Droghe pesanti a Francoforte: il vaccino è per strada

Articolo pubblicato il 26 luglio 2011
Articolo pubblicato il 26 luglio 2011
Sotto l'ombra dei grattacieli delle banche di Francoforte, il quartiere della stazione è il luogo di massima concentrazione di droga e prostituzione. Ma ogni giorno c'è chi cerca di fare la differenza. Sono gli operatori di strada, che aiutano e ascoltano, invece di giudicare.

“Sono arrivata qui dieci anni fa. Prima avevo già lavorato come operatrice di strada con drogati e prostitute a Berlino e Amburgo, e pensavo che niente potesse più impressionarmi. Poi sono arrivata a Francoforte e ho cambiato idea.”

Per gli operatori di strada, Francoforte significa soprattutto Bahnhofsviertel, il quartiere della stazione, dove un quadrilatero di strade ospita un’altissima concentrazione di drogati e di prostitute, e tutto il microcosmo che ne deriva. Assieme a Amsterdam, Amburgo e Zurigo, Francoforte è stata tra le città europee più interessate dall’ondata di droga (e successivamente dalla diffusione dell’HIV) degli anni Ottanta, ma è stata anche all’avanguardia nel concepire un nuovo modo di occuparsi dei problemi legati alla dipendenza da sostanze. Zurigo ha scelto la somministrazione controllata della cosiddetta “eroina di Stato”; Amsterdam ha puntato sulla tolleranza nei confronti delle droghe leggere e sulla prevenzione nelle scuole, e ora ha una percentuale di consumatori di droghe leggere e di droghe pesanti inferiore ai paesi della “Tolleranza zero”. In Germania, anche solo 15 anni fa, per poter ricevere assistenza un drogato doveva fissare un appuntamento con un operatore, che di solito poteva riceverlo solo dopo un’attesa di settimane. Poi sono partiti i primi progetti pilota, e adesso c’è una struttura ben sviluppata di aiuto, assistenza e consulenza, fondata sul lavoro degli operatori di strada. Sulla fiducia e sulla riservatezza.

La polizia fa un altro mestiere

Gli operatori sono vincolati al silenzio. Non possono rivelare i dati personali delle persone che assistono, né tanto meno denunciarli alla polizia: sono le regole della strada, per costruire fiducia e rendere possibile un rapporto il più sincero e franco possibile tra operatore e utente. Veronika, che nella sua città in Repubblica Ceca fa la volontaria in un centro che si occupa anche di giovani dipendenti da sostanze, guarda sbigottita le nostre “guide”, e dà la colpa alla nostra precaria traduzione simultanea tra tedesco, inglese e ceco. “Ma io devo denunciare! Sono obbligata a dire alla polizia se trovo qualcuno che spaccia!”, dice agli operatori tedeschi, che invece scuotono la testa. La fiducia prima di tutto. “Ogni tanto c’è qualche poliziotto che mi dice che in fondo facciamo lo stesso lavoro – dice J., testa rasata e braccio tatuato, da quindici anni sulle strade del Bahnhofsviertel come operatore - e io gli dico che non è così, che noi abbiamo un lavoro molto diverso”. Ogni mese c’è un incontro ufficiale tra le associazioni, gli operatori e la polizia, per analizzare i problemi e risolverli.

C’è un bar-ritrovo, il Cafè Fix, aperto nel 1990, che offre pasti caldi a cifre simboliche (1,50€) e la possibilità di ripararsi, di sedersi, di ritrarsi dalla strada. Mentre lo attraverso, osservo gli utenti, i drogati, riversi sui tavoli, rannicchiati, oppure mentre camminano lentamente, piegati su loro stessi, smagriti dalla dipendenza, senza forze. In una capsula di vetro antiurto, che dà sulla strada, c’è un operatore che ritira le siringhe usate e ne distribuisce di nuove, sigillate. Una siringa nuova per ogni siringa usata . A Francoforte sono stati tra i primi a sperimentare la distribuzione di siringhe pulite, per arginare la diffusione dell’HIV e dell’epatite C.

