E adesso parliamo di federalismo

Articolo pubblicato il 05 luglio 2004
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Articolo pubblicato il 05 luglio 2004

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L’Unione ha bisogno di voltare la pagina della tecnocrazia. Scegliendo di coniugare responsabilità politica e rispetto delle autonomie locali.

Qualcuno potrebbe pensare che gli Stati sono i cattivi di turno, ed è chiaro che la attuale Unione Europea non è proprio un D’Artagnan postmoderno. In realtà, tra il potere europeo e i parlamenti nazionali esiste oggi una relazione semi gerarchica. Utilizzando direttive e regolamenti, il potere europeo trasforma gli Stati in mere marionette amministrative e affievolisce la responsabilità, determinando la regolamentazione e lasciando la esecuzione ai parlamenti e alle amministrazioni statali.

Di fatto, gli Stati hanno accettato questo modello attraverso accordi comunitari. Ma si tratta di un modello che attenta alla separazione dei poteri e ai valori costituzionali pluralisti: il Consiglio dei Ministri concentra l’esecutivo e il legislativo e si organizza secondo la logica statale. Tuttavia, per quanto sembri contraddittorio, il potere europeo non è autonomo, né rappresenta direttamente i cittadini europei, ma è invece strumentalizzato dagli Stati. Sono loro che hanno creato il mostro.

Prima o poi si metterà ordine

Se parliamo del potere e della sua distribuzione, bisogna soffermarsi un momento sugli Stati Uniti. Uno dei grande successi degli Statu Uniti è un tipo di sistema costituzionale pluralista e federale. Questo sistema si fonda su due pilastri: l’unità nazionale attraverso la co-partecipazione territoriale (con il Senato) e la doppia sovranità, che oppone un freno all’assorbimento di competenze legislative da parte di Washington.

Se in futuro questa doppia sovranità si importerà in Europa, la Amministrazione europea si espanderà lungo il territorio degli Stati e, soprattutto, condurrà a una differenziazione chiara tra le distinte sfere del potere. Questo modello rafforzerebbe tanto il potere europeo come quello degli Stati.

Di fatto, con le trasformazioni costituzionali e l’allargamento, gli Stati non controllano più come una volta il potere europeo. Per esempio fino ad oggi gli Stati della Ue hanno goduto del monopolio dell’applicazione, al proprio interno, del diritto europeo senza che possa intromettersi un’Amministrazione sovranazionale europea, e questo principio è dovuto al fatto che originariamente il Trattato di Roma era visto come un trattato internazionale, che considerava come soggetto principale gli Stati e non il prodotto dell’integrazione di questi ultimi.

Un federalismo per e con i cittadini

Negli Stati Uniti, la dottrina della doppia sovranità non si costruisce esclusivamente per proteggere i diritti e l’autonomia degli Stati, ma quella dei cittadini. Tuttavia, approfondire il tema del federalismo in Europa non è facile. Dalle ultime elezioni per il Parlamento Europeo, risulta evidente il disprezzo dei partiti politici per la logica della integrazione europea. Allo stesso modo, la partecipazione ha registrato minimi storici ed ha visto l’affermazione dei partiti anti-europeisti. La verità è che, se applicassimo un vero federalismo in tutti i campi, anche in quello economico, le “national Champions” – o imprese multinazionali europee – si opporrebbero su tutta la linea.

Per noi cittadini, il federalismo (anche economico) è il nostro futuro. Abbiamo bisogno di un sistema di pesi e contrappesi che ci aiuti a identificare chiaramente il responsabile di ogni politica in ogni livello del governo, che ci protegga contro la tirannia e che allo stesso tempo sia flessibile ai cambiamenti. Il federalismo è una filosofia politica che si adatta a tutti i contesti sempre che si presentino due requisiti: la ricerca di unità e il rispetto per l’autonomia da un lato, e l’interesse legittimo delle minoranze dall’altro. In questa maniera si rafforza l’Europa e allo stesso tempo gli Stati, impedendo il paternalismo di uno Stato con l’altro, elitismi come quelli che incombono sull’Ue con la possibilità delle due velocità, centralismo e squilibrio economico, così come il disprezzo per le comunità statali periferiche.

Con trasparenza e onestà potremo migliorare le nostre società, facendo nel frattempo aumentarne la coesione interna. Però a tal fine, sarà necessaria allo stesso tempo una democratizzazione delle strutture: dobbiamo renderci responsabili delle politiche che influiscono su di noi e creare una nuova amministrazione in grado di deliberare, realmente democratica, perché la democrazia parlamentare così come la conosciamo è l’ultima a poterlo fare. Un federalismo plurinazionale e la ripoliticizzazione dell’amministrazione pubblica sono passi necessari.

Sono queste le riflessioni sulle quali si dovrebbe discutere con urgenza, e ancora si esita a farlo. Fortunatamente la eurogenerazione sta facendo progressi e già si comincia ad intravedere la luce in fondo al tunnel... Adesso parliamo di federalismo.