Dura la vita per i Muri

Articolo pubblicato il 30 luglio 2002
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 30 luglio 2002

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Un Muro è caduto. Ma altri sono già lì a rimpiazzarlo. E nuovi baluardi vengono eretti nella fortezza europea.

La parola « fine » è stata dunque apposta alla storia della guerra fredda, il 28 maggio a Pratica di Mare. Ciò sembra completare un processo di ricomposizione delle relazioni internazionali intaccato dieci or sono con la caduta di quel simbolo vergognoso chera il Muro di Berlino. Eppure le relazioni internazionali non sono state private di altri muri, siano essi reali o simbolici.

Vè infatti un muro che separa gli israeliani dai palestinesi, e che li allontana ogni giorno di più da una serena coabitazione. La materializzazione fisica di questo muro è del resto in parte già cominciata: una lunga barriera difensiva, lungo la linea verde, con tanto di trincee, telecamere e terra di nessuno da entrambi i lati della cortina. Lo scopo: evitare ogni infiltrazione palestinese in territorio israeliano oltre posti di controllo il cui numero è ancora ristretto. La verità: far morire la speranza di unintegrazione fra questi popoli che si combattono per un territorio dove avrebbero potuto vivere insieme. O semplicemente il rigetto verso laltro, oltre uninfrangibile barriera, quasi a sancire il rifiuto della sua stessa esistenza.

Lo stesso dicasi per il muro che separa il Messico dagli Stati Uniti. Una linea di frontiera sospesa fra Nord e Sud, fra ricchi e poveri, una frontiera per questi ultimi da superare, eretta in muraglie di lamiere sormontate da filo spinato. Una guerra senza nome ai confini con lAmerica: così ce la racconta Chantal Akerman in Dallaltra parte, documentario presentato questanno al Festival di Cannes, che evoca, attraverso il dramma quotidiano di un muro piantato in mezzo al deserto, i problemi contemporanei legati agli scambi nord-sud, allimmigrazione, alla criminalità, al razzismo.

Come, infine, il muro che alcuni vorrebbero far costruire intorno ad unEuropa eretta a fortezza: dato che Schengen permette la libera circolazione delle persone fra gli stati europei, bisogna rinforzare le frontiere esterne allUnione. I ministri dellInterno si sono riuniti a Roma per abbozzare i contorni di una polizia europea di confine proposta dalla Commissione. E legittimo, e bisogna certo salutare questo progresso nellintegrazione europea; inoltre, i governi europei devono tentare di armonizzare le loro politiche dimmigrazione in occasione del vertice di Siviglia. Ma, nel momento in cui un francese su quattro aderisce alle idee del Front National, nel momento in cui ovunque in Europa limmigrazione è divenuto un tema centrale nei dibattiti elettorali, a tutto vantaggio dellestrema destra, nel momento in cui questultima vede i suoi risultati progredire, giungendo quasi al potere, per mettere in atto delle politiche basate sul rigetto e sullesclusione, la prospettiva di unEuropa-fortezza, fondata sul razzismo e sulla chiusura, si avvicina.

Giacché siamo tanto contenti daver trionfato alla fine su un Muro che aveva diviso lEuropa, non lasciamo che il muratore della segregazione torni nuovamente ad adoperarsi. LEuropa stessa si è costruita attorno a concetti di apertura e di scambi fra le nazioni. E poiché i muri tendono a innalzarsi di nuovo, bisogna riaffermare che solo la circolazione delle idee e delle persone, lapertura, gli scambi, il rimescolamento dei popoli, la libertà, fanno e faranno la ricchezza dei nostri paesi. Solo tutto ciò ha permesso in un giorno del novembre dell89 di sbriciolare il Muro del totalitarismo. E non la segregazione, la chiusura, il ripiegarsi su sé stessi e il rigetto dellaltro, che in un certo senso, un giorno di agosto del 61, avevano prodotto il Muro della Vergogna.