"Due pesi, due misure...!"

Articolo pubblicato il 28 settembre 2002
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Articolo pubblicato il 28 settembre 2002

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Qual è la catastrofe più grande se non la guerra stessa?

Gaza, giovedì 26 Settembre 2002, è quasi mezzogiorno e per le vie del centro sono in tanti a camminare.

I negozi sono tutti aperti e le macchine scorrono a rilento tra la folla che invade l'asfalto. In giro, come sempre da molti mesi ormai, se non anni, militari israeliani pattugliano la zona. Un giovedì qualunque in Medio - Oriente. Certamente condito di paura e violenza data la precaria

situazione che in questi ultimi giorni ha sconvolto la Palestina. Di punto in bianco però sembra di vivere in uno scenario da colossal hollywoodiano: dal nulla spunta un elicottero da guerra dell'esercito di Tel Aviv. Non è

una scena nuova, gli elicotteri pattugliano i cieli di Palestina ogni giorno. Questa volta però l'elicottero spara contro il suo obiettivo: una

macchina che si trascina tra donne, bambini, giovani e anziani.

È così che questo giovedì mattina Gaza diventa l'inferno. L'esplosione uccide due uomini e ferisce decine di persone. Intanto Arafat prosegue assediato nei suoi uffici da carri armati e blindati israeliani, nonostante la risoluzione ONU di due giorni fa, e a Tulkarem una

bambina di pochi mesi muore sotto l'effetto di gas lacrimogeni israeliani che non rientrano nella lista internazionale delle armi convenzionali.

Le risoluzioni ONU paiono non far paura a Sharon, ne ha viste tante e come sempre nessuno ha impedito nulla in Medio Oriente.

Poche migliaia di km più a sud est invece un Rais dovrebbe impaurirsi e lasciare il suo trono temendo una risoluzione ONU che dia all'America, e ai suoi alleati, la più piccola giustificazione per avviare l'operazione militare che finalmente riuscirà a debellare il terrorismo dall'intero pianeta.

Due pesi e due misure insomma. Entrambe le risoluzioni sono firmate dalla stessa autorità internazionale ma una passa inosservata, tutt'al più come monito di etichetta, l'altra invece è una cosa seria, da non tralasciare, un vero e proprio ultimatum, e le scorse non sono da meno: quelle contro l'Iraq hanno decimato un'intera popolazione grazie all'embargo, quelle contro

Israele non si contano più né si tengono in considerazione. Si sono visti nelle ultime settimane una lunghissima serie di articoli e si

sono sentite tantissime dichiarazioni sul futuro dell'Iraq, del suo Rais indomabile e di guerra, guerra giusta contro il terrorismo, come quella

contro l'Afganistan dei Talebani per intenderci. Quella che ha dato più morti di quelli che l'avevano provocata ma sicuramente ha aperto più mercati di quanti ne servissero.

Ora le analisi sul futuro di questa, ormai imminente, azione militare unilaterale si moltiplicano, si decuplicano. Bush

si è recato al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York ed ha

parlato. Parlato di cosa? Della sua sicurezza nell'affermare che Saddam è

pronto a costruire la "Nucleare", che il dittatore di Bagdad ha in mente piani ben strutturati per aiutare Al-quaida nella sua "Guerra Santa" contro l'America. Ma le parole non si sono tramutate in prove. La sua parola contro il terrorismo è sacra, e come tale viene presa in considerazione dai maggiori alleati Statunitensi e dallo stesso Segretario delle Nazioni Unite, Annan. La risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU sta per nascere, la nuova sentenza per colpire il Rais. Perché questo è lo scopo della risoluzione che Bush ha chiesto: avere una giustificazione per colpire.

I tempi di Panama e dei conflitti targati CIA

paiono essere finiti, ora non è più possibile agire nell'oscurità, la stessa società civile non lo permette. Allora si chiede un qualche permesso di facciata a tutti quanti per agitare venti di guerra internazionali.

Ora però Bush va oltre, minaccia l'ONU di usare la forza ugualmente e gli stessi alleati dell'America non fanno che fomentare venti di guerra. Blair e Berlusconi dichiarano la necessità inevitabile della soluzione armata. E poi è lo stesso Berlusconi ad accusare di catastrofismo la sinistra italiana

riferendosi alle accuse in tema di politica economica nazionale.

Ma cosa c'è di più catastrofico di una guerra che a suo tempo ha ucciso più di un milione di civili iracheni senza ottenere nulla di fatto?

Qual è la catastrofe più grande se non la guerra stessa?