Drungli: da couchsurfer a nomadi low-cost

Articolo pubblicato il 10 aprile 2013
Articolo pubblicato il 10 aprile 2013
Orsi Tóth, 29 anni, ungherese, è laureata in economia. Il suo compagno, Ereid Gjergji, 35 anni, è un albanese che vive in Italia, laureato in ingegneria e studi marittimi. La coppia ungaro-albanese spiega perchè ha basato il proprio business sul motore di ricerca Drungli, facendo leva sul desiderio di avventura e la spontaneità.

Cafebabel.com: Vi siete conosciuti tramite il sito Couchsurfing. Oggi siete ancora dei couchsurfer?

Mi dispiace vedere che il couchsurfing stia diventando un'azienda – non perché il profitto sia a priori sbagliato, ma perché in questo mondo c'è bisogno anche di organizzazioni no-profit, specie quando si parla di ospitalità

Orsi Tóth: “Siamo stati entrambi couchsurfer più che attivi per 5 anni. Ospitiamo ancora, occasionalmente, persone che abbiamo già conosciuto attraverso il sito, e ci è sempre piaciuto farlo. Questo breve momento di intimità ti rende possibile lasciar entrare in casa tua un estraneo e aprirti, parlare liberamente, godere delle differenti vedute. Ho dei ricordi bellissimi di esperienze simili, come fare un giro in moto sull'Isola di Wight, o aspettare l'alba sulla collina di Gellért con dei surfisti italiani. Con il passare del tempo è inevitabile pensare che all'inizio fosse tutto più bello: la nostalgia funziona così. Mi dispiace vedere che il couchsurfing stia diventando un'azienda – non perché il profitto sia a priori sbagliato, ma perché in questo mondo c'è bisogno anche di organizzazioni no-profit, specie quando si parla di ospitalità – ma sono curiosa di vedere come il sito e la comunità evolveranno. Spero che riescano a trovare una forma di business che non stronchi l'idea di fondo: non è un alloggio gratuito, ma un investimento intellettuale ed emozionale. In ogni caso, se parliamo del couchsurfing, il diverso modo di viaggiare e la particolare attitudine verso gli altri sono ancora i valori principali dell'esperienza”.

Cafebabel.com: Come vi è venuta in mente l'idea di un business di viaggio?

Orsi: “In un certo senso, è stato facile – Ereid cercava qualcosa di simile".

Ereid: “Quello che ci ha stimolato e ci ha spinto a creare Drungli è stata l'idea di partire, senza perdere tempo, e certamente senza spendere troppo. In sintesi, tutto quello che non si può trovare su altri siti”.

Cafebabel.com: È un business redditizio? Avete avuto bisogno di consigli o di mentori?

Orsi: “È importante rifarsi a dei modelli di business, e noi cerchiamo chiaramente un profitto. Il nostro ha una struttura ramificata, che è stata pensata e rifinita negli ultimi 18 mesi. L'obiettivo è di tornare in pari in 12 mesi. I migliori consigli ci arrivano dagli utenti: sono una grande fonte d'ispirazione, ci forniscono idee fantastiche e ci fanno sapere di cosa necessitano per organizzare meglio i loro viaggi”.

Cafebabel.com: Quali differenze o affinità culturali avete incontrato lavorando insieme e con altre culture?

Ereid: “Quello che ci unisce o ci divide è in relazione con il nostro carattere e i nostri percorsi individuali. Chi viaggia molto come noi, comprende il significato del diventare un cittadino del mondo, e di essere parte di un'umanità in movimento, che cambia a ogni incontro con altre persone. Noi siamo quelli che incontriamo".

A Milano

Chi viaggia molto comprende il significato dell'essere parte di un'umanità in movimento, che cambia a ogni incontro. Noi siamo quelli che incontriamo

Orsi: “Le differenze culturali sono una fonte di stimoli e osservazioni. La questione non è quanto sia grande la differenza, è come ci si adatta e la si accetta. Io e Ereid ci completiamo l'un l'altro e lavoriamo bene insieme. Non ci sono grandi differenze se non che lui è un tipo più rillassato e io sono più pronta allo stress. Non credo che l'etica lavorativa abbia una nazionalità: entrambi siamo gran lavoratori, testardi e volenterosi, ci ispiriamo e ci spingiamo ad andare avanti a vicenda”.

Cafebabel.com: Voi usate le prenotazioni a basso costo per invogliare all'avventura e alla spontaneità. C'è per caso uno Zeitgeist tra i giovani europei riguardo a come vogliono vivere, svegliarsi la mattina e prenotare un volo per l'Australia per esempio? Può funzionare in un continente prostrato dalla crisi?

Ereid: “Il desiderio di avventura è tipico delle persone spontanee, senza troppe sovrastrutture, e di quegli individui che come Colombo o Vespucci si sentono pionieri. È parte di coloro che visitano posti che non conoscono per battere l'arroganza che ci fa vedere il mondo come lo abbiamo già immaginato, al sicuro delle nostre stanze e dei nostri pregiudizi. Il viaggio è come una rinascita personale, ci fa scoprire cose nuove riguardo noi stessi”.

Ma va bene così, in fondo non ci lamentiamo tutti perché le nostre destinazioni preferite sono prese d’assalto dai turisti ?

Orsi: “Noi vogliamo vivere così. Ci sono diverse ragioni per questo “ideale” di vita. Il settore dei viaggi è ricco di offerte, ed è difficile distinguere il viaggiatore fisso da quello occasionale. Lo Zeitgeist c'è, perché ci sono le possibilità materiali: è possibile lavorare a distanza, puoi trovare dozzine di modi per guadagnare via internet, e puoi parlare con la tua famiglia con Skype se lo desideri. Il crescente numero di giovani che cercano la libertà è un prodotto della crisi. In una società dove i classici modelli di vita e impiego non funzionano più, i creativi saltano a bordo facilmente: si rischia di meno a sperimentare nuove soluzioni per cercare uno scopo nella vita. C'è anche una componente di evasione in questa tendenza, ma credo che ci siano modalità ben peggiori per evadare dalla realtà".

Cafebabel.com: Quali sono le vostre previsioni per il futuro dei viaggi attraverso l'Europa: ci può essere un nuovo Zeitgeist per definirle?

Orsi: “Per la nostra generazione e la prossima è diventato normale volare. Quando qualcosa diventa naturale, ci sarà un nuovo balzo in avanti nel suo sviluppo. Aspetto con interesse l'arrivo della prima compagnia aerea ecologica, o che altri servizi simili si concentrino su soluzioni sostenibili. Sono curiosa di vedere come i tour auto-organizzati e le attività su siti come Gidsy evolveranno nel tempo. Mi interessano anche le operazioni atte a limitare le spese delle compagnie aeree. Volare è diventato così essenziale per le masse che esse si adeguerebbero a tutto, e direbbero addio al glamour del volo, in cambio di tariffe ridotte. Anche noi di solito voliamo con le compagnie low cost. Quindi questo è un indicatore del minimo richiesto nell'industria dei viaggi e dell'attuale stato mentale e situazione finanziaria degli europei".

Foto: © Orsi Tóth tumblr; nel testo: © Drungli on flickr