E all’Europarlamento arriva il “tutto esaurito”

Articolo pubblicato il 02 maggio 2005
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Articolo pubblicato il 02 maggio 2005

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Basta guardare all’edificio che ospita il Parlamento Europeo, per rendersi conto che, con l’allargamento, l’Europa sta rischiando di scoppiare. Se lavorate nell’Ue, non dimenticate la merenda.

Molti hanno espresso preoccupazione sugli effetti dell’allargamento sul funzionamento dell’Ue. C’è chi teme che impedisca l’ulteriore integrazione dell’Unione, mentre altri sono preoccupati riguardo agli effetti che la libertà di circolazione avrà sulla disoccupazione. Tuttavia, c’è un altro aspetto del dibattito che è passato per lo più inosservato tra i cittadini europei: l’afflusso di eurodeputati, assistenti, funzionari parlamentari e interpreti nelle istituzioni europee. E le deficienze della pianificazione logistica.

Allargamento a spese della trasparenza

La proliferazione di Stati membri, lingue, parlamentari e personale in generale in seguito all’allargamento ha causato in ogni caso problemi specifici, non solo per il funzionamento dell’Ue in quanto organizzazione, ma anche per l’assetto logistico delle stesse istituzioni. La sala per le riunioni plenarie è stata ampliata, in modo da garantire a tutti i parlamentari un posto a sedere e l’accesso al servizio di interpretariato, ma molte altre strutture sono rimaste invariate. Tutto ciò compromette seriamente la trasparenza del Parlamento, l’unica istituzione dell’Ue eletta democraticamente. Eppure il problema non è stato tenuto in debita considerazione e non ha scatenato proteste da parte della società civile e dei media che frequentano l’edificio.

Per legge le riunioni delle commissioni parlamentari sono aperte al pubblico, il che permette ai semplici cittadini di seguire i dibattiti. Ma nella realtà dei fatti, in che misura sono accessibili queste riunioni nell’attuale Parlamento allargato? In teoria, i membri del pubblico hanno la possibilità di prenotare dei posti in anticipo e i lobbisti possono entrare a loro piacimento. Tuttavia, il numero di posti disponibili si è ridotto drasticamente con l’aumento del numero degli eurodeputati. Gli assistenti dei parlamentari fanno addirittura fatica a trovare un posto libero. E senza un posto non si ha accesso all’interpretariato, il che rende impossibile seguire i dibattiti tenuti nelle 20 lingue ufficiali dell’Unione. Dunque, mentre il numero dei cittadini che avrebbero il diritto di assistere a questi dibattiti aumenta, paradossalmente diminuiscono le possibilità di farlo. Il Parlamento ha cominciato ad attrezzare delle stanze in eccesso con il servizio dell’interpretariato per alcune delle commissioni più controverse, ma semplicemente mancano le strutture necessarie per estendere il servizio a tutte le commissioni.

Il pubblico tenuto a distanza

Quando si visita il Parlamento, indipendentemente che si tratti di un incontro individuale con un parlamentare o di una visita di gruppo nella camera plenaria, sia i visitatori sia lo staff parlamentare devono superare numerosi ostacoli. Le procedure di sicurezza si erano dimostrate chiaramente incapaci di gestire il volume crescente di visitatori, con lunghe file per ottenere i permessi e metal detector come all’aeroporto. La risposta è stata quindi quella di limitare l’accesso all’ingresso principale, con il risultato che i visitatori adesso devono passare attraverso due controlli – e questo ancor prima di poter cercare di trovare un posto nella sala riunioni! Anche il servizio di visite al Parlamento, che organizza visite guidate e presentazioni e mette a disposizione sale per i gruppi più numerosi, è a corto di risorse. Non c’è stato né un aumento delle sale a disposizione, e l’ampliamento della galleria per il pubblico nella sala plenaria non viene incontro alle nuove necessità.

Nel periodo precedente l’allargamento, si è discusso a lungo su come le istituzioni europee, ideate per i 6 paesi fondatori, dovessero essere riformate per adattarsi alle necessità di 25 stati membri. L’incapacità del Trattato di Nizza di dare una risposta a molti problemi ha portato all’istituzione della Convenzione, che ha redatto il Trattato costituzionale europeo, attualmente in pieno processo di ratificazione in tutta Europa. E’ ancora materia di acceso dibattito la misura in cui la Costituzione effettivamente risponda a tutte le preoccupazioni sul ruolo dell’Ue nel contesto globale in evoluzione: l’esempio della recente guerra in Iraq ha dimostrato che i 25 stati membri non troveranno facilmente un accordo su molte delle questioni che l’Ue dovrà affrontare. Nonostante molti politici di spicco, a livello nazionale e europeo, abbiamo investito un enorme capitale politico nel successo della Costituzione, molte questioni restano tuttora irrisolte. E se i leader europei non riescono a gestire il loro stesso edificio, che speranze possono avere di gestire l’“Edificio” Europa?

Lavori di costruzione sono all’ordine del giorno a Bruxelles. Il cantiere all’esterno del Parlamento è un monito costante per tutti quelli che sono coinvolti nelle attività dell’Unione europea che il progetto europeo è ancora in piena fase di costruzione. E ricorda anche che le strutture necessarie per garantire un’Unione allargata efficace, trasparente e democratica sono ancora assenti. Un buon motivo per opporsi alla ratifica della Costituzione - e per portarsi il pranzo da casa.