Dalla doccia alla stanza del buco

Il Cafè Fix è al piano terra di un edificio a più livelli sulla Moselstraße, in cui vengono offerti diversi servizi: oltre alle attività generiche di consulenza, c’è una struttura medica con diversi ambulatori attrezzati; a disposizione degli utenti ci sono un magazzino di vestiti di seconda mano e una stanza con docce e prodotti per l’igiene personale. E poi c’è l’ambulatorio per la somministrazione del metadone, e delle altre sostanze per la disassuefazione, per coloro che hanno cominciato la terapia sostitutiva.

“Qui non è consentito alcun tipo di compravendita né di scambio di sostanze. Devono già avere la droga con sé”

Qualche edificio più in là, visitiamo una “stanza del buco”, uno degli obiettivi preferiti della polemica perbenista italiana sul presunto “lassismo” del Nord Europa. Quella che visitiamo è aperta tutti i giorni, dalle 11 alle 23, ha quindici posti, una sala d’attesa, e cinque operatori in servizio contemporaneamente. Due controllano la porta, un operatore sovrintende alla “stanza” vera e propria, e due operatori gestiscono il front desk. “La prima volta che vengono qui devono registrarsi – ci dice la responsabile – e mostrare i documenti. Ogni volta che un utente si ripresenta, lo controlliamo nel computer. Ci mostra la droga che ha con sé, noi gli diamo il kit e lo facciamo entrare nella stanza”. Il kit contiene una siringa, del disinfettante, del cotone, un cucchiaino, e altri oggetti utili per preparare le dosi. “Qui non è consentito alcun tipo di compravendita né di scambio di sostanze. Devono già avere la droga con sé”. Niente eroina di Stato, dunque, solo un tentativo di ricreare condizioni igienico-sanitarie migliori che sulla strada. In un mondo ideale non avremmo bisogno di stanze del buco. E non dovremmo nemmeno combattere la dipendenza. Ma il mondo reale è diverso, e ha la faccia del Bahnhofsviertel. E chi pensa che le stanze del buco siano una giustificazione morale che consente ai drogati di continuare a drogarsi con l’avvallo dello Stato, dovrebbe venire a dare un’occhiata qui, e capire che nessuno ha bisogno di cercarsi un alibi. La dipendenza è una malattia e non si combatte solo con la forza della volontà.

A due passi dalla BCE

Mentre osserviamo il via vai di drogati, di prostitute, di operatori e di gente comune, una lunga Mercedes dai vetri oscurati ci passa davanti. Alzando lo sguardo, c’è la Main Tower e ci sono i grattacieli di Francoforte. Perché siamo nel cuore finanziario dell’Europa, e la Banca Centrale Europea è a un tiro di schioppo. “La maggior parte dei nostri utenti non ha un lavoro, non ha qualifiche, non ha finito la scuola, viene dalla povertà. Quando arrivano nel Bahnhofsviertel ne hanno già passate di tutti i colori. I nostri utenti più anziani hanno 60-65 anni. Ma non sono molti. – ci dice J., senza distogliere mai lo sguardo dalla strada – Ma non pensate che i nostri siano gli unici drogati di Francoforte. Ci sono tante persone che ogni giorno prendono decisioni importanti sul lavoro, e lo fanno sotto l’effetto di droghe”.

Non deve essere facile fare l’operatore sociale nel Bahnhofsviertel. La strada è violenta, il lavoro è tanto, le risorse sono sempre meno. Soddisfazioni e successi non sono all’ordine del giorno, perché la via d’uscita dalla droga non è semplice da percorrere. A J. chiediamo se qualcuno ce la fa. “Qualcuno”- ci risponde.

Foto: home-page (cc) (cc) itabe/flickr; testo: Hauptbahnhof (cc) Nils Bremer/flickr