ni et­ni­che e so­cia­li. La loro po­le­mi­ca se­mi-po­li­ti­ca è in to­ta­le con­trap­po­si­zio­ne ai va­lo­ri della no­stra ge­ne­ra­zio­ne: i gio­va­ni sono più aper­ti, tol­le­ran­ti e pro­gres­si­sti delle ge­ne­ra­zio­ni pas­sa­te. Ma ai gio­va­ni è stato fatto cre­de­re d'es­se­re ir­ri­le­van­ti e di con­se­guen­za si sono al­lon­ta­na­ti dal di­bat­ti­to. In molti ora guar­da­no in ma­nie­ra pas­si­va quel­la spro­por­zio­na­ta e pe­ri­co­lo­sa on­da­ta in sup­por­to di par­ti­ti che, teo­ri­ca­men­te, non do­vreb­be­ro es­se­re più che un'im­per­ti­nen­te ed ir­ri­tan­te mi­no­ran­za.

I gio­va­ni de­vo­no al­zar­si, in­vo­ca­re i pro­pri di­rit­ti e chie­de­re un'Eu­ro­pa che sia de­fi­ni­ta da tol­le­ran­za e so­li­da­rie­tà, piut­to­sto che da di­vi­sio­ne, paura ed eli­ti­smo. I so­cial media, le pro­te­ste, così come far parte di ONG sono mezzi im­por­tan­ti per cam­bia­re la so­cie­tà, ma il più im­por­tan­te ri­ma­ne an­co­ra il più ba­na­le: spun­ta­re un sim­bo­lo su un fo­glio di carta. Con la sem­pli­ce par­te­ci­pa­zio­ne alle ele­zio­ni i gio­va­ni au­men­te­ran­no la loro ri­le­van­za e pro­muo­ve­ran­no le loro aspi­ra­zio­ni.

Può ri­sul­ta­re ir­ri­tan­te vo­ta­re per par­ti­ti che non hanno pro­tet­to ab­ba­stan­za i vo­stri in­te­res­si, o che sono ri­ma­sti a guar­da­re, emet­ten­do poco più che un mu­go­lio, men­tre i vo­stri sus­si­di di di­soc­cu­pa­zio­ne ve­ni­va­no ta­glia­ti; ma dopo le ele­zio­ni, quan­do le sta­ti­sti­che sa­ran­no chia­re, i po­li­ti­ci ve­dran­no di cosa hanno bi­so­gno per farci con­ten­ti e ri­ma­ne­re al po­te­re. Se i gio­va­ni ini­zia­no ad en­tra­re a far parte dei par­ti­ti po­li­ti­ci e a cam­biar­li da den­tro, po­tre­mo ve­de­re enor­mi cam­bia­men­ti tra ora e le pros­si­me ele­zio­ni. Pos­sia­mo anche evi­ta­re che l'Eu­ro­pa di­ven­ti un luogo pe­ri­co­lo­so, rea­zio­na­rio ed iso­la­to.

Non fa­te­vi pren­de­re in giro da quel­li che di­co­no “i po­li­ti­ci sono tutti ugua­li”, una ra­pi­da oc­chia­ta a il­mio­vo­to2014.​eu vi farà ca­pi­re come i loro punti di vista pos­sa­no es­se­re di­ver­si. Più im­por­tan­te an­co­ra è come al­cu­ni po­li­ti­ci cre­da­no nella tol­le­ran­za e nel­l'e­gua­glian­za, men­tre altri no. La sfida è gran­de e solo una ri­vo­lu­zio­ne de­mo­cra­ti­ca può aiu­tar­ci a vin­cer­la. La ge­ne­ra­zio­ne dei no­stri ge­ni­to­ri sta per­den­do con­trol­lo eco­no­mi­co e po­li­ti­co del­l'Eu­ro­pa. E' giun­to il mo­men­to di riac­qui­sta­re tale con­trol­lo.