Dove vanno a finire le nostre pile?

Articolo pubblicato il 13 aprile 2010
Articolo pubblicato il 13 aprile 2010
Il caso del Portogallo, tra i primi posti in Europa per la raccolta differenziata delle pile. Articolo di Fabio Scetti ) Il Portogallo ha fatto passi da gigante nel riciclaggio delle pile fino a occupare il sesto posto in Europa. E pensare che Ecopilhas, la società responsabile della raccolta di questo materiale, ha cominciato a lavorare solo nel 2004.

Quell’anno sono stati raccolti 8 milioni di pile destinate al riciclaggio. La cifra è raddoppiata nel 2005, nel 2006 ha sfiorato i 17 milioni e nel 2007 c’è stato un incremento del 9% rispetto all’anno precedente. Fino ad allora in tutto il paese erano stati raccolti 41 milioni di pile, inviate poi in Austria, alla Fernwarme Wien, la società che si occupa del riciclaggio delle pile provenienti dal Portogallo. «In media sono stati recuperati circa 14 milioni di pile l’anno, quasi il 13% del totale delle pile e degli accumulatori sul mercato» dice Maria João Caria di Ecopilhas.

Le pile sono rifiuti molto difficili da riciclare perché sono composte da metalli pesanti, come il mercurio, il piombo, il niquel, lo zinco, il cadmio e il litio, pericolosi per l’ambiente e per la salute umana. Una volta buttate nella spazzatura le pile si decompongono e i prodotti di scarto si infiltrano nell’ecosistema acquatico dei fiumi e dei mari alterando la catena alimentare. Quando li assumiamo attraverso l’alimentazione, per effetto della bioaccumulazione, si concentrano nel nostro organismo. Non serve scaricare le pile senza averle prima trattate e neanche l’incenerimento è una buona soluzione. «Il riciclaggio è la soluzione migliore per una gestione sostenibile di questi prodotti al termine del loro ciclo di vita, sia dal punto di vista ambientale che economico - aggiunge Maria João Caria - le pile vanno raccolte separatamente dagli altri rifiuti urbani per consentire un trattamento specifico dei metalli pesanti». È vero che il trattamento delle pile è altamente complesso, sia per il tipo di materiale sia per la distribuzione e il montaggio dei componenti. Dato che in Portogallo non ci sono strutture attrezzate per questo trattamento le pile vengono spedite all’estero in impianti appositi. Alla fine degli anni ’90 la Quercus-ANCN è stata incaricata della raccolta delle pile. Insieme all’Istituto dei Rifiuti e con l’appoggio del Ministero dell’Ambiente, ha poi contattato la Citron di Le Havre (Francia) che procedeva al riciclaggio: sono state le prime spedizioni transnazionali di pile destinate a essere riciclate in un paese diverso da quello della raccolta. Dopo il 2004 Ecopilhas è stata incaricata della raccolta delle pile e i materiali di scarto hanno cominciato a essere spediti in Austria. Jooliree La legislazione portoghese inizialmente prevedeva solo la raccolta obbligatoria delle pile e degli accumulatori più pericolosi. Con l’entrata in vigore del decreto n°62/2001, per alcuni dei modelli più pericolosi è stata vietata la commercializzazione e contemporaneamente è stata incentivata la raccolta differenziata e i riciclaggio di tutte le pile e gli accumulatori, ricaricabili e non.

In Portogallo sono i consorzi comunali, i sistemi multi - municipali, gli ipermercati e i supermercati a contribuire maggiormente alla raccolta, con circa il 40% del totale delle pile raccolte. Ecopilhas ha la responsabilità di sistemare negli eco punti i raccoglitori per le pile, i pilhões, e di raccogliere poi le pile nei consorzi comunali e nei sistemi municipali. A Lisbona ci sono 700 pilhões. «In tutta la città sono stati raccolti circa 2000 kg di pile nel 2003 e ben 20000 kg nel 2007» afferma Deolinda Revez, ingegnera ambientale della Camera di Commercio di Lisbona. Sia nella capitale che in provincia i cambiamenti sono stati enormi e il Portogallo si è aggiudicato il sesto posto fra i paesi europei dopo Germania, Austria, Belgio e Francia, quasi tutti con almeno 10 anni di raccolta differenziata di pile alle spalle.

Foto 1: Aztore (Flickr) - Foto 2: Jooliree (Flickr)