Due popoli, due stati: uno slogan pericoloso e privo di senso

Articolo pubblicato il 13 aprile 2002
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Articolo pubblicato il 13 aprile 2002

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Sarebbe pericoloso affiancare ad uno stato israeliano uno stato palestinese. La storia insegna che è necessario puntare sulla democrazia.

La politica incisiva di Ariel Sharon, nei confronti della Autorità Palestinese e del suo leader Yasser Arafat, desta proccupazione in occidente.

Tra i vari progetti di risoluzione del conflitto israelo-palestinese, il più accreditato nei luoghi del potere europeo è quello che può essere riassunto nello slogan: "due popoli, due stati".

Si dovrebbe in un certo senso prendere atto della impossibile convivenza tra le comunità israeliana e palestinese, per separarle in due entità politiche distinte ed indipendenti.

E tutto questo come se la storia non ci avesse insegnato nulla.

Nel 1919 i trattati di Versailles imponevano un nuovo ordine in Europa sulla base, almeno in linea teorica, del principio di nazionalità. Le frontiere di vecchi e nuovi stati sarebbero state tracciate dalla disposizione geografica delle popolazioni europee.

Abbiamo tutti letto abbastanza libri di storia e visto abbastanza documentari per sapere come andò a finire.

I popoli europei non erano sfortunatamente disposti sul territorio in maniera omogenea e facilmente divisibile. Soprattuto nell'Europa centro-orientale dove quel mostro livellatore che chiamiamo stato-nazione non si era sviluppato in maniera del tutto completa.

Nasce, dunque, con tale impostazione, il problema delle minoranze nazionali, cavalcato dalle grandi potenze revisioniste, ed i problemi europei anzichè risolversi si aggravano, esasperati dalla grande crisi economica.

Si voleva in linea di principio dare ad ogni (ogni!) popolo europeo il proprio stato e la propria indipendenza, tralasciando la questione democratica.

Il caso della Bosnia costituisce un altro esempio di come la comunità internazionale affermi il principio di nazionalità con troppa disinvoltura.

In Bosnia si è lasciata una parvenza di unità politico-amministrativa che cela una realtà di segregazione continua tra le tre comunità che la compongono: serba, croata e musulmana.

Ad ogni etnía è stato dato il proprio feudo fecondo di omogeneità culturale presunta e carico di nuove minoranze sempre più frammentate ed accanite.

Mettere in pratica il principio "due popoli, due Stati" vuol dire affermare un principio di segregazione tra due comunità antagoniste ma indivisibili.

E' impossibile tracciare qualunque linea di frontiera che sarebbe rispettata e difendibile da parte dei due nuovi soggetti della regione.

Affermare il principio "due popoli, due Stati" vuol dire non affrontare il vero problema, padre dell'antagonismo tra le due comunità: la democrazia e la non discriminazione in base all'origine "nazionale".

Due popoli anche se diversissimi possono convivere in uno Stato se quest'ultimo è democratico e laico. Ció significa rimettere in discussione le fondamenta di uno stato di Israele sempre più sionista, ma significa anche abbattere ogni fondamentalismo islamico.

E' possibile sognare insomma due popoli insieme nella prima democrazia del Medio-Oriente.

Altrimenti ci rassegneremo a vedere due stati antagonisti ed un conflitto sempre più esacerbato dalla progressiva desertificazione di quella che un tempo era terra santa.