Durão-Barroso-es-una-trampa-para-Durão-Barroso

Articolo pubblicato il 03 giugno 2009
Articolo pubblicato il 03 giugno 2009
"Sono per un Europa politica, ma contro il confronto di un Europa dei partiti. Se siamo un'entità sovra-nazionale, dobbiamo poter essere politici sovra-partitici" è quanto ha detto questa settimana il Presidente della Commissione.
E questo la dice tutta sulla concezione che ha il conservatore Barroso della democrazia europea, per cui ancora una volta siamo chiamati ora a votare, con le elezioni del giugno 2009. Barroso deve pensare che, come vuole il proverbio spagnolo , ossia nessun cambiamento in tempi poco felici. Meglio non fomentare qualsivoglia dibattito ed opinione critica su un quinquennio di gestione, ora che è in gioco la sua ri-elezione. "Non vi è bisogno di candidati alternativi alla Commissione" aveva addirittura osato dichiarare a Varsavia la scorsa settimana.

Gli eurodeputati mettono alle strette Barroso, il presidente della Commissione. Il portoghese vorrebbe farsi nominare dal Consiglio Europeo per un secondo mandato di 5 anni, ma gli europarlamentari vogliono che presenti un programma prima di attribuirgli il proprio sostegno. Se Barroso non si adatterà alle volontà del Parlamento, questo suo secondo mandato potrebbe essere un inferno. "en tiempos de crisis no hay que hacer mudanzas"

Quasi come un colpo di stato

Certo, la maggioranza dei politici del PPE non ha fatto granché per opporre un candidato a Baroso. "Senza dubbio", ha dichiarato Enrique Baron Crespo, l'ex-presidente socialista del Parlamento, "le elezioni europee saranno svolte secondo quanto preposto dal Trattato di Niza, che impedisce al Parlamento di proporre ed eleggere il residente della Commissione, mentre la prossima Commissione lavorerà secondo le norme del Trattato di Lisbona", che oggi ha fatto un passo in avanti considerevole, vista la ratificazione del senato ceco.

Graham Watson

Ma ecco quello che più si avvicina ad una colpo distato all'europea. I governanti del Consiglio europeo vogliono accelerare l'elezione del loro favorito, Barroso, prima che venga approvato il Trattato di Lisbona, che prevedrebbe appunto che si passi per il Parlamento. Tutto questo ben sapendo che il Parlamento potrebbe facilmente trovare candidati alternativi, specialmente dai seggi delle destre. "O tutto sulla base del Trattato di Nizza, o tutto secondo il trattato di Lisbona!", reclama il leader dei liberali Graham Watson.

Barroso dovrà tentare di sedurre gli eurodeputati

I partiti europei hanno già cominciato a chiedere spiegazioni a Barroso. Molti considerano indispensabile che presenti un programma per la legislatura, prima di potergli conferire il loro appoggio. "I giovani oggi hanno, come prima esperienza del mercato liberale, la disoccupazione", appunta il socialista Hannes Swoboda, che aggiunge "il sociale deve essere più presente nella prossima Commissione e bisogna che ci sia più coordinazione nella dimensione economica e finanziaria tra la Commissione ed il Consiglio".

Andrew Duff

Nelle fila dei liberali, Andrew Duff sostiene che "bisogna esercitare una pressione maggiore sulla Commissione se si vuole che Barroso ripeta il suo mandato". Secondo i liberali, la Commissione dovrebbe appoggiare un trasferimento delle spese dal livello nazionale a quello europeo, accelerare l'ampliamento della zona euro e promuovere un Eurogruppo più forte, che imponga una politica fiscale più severa. "Speriamo che Barroso ci porti un suo manifesto, o il suo programma, che ci parli dei suoi progetti e che sappia tirare qualche conclusione sulla crisi", concludeva Duff durante la riunione plenaria di martedì scorso. Dalle fila della Sinistra Unitaria Europea, l'instancabile Ilda Figueiredo denuncia "la falsa indipendenza della Banca Centrale Europea, che presta attenzione solo agli interessi privati", mentre propone di mettere fine al Patto di Stabilità e di appoggiare gli investimenti pubblici nei settori dell'innovazione, nella Sanità e nella formazione dei giovani e dei lavoratori.

Sanza nocchiere e in gran tempesta: cercasi disperatamente leadership

Rasmussen

I socialisti esigeranno dal prossimo presidente che la Commissione si impegni seriamente su un'agenda sociale e che nessun paese permetta che si lavori più di 48 ore a settimana per gli impiegati. "Vogliamo che Barroso porti al Consiglio europeo del 18 giugno un nuovo piano di rilancio dell'economia per far fronte ai 27 milioni di disoccupati e alla caduta del PIL del 4%, con cui finiremo il 2009, esige Poul Nyrup Rasmussen, il presidente del Partito Socialista Europeo. Quest'ultimo è il deputato che attacca più tenacemente la gestione e la "passività" di Barroso: "Leadership vuol dire saper correre dei rischi", concludeva questa settimana invitando Barroso a "non aspettare di vedere quello che diranno Parigi o Londra per proporre le riforme". Ma la situazione è stata tale fino ad ora per volontà dello stesso Barroso, che si difendeva nella plenaria esigendo dagli altri "più esecuzione e meno gesticolare", e che ha implorato che si chieda "il possibile e non quello che possibile non è, a causa della mancata ambizione degli Stati e della loro ritrosia ad aumentare il budget comunitario". Barroso morde quando gli conviene l'unica mano che ha alla sua portata, quella dei capi di Stato e di governo, contenti che Barroso si limiti ad essere "un semplice intermediario tra governanti" come lui stesso si definì cinque anni fa, per ottenere l'incarico. Anche quando lo si accusa di non impegnarsi a fondo per il Trattato di Lisbona, cerca di sviare denunciando "l'incapacità dei governanti a ratificare quello che hanno già firmato".

Durao Barroso energico

La legittimità dell'Unione in pericolo

"Sono contro la drammatizzazione artificiale che inscenano i partiti politici", insiste un Barroso senza remore. "Bisogna parlare d'Europa in positivo, perché quello che più alimenta il seguito degli euroscettici in momenti di crisi è proprio il pessimismo degli europeisti". Senza dubbio, i grandi progetti politici si forgiano in situazioni disagiate. La crisi attuale è il momento più difficile nella storia dell'Unione. Se si aspetta che siano gli Stati ad incaricarsi di farcene uscire, perderemo tempo prezioso e l'Unione avrà fatto cadere un'opportunità storica per riaffermare la sua legittimità ed uscirne più rafforzata. Questo è quello che i politici del parlamento cercano di comunicare a Barroso, ma con qualche problema nel far arrivare il messaggio a destinazione. Se Barroso accede ad un secondo mandato e non cambia attitudine, è molto probabile che i rappresentanti dei cittadini europei gli rendano la vita impossibile. (Immagini: Parlemento europeo)