"Dura Brexit, sed Brexit"

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 14 ottobre 2016

Theresa May ha raddoppiato gli sforzi per ottenere una "hard Brexit" dall'Unione Europea, nonostante una sterlina in caduta libera e l'ammonimento da parte del Tesoro britannico che il Regno Unito potrebbe perdere circa 66 milioni di sterline all'anno, l'equivalente ad oggi di circa 73 milioni di euro. Ma che cosa comporterebbe una "Brexit dura" nella pratica, e quali conseguenze potrebbe avere?

Il boomerang della sterlina

I fautori del Brexit amano sentire storie di shopping e di stranieri e hanno ragione: le spese dei turisti, i loro pasti e notti alberghiere aiuteranno l’economia britannica. Ed è senz’altro vero che le esportazioni saliranno grazie alla sterlina debole. Ma non sarà abbastanza. I numeri non mentono: il Regno Unito ha un disavanzo commerciale notevole, ovverosia, importa più di quello che esporta. Una moneta debole non è una buona cosa in queste condizioni perché aumenta i prezzi delle importazioni, gonfia l’inflazione e riduce il potere di acquisto dei consumatori. E le esportazioni non possono colmare il margine perché sono meno di un terzo del prodotto interno lordo inglese, il resto è consumo, investimenti e altre attività che non sono aiutate da una moneta debole. 

La Stampa, Italia, 13/10/2016

La promessa di maggiore sovranità è un’illusione

Il primo ministro britannico ha annunciato che il governo integrerà automaticamente tutte le leggi dell’Unione nella legislazione britannica. Di conseguenza, una volta concluso il processo di uscita, la legislazione britannica sarà identica a quella europea. Per la Gran Bretagna significherebbe dover aderire a tutte le linee guida dell’UE in modo da ridurre al minimo le divergenze. In uno scenario simile, l’idea di un Regno Unito che recupera la sua sovranità è però una pura illusione.

Rzeczpospolita, Polonia, 13/10/2016

La May sta solo peggiorando le cose

A quanto pare, il primo ministro britannico deve ancora rendersi conto di quanto sia disastrosa la situazione del suo Paese a seguito del referendum sulla Brexit. Il suo vero obiettivo sarebbe dovuto essere quello di ridurre i danni della transizione dall’Unione europea al territorio ignoto in cui il Paese sembra diretto. Al contrario, Theresa May è impegnata a diffondere e rinforzare il nazionalismo populista che ha portato gli inglesi in questa crisi, in un tentativo di giustificare a posteriori il risultato ottenuto dal partito euroscettico Ukip. Le sue dichiarazioni in merito alla possibilità di censire il numero di stranieri in aziende e scuole (poi modificate con riluttanza) sono indicative di un livello di xenofobia che credevamo sconfitto da lungo tempo in Europa. 

ABC, Spagna, 13/10/2016

Sara l’UE a definire i contorni della Brexit

Sono tempi difficili per i molti amici e ammiratori che la Gran Bretagna ha ancora in Europa. Probabilmente alcuni di loro si aspettavano una nazione impegnata fin da subito in un serio e ampio dibattito su come ricucire i rapporti con il colosso d’oltremanica. Invece, il regno di sua maestà si perde in scenate isteriche, parlando da solo dei suoi problemi. L’UE difenderà i propri interessi nazionali e continentali con la stessa forza con cui lo farà la Gran Bretagna. Ma, visto che l’Unione è sette volte più grande, imporrà le proprie condizioni. La Brexit sarà come la vorrà l’Europa.

The Guardian, Regno Unito, 12/10/2016

_

30 Paesi, 300 mezzi di comunicazione, una rassegna stampa.

La rassegna stampa euro|topics ci mostra i temi che attraversano l'Europa, per riflettere un panorama variegato di opinioni e di idee.